Beatrice Pediconi – Nude – Installation View First room – ph. Giorgio Benni
Beatrice Pediconi – Untitled small #12, 2019, 66×50 cm

Nude è la terza personale di Beatrice Pediconi alla galleria z2o Sara Zanin; la mostra, che, dopo cinque anni, segna il ritorno dell’artista in Italia, è curata da Cecilia Canziani e presenta al pubblico un ensemble di nuovi lavori, prodotti in parte in Italia, in parte a New York, dove Pediconi vive e lavora da ormai 11 anni.
Nella pratica artistica di Pediconi è ben presente, sin dalle precedenti mostre – tra le altre, la personale nel 2013 alla Collezione Maramotti e la partecipazione alla rassegna Cinema Ephemera presso la Brooklyn Public Library di New York – una tensione costante verso lo spazio e le sue potenzialità immanenti.
È in continuità con questo aspetto che le opere della serie Untitled – da intendersi come il risultato di una ricerca trasversale impegnata a sviluppare media differenti spaziando dal video, alla pittura, passando per la fotografia – dimostrano un interesse specifico verso una declinazione immersiva delle tecniche, ribadendo la centralità di un approccio processuale al lavoro. La serie Untitled – un ampio corpus di opere su carta tagliata a mano di diversi formati, realizzate mediante la tecnica dell’emulsion lift – possiede un potenziale generativo che discende direttamente dalla capacità di raccordare il percorso artistico condotto sino a questo punto.
Realizzate a partire da una tecnica peculiare che consiste nell’immersione in acqua di ampi fogli da acquarello di carta Arches 360 gr, su cui l’artista imprime, lavorando con pennelli, mani e movimenti, le emulsioni fotografiche ottenute ritagliando alcune Polaroids realizzate in precedenza – esse documentano un’attenzione specifica a restituire una marcatura che è il risultato di un processo di sedimentazione nel tempo di una prassi fatta di sottrazione e riduzione .
Il titolo Nude testimonia, in continuità con la selezione dei lavori proposti, una dichiarazione d’intenti ben precisa, è quasi uno statement che in forma non scritta fa da cassa di risonanza alle opere attraverso le tre sale della galleria.

Beatrice Pediconi – Nude – Installation View Third room – ph. Giorgio Benni
Beatrice Pediconi – Nude – Installation View Third room – ph. Giorgio Benni
Beatrice Pediconi, Untitled – small #15, 2020, 66×50 cm

Nella prima sala, Diario di un tempo sospeso, l’installazione di 43 piccole emulsion lift, narra di un tempo e di una gestualità ripetute con costanza; posti l’uno accanto all’altro a significare un insieme – l’artista ha realizzato questi lavori durante la permanenza obbligata in Italia, in occasione del primo lockdown -, i disegni tracciano un alfabeto minimale in cui lo scorrere del tempo è accompagnato dalla continuità del gesto e, con essa, del segno che si sussegue quasi si trattasse di una scrittura istintuale e costante, ripetuta nel tempo e organizzata per essere consegnata interamente nell’istante in cui si manifesta.
Lavori su carta di medie e grandi dimensioni si susseguono nelle altre due sale della galleria, testimoniando una scelta accurata nel display e un ricercato equilibrio nel porre un rapporto dimensionale tra lavori e spettatore; le carte di più grande formato sono quasi poste in rapporto 1:1 con chi le affronta osservandole; esse campeggiano sulla parete assumendo la consistenza vibrante di un corpo, mostrando tutte le increspature del passaggio dell’acqua sulla carta, librando nello spazio e staccandosi dalla parete.
Compare così un forte elemento performativo, che si esercita non soltanto nell’atto di ritagliare le emulsioni da lavori precedenti – con un approccio iconoclasta che non ha timore di esercitarsi verso se stessi in vista di una rigenerazione a venire – ma che si esprime anche in un coinvolgimento costante dell’artista nel processo, un corpo a corpo stringente con i materiali e i procedimenti per formalizzare i lavori. In queste opere c’è un tempo esistenziale che si affianca, quasi sovrapponendosi, allo spazio e ai contenuti di memoria, ovvero alle tracce sensibili che irrimediabilmente si imprimono sulla superficie delle cose.
Il segno minimale, l’astrazione apparente delle forme, sposano il candore del materiale: un abbecedario di gesti, movimenti filiformi e ampi andamenti circolari si staglia sulle carte porose lasciate libere dalla cornice, a disegnare uno spazio in cui tutto è punteggiato dai segni depositati sulla superficie. Il ritmo diviene allora una costante di tutta la mostra, in cui si alternano lavori di medio e grande formato – che fronteggiano la parete e lo spazio, senza alcun timore – con lavori di formato più ridotto, compreso un libro d’artista, Notebook One, composto di 12 disegni in dialogo con l’intera serie. Sottili e resilienti questi segni circoscrivono lo spazio, lo scandiscono e accompagnano, ritmandolo circolarmente di punteggiature.
Perdita, frammento, traccia, trasformazione: i lavori in mostra raccontano della parabola, personale e collettiva, dell’ineffabilità del ricordo e del passato. I segni impressi sulla superficie delle carte, come marcatori di uno spazio vuoto, sublimano il passato, lo trasformano, ci restituiscono i diari di un racconto intimo in cui il ricordo messo a nudo accoglie le vestigia di un’esistenza che si rivela nella sua fragilità. 
Come era solito affermare Robert Ryman “I don’t abstract from anything.…I am involved with real space, the room itself, real light, and real surface” allo stesso modo il lavoro di Beatrice Pediconi, che indubbiamente mutua alcuni elementi di continuità con il lessico concettuale e minimale, elabora una sintassi dell’insieme che spazializza il tempo in un fluire ritmato dal gesto. 

Beatrice Pediconi – Nude – Installation View Third room – ph.Giorgio Benni
Beatrice Pediconi – Nude – Installation View Third room – ph.Giorgio Benni
Beatrice Pediconi, Untitled – small #4, 2019, 66×50 cm
Beatrice Pediconi – Nude – Installation View Third room – ph.Giorgio Benni