Giuseppe Stampone
 Giuseppe Pietroniro e dettaglio dell’opera di Francesco Arena
 Marco Raparelli
 Silvia Camporesi
 Michele Bazzana
 Luana Perilli
Elisa Strinna
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Ai dieci artisti invitati alla mostra Extra Spirito – a Palazzo Baldassini, Istituto Luigi Sturzo a cura di Valentina Ciarallo – è stato dato un tema: prendere spunto da tre concetti fondamentali: memoria, identità e futuro. Difficilissimo mi sembra affrontare questo terna di abissali concetti, senza contare che il luogo della mostra, non è da meno come profondità, complessità e pesantezza. Basti pensare che l’edificio cinquecentesto – opera di Antonio da San Gallo – ha ospitato papi e regnati, è stato decorati da allievi del Raffaello, da Perin del Vaga e Giovanni da Udine ecc… scorrendo tra i secoli giungiamo a metà ‘900 quando diventa sede dell’Istituto intitolato a Luigi Sturzo (nel 1900 fu visto tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana). In soldoni per dire la ‘responsabilità’ che questi artisti avevano sulla spalle.
Non sono molto avezza a vedere mostre d’arte contemporanea in luoghi così connotati e altisonanti. La prima sensazione è stata quella di guardare e ammirare l’indubbia bellezza del palazzo. Inevitabile che il tutto ‘soffocasse’ le opere che, povere, ce la mettevano tutta per farsi largo…
Chi con molta ironia è riuscita nell’intento – a mio avviso – è senza dubbio Marco Raparelli che prendendo a prestito la storia (vera) di un elefantino albino – che scorre lungo una decorazione tra le arcate del cortile – che inscenare un suggestivo gioco di ombre cinesi in moviment che raccontano, per sommi capi, la storia dell’elefantino.
Nella sala principale le opere di tre artisti. Giuseppe Pietroniro mi racconta che dovendo lavorare su un archivio, gli è venuto in mentre di ‘pescare’ dei documenti. Detto fatto.. ha preso una lunga canna da pesca e l’ha appoggiata, tesissima, sul parete a sostenere l’immagine di un caschè.
 Torna nella cucina dei nonni Francesco Arena che, per la mostra presenta una serie di libri della bibioteca del nonno democristiano che, posti in piedi, delimitano appunta la pianta della loro cucina.  “Era una famiglia di demoscristiani, cattolici poco praticanti, però era gradito che io e mio fratello più piccolo. la domenica andassimo a messa aò mattino alle 10.”
Silvia Camporesi ha compiuto una lunga ricerca sugli archivi dell’Istituto per selezionare una serie di testate giornalisteche. Su queste testate, ha intagliato delle forme geometriche tridimensionali. “La carta bidimensionale lascia spazio ad una terza dimensione fisica, strutturale.”
Michele Bazzana lavora sulla tensione degli elementi: un centrino, un tavolo, delle assi, un morsetto. Opera composta che dovrebbe sintetizzare “l’equilibrio tra stato sociale e stato politico che sSurzo la cercato che alimentare. in particolari momenti storici.
Luana Perilli segue una formica regina mentre fonda una nuova colonia/società. Nel video la formichina che vaga qui e là; un sonoro in inglese tratto da un documentario della General Motoros del 1940. Nostalgico Giuseppe Stampone che ‘crea un laboratorio di idee utopiche’. Vedo delle copertine di riviste tipo FlahArt ridisegnate con la faccia di Marx, Lenin ecc.
Non ho capito molto bene l’intervento di Alessandro Ciconia sulle interviste ad alcune persone su un’imminente rivoluzione. Anche il video di Nicola Pecoraro, non mi sembrava molto ‘centrato': un breve loop in cui si vede della materia liquida che si disfa o bolle.. Non ho capito.
Un pò didascalico l’intervento di  Elisa Strinnache ha posto su un scansia dei simboli della libertà come la testa di Pericle o Statua della Libertà a NY, e ha posto la scritta ‘For Sale’.

 Marco Raparelli, Giuseppe Pietroniro
Francesco Arena, Silvia Camporesi