• Cherry Lill, Cinquantasei, 2016, 56 gessetti bianchi su mensola in mdf , photo credit Stefano Maniero, courtesy P420, Bologna
  • La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Stefano Maniero, courtesy P420, Bologna
  • La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Stefano Maniero, courtesy P420, Bologna
  • La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Foto Faber, courtesy P420, Bologna
  • La Grandezza delle mani, installation view, photo credit Foto Faber, courtesy P420, Bologna

Fino al 30 luglio, la galleria P420 ospita La Grandezza Delle Mani: una mostra collettiva – a cura di Lelio Aiello e Massimo Marchetti – che raccoglie una selezione di allievi del biennio specialistico di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Come ci racconta Lelio Aiello nell’intervista che segue, il progetto fa parte di un programma di ampio respiro che coinvolge realtà ed istituzioni pubbliche e private come Istituzione Bologna Musei, Associazione Gallerie d’arte Ascom di Bologna, Pinacoteca Nazionale ecc.

Per questo appuntamento alla P420, gli artisti-studenti coinvolti sono Francesca Bertazzoni, Gerardo Brentari, Edoardo Ciaralli, Gianni D’Urso, Mimì Enna, Marco Fontichiari, Luca Lo Giudice, Floriana Mitchell, Flavio Pacino, Giulia Poppi, Lucrezia Roncadi, Liao Yingze e Noemi Bigelli.  Gli studenti hanno avuto la possibilità confrontarsi con l’artista Paolo Icaro. Nel corso di vari incontri i giovani artisti hanno iniziato a elaborare dei progetti ragionando attorno ai temi principali della ricerca di Icaro, quali il rapporto tra spazio e corpo, la misurazione e l’autobiografia.

Segue l’intervista con Lelio Aiello —

ATP: Come è nato la sinergia tra l’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’Associazione Gallerie d’arte Ascom di Bologna e la galleria P420?

Lelio Aiello: Si tratta in realtà di un progetto molto ampio dell’Accademia di Belle Arti di Bologna intitolato OPENTOUR, l’appuntamento di fine anno, voluto dal nostro direttore Enrico Fornaroli, con cui l’Accademia apre le proprie porte alla città “invadendone” i suoi numerosi spazi artistici, grazie alla collaborazione con realtà ed istituzioni pubbliche e private (Istituzione Bologna Musei, Associazione Gallerie d’arte Ascom di Bologna, Pinacoteca Nazionale etc.). L’intento è quello di mostrare al pubblico bolognese, ma non solo, le produzioni artistiche e le ricerche che si sviluppano nei diversi percorsi di studio dell’Accademia. La galleria P420 fa parte dell’associazione gallerie d’arte Ascom e ha aderito a questa manifestazione ospitando il progetto espositivo curato da me e Massimo Marchetti.

ATP: Quali sono le finalità di questo progetto che mette, per la prima volta, degli studenti a confronto con uno spazio espositivo professionale?

LA: L’intenzione è quella di dare la possibilità agli studenti meritevoli di entrare nel circuito professionale dell’arte. Il principio di fondo su cui è impostato il progetto è che se vuoi fare l’artista devi sapere come muoverti all’interno del sistema dell’arte, e questo significa tenere conto di tutta una serie di aspetti pratici come il trasporto, l’allestimento, il valore economico dell’opera, ma anche di cose apparentemente meno importanti, come scrivere una didascalia o una sinossi. In Accademia sono questioni che purtroppo spesso si trascura di approfondire, ma credo che apprenderle sul campo sia anche meglio. Con Alessandro Pasotti e Fabrizio Padovani della P420 stiamo infatti svolgendo degli incontri per gli studenti che espongono nella loro galleria mirati proprio a farli riflettere su queste problematiche. Naturalmente, poi, per le stesse gallerie questo progetto può essere un’opportunità per individuare giovani artisti interessanti e iniziare a seguirne il lavoro.

ATP: Entrando nel merito della mostra ‘La grandezza delle mani': con quale criterio tu e Massimo Marchetti, avete elaborato e gestito il lavoro degli artisti-studenti?

LA: Sono stato io a coinvolgere Marchetti nel progetto per la fase curatoriale. Massimo conosce i nostri studenti e spesso li coinvolge in progetti espositivi. “La grandezza delle mani” è in pratica l’esito finale del mio corso con gli studenti del biennio di Arti Visive, e quest’anno abbiamo lavorato fin dall’inizio in funzione della mostra. Gli studenti sono partiti da una riflessione sul lavoro di Paolo Icaro, che ha partecipato al progetto attivamente e che abbiamo incontrato in due occasioni. La prima volta è stata a gennaio in Accademia, nel seminario di incontri “ren.con.tre” che si tiene annualmente in Aula Magna, quando Icaro ha ampiamente parlato del suo lavoro. Poi, all’inizio di maggio, abbiamo ricambiato il favore andando questa volta noi da lui, che ci ha invitati a trascorrere una giornata in riva al mare nei pressi del suo studio e, seduti su alcuni scogli, abbiamo dialogato per più di quattro ore sul senso dell’arte, sulla questione dell’identità di ognuno e sui progetti. È stato un momento molto intenso che ha ispirato alcuni lavori in mostra. Durante il corso poi, oltre a seguire i progetti insieme a Massimo Marchetti, ho ospitato in due giornate diverse il critico Davide Ferri, curatore insieme a Cecilia Canziani della mostra di Icaro alla P420, e l’artista Marcello Tedesco. Il risultato è quello che abbiamo esposto in galleria.

ATP: Perchè la scelta di questo suggestivo titolo?

LA: Perchè rimanda sia al concetto di misura del corpo, esplorato da Icaro nel suo lavoro, che all’importanza delle mani nel “fare” artistico, un atto che è anche di natura concettuale. 

ATP: Gli artisti hanno avuto la possibilità di confrontarsi e approfondire la ricerca di Paolo Icaro. Come questo artista ha influenzato, o meglio, ha istruito, gli studenti?

LA: Paolo Icaro, oltre ad essere uno dei più bravi artisti della sua generazione, è caratterialmente portato alla trasmissione verbale, e per quanto mi riguarda lo giudico un Maestro nel senso più alto della parola. Non ti dice cosa devi fare o come lo devi fare: ti parla del nocciolo della questione dell’arte da quando è nata, della sua essenza, e quindi, più che influenzarti o istruirti, cerca di trasmetterti il virus dell’arte.

La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Stefano Bazzano, courtesy P420, Bologna

La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Stefano Bazzano, courtesy P420, Bologna

La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Foto Faber, courtesy P420, Bologna

La Grandezza delle mani, installation view , photo credit Foto Faber, courtesy P420, Bologna

Altre mostre Opentour 2016 e presso la Manifattura delle Arti

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NEIGHBOURS VOL.V
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LOCALEDUE
BAZZAR
un progetto di Preliminary Group
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ARTFORUM
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GALLERIA STEFANO FORNI
Segno rivelato
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Mimì Emma, Senza titolo(NO SMOKING), 2016,  installazione ambientale , photo credit Stefano Maniero, courtesy P420, Bologna

Mimì Enna, Senza titolo (NO SMOKING), 2016, installazione ambientale , photo credit Stefano Maniero, courtesy P420, Bologna