• Outer Space - FutureDome, Milano 2017
  • FuturDome, Milano 2017
  • Pierre Clement - Ultrastudio (Pescara)
  • Portal, installation view, works by Diego Gualandris, Marco Ceroni, courtesy Current, 2016
  • Tile Project Space, Giovanni Oberti, LAGHI DI ACETO, 2016 - Courtesy Tile Project Space @ Floriana Giacinti
  • Lucia Cristiani, This will fix you, t-space - photo t-space, Milano
  • Forms of Formalism - MEGA, Milano
  • Anna Franceschini Display number 1 - MEGA, Milano
  • © Le Dictateur
  • © Le Dictateur
  • Valerio Nicolai, Trasformazione permanente di un mago in formica, Installation view, courtesy of the artist and Treti Galaxie, 2016, foto: Sebastiano Pellion Di Persano
  • Michele Gabriele e Alessandro Di Pietro, Tiziano e Giorgione, Installation view, courtesy of the artists and Treti Galaxie, 2016, foto: Marco Cappelletti
  • Romeo Rameo, Fire Polenta exhibition view, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna, 2016-2017. Coutesy: the artist
  • Gelateria Sogni di Ghiaccio, view of the space. Photo credit: Stefano Bazzano
  • Installation view, Andrea De Stefani, Nocturama, Almanac Inn, Turin.
  • Installation view, Maria Gorodeckaya, You forgot numbers in my notes, travelled seas through my body, through my veins, run through my blood, at the pace of a good runner, Almanac, London
  • Vinci/Galesi (Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi), MUTABIS, 2016 - Site Specific (Scicli)

Quella che inaugurerà il 27 marzo nella sede espositiva FuturDome è la terza esperienza espositiva, dopo Imitatio Christies #partoftheprocess7, inaugurata un anno fa, e The Habit of A Foreign Sky, aperta lo scorso settembre e incentrata  sulla disposizione di alcuni artisti italiani ad abitare “un cielo straniero, un cielo contrario”. Ora, protagonisti di Outer Space sono una selezione di spazi indipendenti italiani. Curato da Ginevra Bria – con la direzione artistica di Atto Belloli Ardessi – questo progetto presenta un percorso curatoriale attraverso progetti inediti, come occasione di incontro con il pubblico e nuove forme di collezionismo. Outer Space è iniziato – ed è tuttora ‘in corsa’ – da una campagna di crowdfunding in collaborazione con la piattaforma beartonline.com, azione che per molti versi sia l’interesse del potenziale del pubblico, sia il grado di coinvolgimento che un progetto del genere può innescare nella comunità artistica.
Nella lunga intervista che segue Ginevra Bria e Atto Belloli Ardessi ci raccontano il motivo di molte scelte, citano esperienza passate italiane e straniere – Zurich Art Space Guide, The Future is Self-Organized a Limerick, Artissima Lido a Torino -, affrontano le motivazioni di lanciare una campagna di crowfunding, spiegano quali sono stati i criteri con cui hanno scelte le realtà indipendenti selezionate: Project space selezionati: Almanac (Torino), Agreements To Zinedine – ATZ (Milano), Current (Milano), Gelateria Sogni di Ghiaccio (Bologna), Le Dictateur (Milano), Site Specific (Scicli), T-Space (Milano), Tile Project Space (Milano), Mega (Milano), Treti Galaxie (Torino) e Ultrastudio (Pescara).
L’obbiettivo, molto chiaro e decisamente forte: “indagare il ruolo di artist-run space e curator-run space italiani per presentarne una panoramica diffusa, contagiosa e finalmente lucida su pratiche, ricerche e approcci dedicati”.

Segue l’intervista —

ATP: Da alcune settimane è partita la campagna di crowdfunding per l’ambizioso progetto Outer Space, ospitato negli spazi di FuturDome. Mi raccontate com’è nata l’idea iniziale di questo progetto? Quali sono state le urgenze che avete affrontato agli inizi?

Ginevra Bria / Atto Belloli Ardessi: Outer Space è un progetto sfidante, di confronto, una prova. In termini di ambizione, il nostro unico desiderio è quello di poter rendere un palazzo di duemila metri quadrati un’estensione, un milieu per le sensibilità delle avanguardie contemporanee.
FuturDome nasce da un progetto di riqualificazione che ha impiegato quasi dodici anni per risalire alle proprie origini, all’eleganza intatta del 1913. La storia dell’edificio non era più nemmeno lontanamente trasmissibile e non rappresentava una priorità.
Grazie al supporto di aziende all’avanguardia nel settore edilizio, come Knauf, e di un esperto restauratore come Eros Zanotti, abbiamo mappato i decori, sanato parti in decadimento e valutato interventi che rendessero l’edificio splendido, ma non dotato di una complessità artificiale, apposta. Abbiamo sempre lavorato con grande rispetto dell’impianto architettonico, del registro storico e dell’insieme decorativo, per poterlo tornare a vedere così come appariva durante gli anni Quaranta. Quando i futuristi dell’ultima generazione si riunivano per sperimentare, per trovarsi, per conoscersi e per progettare interventi che sono poi convogliati, nel 1959, nella fondazione di Isisuf – Istituto Internazionale di Studio sul Futurismo e nelle sperimentazioni della Poesia Visuale, della Poesia Concreta dell’Arte Cinetica.
In FuturDome stiamo per dare vita alla terza esperienza espositiva, nel palazzo, a un anno esatta di distanza da Imitatio Christies #partoftheprocess7 (8 aprile 2016), curato da Zero…. Fin dagli inizi di questa riapertura abbiamo voluto immaginare, o meglio, stabilire l’edificio come un luogo all’interno del quale non solo ogni singolarità artistica fosse in grado di trovare il proprio spazio espressivo, ma che qui potessero confluire collettività, comunità. Siamo alla ricerca di emersioni, di legami visibili, tra arte, cinema, grafica, fotografia, architettura, video, performance e anche design. Grazie alla loro conformazione, gli appartamenti di FuturDome permettono di ritrovare un’unità mantenendo intatte le difformità che caratterizzano ambiti di ricerca distinti, in rapporto tra loro ma uniformemente singolari, talvolta apolidi. Nell’arte contemporanea, spesso, le comunità disperse sono giacimenti della memoria del futuro, incarnano il nostro territorio mentale, identificandosi con l’antologia di sensibilità dalla quale il sistema dell’arte, composto da mercato e istituzioni, assorbe energie.
Dopo aver assistito a progetti, tra gli altri, come la Zurich Art Space Guide, oppure The Future is Self-Organized a Limerick, nonché ad Artissima Lido, abbiamo ritenuto che anche a Milano, fosse necessario presentare una mostra curata, totalmente inedita, dedicata a riunire in dialogo dieci spazi indipendenti italiani e a presentare alcuni progetti speciali che le unissero.
L’urgenza è quella di indagare il ruolo di artist-run space e curator-run space italiani per presentarne una panoramica diffusa, contagiosa e finalmente lucida su pratiche, ricerche e approcci dedicati ad aderire ad una sfida, al rivelarsi di alcuni, selezionati, spazi indipendenti di ultima generazione. Vorremmo che Outer Space rappresentasse una vista in movimento su realtà che non solo si auto-sostengono e si auto-organizzano, ma che lavorano nel profondo, con assoluta certezza, credendo e lottando contro disfattismi e disgregazioni, senza sosta. Sorgenti di una programmazione ben delineata, generativa ed esplorativa, pronti ad esistere sperimentalmente, piuttosto che a far parte di sagome, di mosaici, di immagini fisse su entità, per antonomasia, in evoluzione.

ATP: Oltre alla necessità di raccogliere fondi, le campagne di crowdfunding, servono anche per un secondo fine: verificare quanto il progetto interessi un pubblico vasto, pronto a finanziare, anche se con pochi euro, un progetto valido. Qual è il vostro pensiero in merito? Perché una persona dovrebbe finanziare Outer Space?

GB / ABA: Si tende spesso a far coincidere la bontà di un progetto con il suo indice di gradimento virtuale o con la sua capacità quantitativa di riscuotere consensi, di attrarre investitori, attraverso una campagna di crowdfunding online. Ma quasi sempre il successo di pubblico, di critica e l’alta innovatività dell’evento non bastano a risvegliare i portafogli online di chi decide di sostenerli. In numerosi casi, le due dimensioni, i due pubblici di riferimento, quelli virtuali e quelli più prossimi al progetto, si incontrano, vengono a coincidere e allora accade la magia, la corsa alla ricerca, l’obiettivo di finanziare completamente un vero tesoro, per poi vederlo compiuto, o meglio, collettivamente adempiuto.
Le piattaforme online per il crowdfunding per l’arte sono molteplici, ma vanno selezionate con grande cautela, seguendo l’angolatura corretta. E forse, alla fine, il vero segreto per impostare un’ottima campagna risiede -ma è solo un’ipotesi- nella rete di soggetti che si riescono a individuare e a richiamare; risiede nel ritrovare grandi fautori ai quali arrivare con immediatezza o che si riescono a smuovere offline, nella realtà; il segreto sussiste nella capacità personale, di chi promuove la campagna, di risvegliare in coraggiosi e anche in titubanti visionari sensibilità imprescindibili, di saperli includere e responsabilizzare nei confronti di un’idea che vale, ben oltre le ricompense offerte. Quando abbiamo iniziato a concepire una campagna di crowdfunding abbiamo dovuto soppesare l’intera molteplicità dei costi che avremmo dovuto sostenere, per poter lavorare con serenità al progetto (variabili che vanno dall’ospitalità per gli artisti, al catalogo, al ripristino banalissimo dei fori alle pareti), ma comunque impostando una scala di priorità. Poi abbiamo dovuto prendere un lungo respiro e renderci trasparenti, consapevolmente folli, liberamente fieri di lavorare senza supporti istituzionali, così come gli spazi indipendenti che abbiamo selezionato. Coscienza delle proprie economie e portata politica di una mostra sono sempre due volti dallo stesso sguardo. Fino ad oggi, chi ha aderito alla nostra campagna lo ha fatto perché informato personalmente di Outer Space. Da artisti, a collezionisti, a giornalisti, a curiosi, ad aziende come BeAdvisors che ha deciso di supportare anche solo con un riscontro simbolico la prima mostra dedicata a mettere realmente in contatto il futuro della contemporaneità dell’arte visiva con chiunque decida di approfondirla, oppure di incontrarla per la prima volta. Per questo motivo abbiamo deciso di istituire, ad esempio, gli Special visiting tour, a cura di Diego Bergamaschi, così come di dotare la mostra di visite curatoriali: per portare Outer Space a conoscenza, per creare ambiti di apprendimento, di rilettura e non di mera mappatura delle attività degli spazi coinvolti. La parte prefissata che raccoglieremo attraverso la campagna di crowdfunding sarà comunque solo una parte delle reali spese di produzione della mostra.

Jonathan Vivacqua - Ultrastudio (Pescara)

Jonathan Vivacqua – Ultrastudio (Pescara)

ATP: Entrando nel merito della mostra, Outer Space è presentata come una mostra dedicata ai project space italiani tra i più attivi. Ci raccontate come avete selezionato le dieci realtà presenti?

GB / ABA: Siamo necessariamente partiti da Milano, avendo imparato a conoscere nel tempo le realtà indipendenti che sono emerse negli ultimi quattro anni e che la caratterizzano, per poi arrivare fino a Scicli, in Sicilia, con artisti che avevano, anche transitato, lavorato a Milano. Ci siamo resi conto che ogni città, da Bologna a Pescara, da Torino a Scicli stessa provoca e modella gli spazi indipendenti che nascono nelle potenzialità interstiziali del fare, del promuovere la cultura. Fin dall’inizio, il numero di spazi coinvolti è stato limitato a dieci, per due motivi: fisicamente, a livello architettonico, in FuturDome, dieci spazi, dieci ambienti sono un numero necessario per non disperdere installazioni, interventi, ambienti e opere all’interno dell’edificio (vd. The Habit of A Foreign Sky e i dieci artisti selezionati). Inoltre a livello di storia recente, abbiamo voluto vagliare spazi che avessero comunque formulato o impostato una programmazione quanto più possibile lineare, strutturata, nonostante la fondazione recentissima. Abbiamo avuto, fin da subito un riscontro positivo immediato, premuroso e sempre entusiasta, da parte di tutti gli spazi invitati. Ma siamo consapevoli, ogni giorno di più, dell’enorme sforzo, a livello di energie e di impegno che, tanto Almanac, quanto Current, così come Mega, Tile, T-space, ma anche Tretie Galaxy, Ultra Studio, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Site Specific proprio allo stesso modo di Le Dictateur e ATZ stiano compiendo. E’ la prima volta che la loro ricerca, i loro metodi esplorativi verranno portati in un’agorà, in un luogo integro, di dialogo e di confronto. Ogni unicità sta per essere accolta, rispettata e trasmessa, comunicata con grande equilibrio. Per questo motivo Outer Space si è dotata di un secondo trait d’union: si tratta dell’ambiente curato da ATZ, Agreements to Zinedine: nel loro appartamento sarà possibile entrare in un’area sperimentale, ma anche di approfondimento nella quale tutti i contenuti degli spazi potranno essere consultati attraverso cataloghi e pubblicazioni prodotto dai project space e messi a disposizione, a seconda delle funzionalità delle stanze nell’unità abitativa.

ATP: In che senso i project space selezionati si fanno anticipatori rispetto al mercato dell’arte e in che modo,  a vostro parere, “riempiono un vuoto” tra le istituzioni e le gallerie provate?

GB / ABA: I dieci spazi indipendenti di ultima generazione (fondati a partire dal 2012) chiamati a partecipare ad Outer Space, ovviamente, non ambiscono ad esaurire in una sola mostra, in un unico rilevamento espositivo l’intera planimetria degli space project del nostro difficilissimo Paese. Piuttosto, proprio come suggerisce il titolo Outer Space, la mostra propone un’avanscoperta dedicata a sviluppare alcune sinergie condivise, per artisti visuali e curatori emergenti; incoraggiando lo scambio, emancipando il discorso sull’arte non istituzionalizzata e le narrative che le appartengono, attraverso progetti inediti e collaborazioni che possano indirizzare nuove produzioni. I territori espressivi degli artist-run space e dei curator-run space dispongono di una libertà tale da poter rappresentare un agente costante di trasformazione culturale, tanto all’interno delle arti visive quanto all’interno della società. I modelli di spazi indipendenti e il loro ethos rappresenta, per Outer Space un esempio di organizzazioni non-gerarchiche, di approcci non commerciali che producono interazione con la cultura delle nuove avanguardie, quelle esplorazioni in grado di sovvertire l’ordine tra chi fruisce e chi realizza l’arte. Gli spazi indipendenti, non solo in Italia, ma anche in Europa giocano un ruolo vitale nel supportare pratiche di artisti agli inizi delle loro carriere e spesso, territorialmente, hanno il compito-chiave di portare l’arte, il collezionismo in luoghi dimenticati o non centrali di aree urbane. Outer Space è un titolo che, da questo punto di vista, si presenta come un possibile, ma rigoroso punto di riferimento, dedicato a coloro che ritengono esistere uno spazio profondo tra sistema delle accademie, rete di istituzioni museali –pubbliche e private- e mercato dell’arte.

Cosa Vedi - Vinci/Galesi (Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi) - Scicli 2013 - - Site Specific (Scicli)

Cosa Vedi – Vinci/Galesi (Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi) – Scicli 2013 – – Site Specific (Scicli)

ATP: “Ognuna delle realtà ospitate si contraddistingue per un pensiero, un approccio alla curatela e una linea di studio molto precisi.” Mi fornireste alcuni esempi che caratterizzano, in modo così forte, le realtà selezionate per Outer Space?

GB / ABA: Outer Space è un’espressione utilizzata in astronomia per indicare lo spazio profondo. Quel vuoto cosmico esistente tra i corpi celesti, esplorati e non, inclusa la Terra. La moderna teoria dell’esistenza di un outer space, invece, si basa sulla cosmologia del Big Bang, proposta inizialmente nel 1931 dal fisico belga Georges Lemaître. Questa teoria sostiene che l’universo osservabile trae origine da una formazione molto compatta che da allora subisce un’espansione continua. A partire da quel momento, la materia rimasta dopo l’ampliamento iniziale ha subito il collasso gravitazionale creando così stelle, galassie e altri oggetti astronomici, lasciando dietro di sé un vuoto intenso che forma quello che oggi è chiamato spazio profondo. Il titolo Outer Space è dunque il simbolo di un’approssimazione naturale vicina ad un vuoto perfetto ma che si presenta come traccia di un’assenza parziale.
Questa traccia viene sottolineata e superata, ad esempio, da ATZ – Agreements To Zinedine come agenzia non costituita composta da artisti per artisti; da Almanac come spazio non-profit con sede a Londra e Torino, dedicato a mostrare la varietà delle forme e dei linguaggi dell’arte contemporanea; da Current come piattaforma di condivisione di pratiche e ricerche creata da artisti e curatori; da Gelateria Sogni Di Ghiaccio come luogo espositivo bipartito, caratterizzato da una sezione dedicata allo studio, al lavoro e alla ricerca artistica, e da un’altra dedicata alle mostre, alla collaborazione, alla discussione e alla condivisione; da Le Dictateur dapprima come progetto editoriale e poi, per la prima volta, come spazio espositivo, come project room; da Mega come luogo in cui poter sviluppare e mostrare progetti inediti che altrove non troverebbero collocazione, fra arte, architettura, design, musica, fotografia, editoria e cinema; dalla progettualità di Site Specific come generatore di relazioni con i luoghi, le persone e le realtà circostanti, per divulgare la conoscenza del patrimonio culturale siciliano e stimolare la creazione di nuovo valore; da T-space come una perfetta sinestesia tra l’artist-run space e un laboratorio di ricerca curatoriale; da Tile come una fucina espositiva e di produzione dedicato alla ricerca sull’arte contemporanea italiana e internazionale; da Tretie Galaxy come art project senza una sede fissa che ricerca di volta in volta lo spazio migliore per adattarsi al progetto al quale stanno lavorando; e da Ultrastudio come luogo eclettico che basa la sua programmazione sullo sviluppo delle individualità attraverso il format GUEST.

ATP: Una delle peculiarità di Outer Space è mettere ogni project space in relazione con lo spazio fisico di FuturDome, ma anche in stretto dialogo tra di loro. Avendo seguito da molto vicino la gestazione dei progetti che saranno esposti, ci raccontate quali sinergie si creeranno durante le giornate di esposizione? Quali dialoghi percepiremo?

GB / ABA: Per mantenerci correttamente super partes e per non svelare troppo, possiamo affermare, anticipare, a livello generale, che i progetti presentati introdurranno diversi gradi di interazione interna, grazie anche alla conformazione del cortile, collettore fisico che favorirà, tra primo piano e piano -1, conversazioni non solo inter-disciplinari, ma anche intra-disciplinari. Ad esempio: due spazi lavoreranno sulla performance e sono già fisicamente, ma anche programmaticamente in contatto per intrecciare artisti, pratiche e ritmi della messa in atto. Due altre realtà indipendenti lavoreranno sulla potenza simbolica, colonizzatrice e interstiziale delle piante stanno ideando integrazioni tra specie e specie, tra linguaggi botanici. Mentre uno dei dieci protagonisti di Outer Space sta lavorando su una inedita, potentissima modalità di rifrazione dei contenuti delle mostre presenti nelle altre unità. Senza dimenticare visite e ambienti creati per evincere linee ricognitive comuni, oppure agli opposti tra loro.

ATP: Tra le proposte del progetto, anche gli Special visiting tour, curati dal collection specialist Diego Bergamaschi. In cosa consistono?

GB / ABA: Attraverso visite riservate, su invito, per collezionisti emergenti e già noti, Diego Bergamaschi compirà veri e propri passaggi di stato tra gli appartamenti presentando non solo i progetti inediti, ma anche gli approcci e le ricerche formulate dai dieci project space. Abbiamo fin da subito pensato al rigore di Diego Bergamaschi e alla sua assoluta ricerca estetica, da anni sempre più analitica, minuziosa ed estesa allo stesso tempo come caratteristiche perfette per poter fare emergere non solo narrazioni alternative della contemporaneità, ma anche pratiche collezionistiche nascenti, che esulano dai canali consueti del mercato dell’arte, proprio nel momento in cui miart proporrà determinate scelte. Fra gli altri, ATZ, Almanac, Current, Gelateria Sogni Di Ghiaccio, Le Dictateur, Mega, Site Specific, T-space, Tile, Tretie Galaxy e Ultrastudio rimangono soggetti di un sistema che spesso ci ricorda quanto sia necessaria, voluta l’obsolescenza programmata in ogni campo, ma la loro consapevolezza, ci auguriamo, restituisca ai collezionisti una visione, una costruzione autonoma, pensata per un futuro dell’arte che sappia modificare le richieste del mercato, per creare angoli di resistenza, di premonizione nei confronti di possibili paesaggi post-capitalizzati della società e della cultura.

There's lot to learn but so much more to unlearn, works by Nikolas Vamvouklis, installation view, courtesy Current, 2016

There’s lot to learn but so much more to unlearn, works by Nikolas Vamvouklis, installation view, courtesy Current, 2016

Exhibition of the year 2016, t-space - photo t-space, Milano

Exhibition of the year 2016  photo t-space, Milano

Benni Bosetto, Florida 2016 - Installation view - Courtesy Tile Project Space, Milano, Photo Floriana Giacinti

Benni Bosetto, Florida 2016 – Installation view – Courtesy Tile Project Space, Milano, Photo Floriana Giacinti