Oliver Ressler, How is the Air up there?, 2018, digital print, cm 64,5 x 89 (framed), Edition 5+1 AP, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni
Oliver Ressler, Artic permafrost is less permanent than its name suggests, 2019, digital print, cm 82×104 (framed), Edition 5+1 AP, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Testo di Alessandra Caldarelli —

Il progetto della sua seconda personale negli spazi di The Gallery Apart a Roma era pronto a inaugurare un anno fa, a marzo 2020, proprio qualche giorno prima dell’inizio del lungo lockdown che avrebbe costretto a casa tutti i cittadini italiani. Riuscendo ad immaginare quello che stava per accadere di lì a poco, artista e galleristi hanno deciso di posticipare la mostra di quasi un anno.
Il corpus di opere presentato da Oliver Ressler porta avanti la sua ricerca profondamente legata alla giustizia climatica e ai gruppi di resistenza che lottano contro il processo di distruzione del clima terrestre, che sta incontrando una rapida accelerazione proprio negli ultimi anni. 

Ciò che era difficile immaginare è quanto questo tema avrebbe trovato forte risonanza proprio nei mesi in cui tutto il mondo veniva drammaticamente colpito dalla pandemia da virus COVID-19: nelle lunghe settimane che vedevano numeri di contagi e di morti come protagonisti di ogni testata o telegiornale, gli animali e la natura si riappropriavano dei propri spazi, come a testimoniare ancor più intensamente quanto la presenza e l’intervento dell’uomo potessero essere drammaticamente nocive per l’interno Pianeta.
La realtà raccontata da Oliver Ressler attraverso la fotografia e video – che non sono semplicemente still dei suoi video né documentari, ma fotografie e film che raccontano delle storie con l’incredibile e attraente forza dell’uso dell’immagine, la sua composizione, la sua energia – è una realtà che sembra silente, come se potesse per molti passare in secondo piano secondo la logica secondo la quale quel che accade troppo lontano dai propri occhi non è poi così degno di interesse. Una verità che invece riguarda tutti e dovrebbe interessare anche coloro che si sentono molto lontani da quel mondo reale cui fanno parte. Mentre è in atto una lotta per la sopravvivenza, è necessario che invece di combattere contro il proprio Pianeta ci si schieri con l’obiettivo comune di difenderlo dagli attacchi che ogni giorno subisce.

Oliver Ressler, How is the Air up there?, 2018, digital print, cm 64,5 x 89 (framed), Edition 5+1 AP, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni
Oliver Ressler, In and Against the War on Terra, 2021, installation view at The Gallery Apart (basement), courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Arctic Permafrost is less permanent than its name suggests: il riscaldamento globale è un’emergenza impellente, che parla attraverso lo scioglimento del ghiacciaio perenne ormai tornato a colorarsi di verde. Il ciclo di fotografie How is the Air Up There? del 2018 racconta un intervento di attivisti nella foresta di Hambacher in Germania, la cui occupazione in cima agli alberi ne avrebbe impedito il taglio pianitifcato dalla RWE per lo sfruttamento della lignite. Il processo si sarebbe poi concluso con un’incredibile vittoria da parte dei manifestanti e l’interruzione del disboscamento della foresta. 

Fulcro del progetto è l’installazione video a 6 canali dal titolo Everything’s coming together while everything’s falling apart, ognuno dei quali nati per raccontare delle azioni mirate contro i cambiamenti climatici. Il primo film è ambientato durante la contestazione alla Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Parigi nel 2015; il secondo, riguardante l’azione ‘’Ende Gelände” racconta la disobbedienza civile nelle miniere di lignite in Lusatia; protagonista del terzo film è la cosidettta ZAD (in francese, zona da difendere) ovvero il più vasto territorio autonomo di Europa nato per impedire la costruzione dell’aeroporto di Nantes; il quarto film è dedicato alle azioni del “Code Rood” nel porto di Amsterdam, il secondo al mondo per l’esportazione del carbon fossile; il quinto film testimonia il blocco della miniera di carbone nella Boemia Settentrionale in Repubblica Ceca del 2018; il sesto e ultimo film, prodotto nel 2020 e che doveva essere presentato in anteprima mondiale se la mostra avesse potuto vedere la propria realizzazione un anno fa, segue la realizzazione del Venice Climate Camp, svoltosi durante la Biennale del Cinema di Venezia e che ha visto l’occupazione del red carpet da parte di più di 2000 attivisti per circa nove ore.

Prima di lasciare lo spazio ci si imbatte in una stampa digitale che sembra fare da contraltare all’immagine di mostra, il suo corrispettivo dai colori meno intensi, che forse attira meno l’attenzione se non si sceglie di guardarla da vicino ed è proprio nel contatto ravvicinato che acquista la sua potenza magnetica.
Every round-trip ticket on flights from New York to London costs the Arctic three more square meters of ice: un messaggio inciso nel ghiaccio che colpisce in faccia come un pugno e non lascia scampo. Un messaggio che, come un monito, risuona in testa come un invito urgente all’azione.

The Gallery Apart, Via Francesco Negri 43, Roma
Fino al 23 aprile 2021

Oliver Ressler, Every round-trip ticket on flights from New York to London costs the Artic three more square meters of ice, 2019, digital print, cm 75×104 (framed), Edition 5+1 AP, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni
Oliver Ressler, Red Line Against Fossil Capitalism, 2017/2019, digital print, cm 102 x 76,5 (framed), Edition 5+1 AP, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni
Oliver Ressler, In and Against the War on Terra, 2021, installation view at The Gallery Apart (basement), courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni