Il 2021 al Museo Novecento di Firenze: L’arte va oltre i confini | Racconta il direttore Sergio Risaliti

“L’intenzione è quella di consolidare un programma già avviato, con il primo imperativo di sensibilizzare sempre di più il pubblico. Continuano le grandi mostre di disegno al primo piano del Museo con opere su carta e il focus sulla tematica del collezionismo di Alberto della Ragione”. Sergio Risaliti
19 Aprile 2021
Giulia Cenci, senza titolo, pietraia 2021. Foto Giulia Cenci

Testo di Caterina Fondelli —

È stato recentemente presentato il programma per l’anno 2021 del Museo Novecento di Firenze.
In un momento storico così complicato per tutti settori, quanto più per l’arte e la cultura, questa istituzione cerca di dare un forte segnale di continuità e professionalità.
Lo riferisce lo stesso direttore Sergio Risaliti, il quale arricchisce questo testo con alcuni suoi contributi:“L’intenzione è quella di consolidare un programma già avviato, con il primo imperativo di sensibilizzare sempre di più il pubblico. Continuano le grandi mostre di disegno al primo piano del Museo con opere su carta e il focus sulla tematica del collezionismo di Alberto della Ragione”.
Si inizia con il ciclo DUEL, definito dal direttore stesso “uno dei progetti più affascinati e importanti del museo, che mette in dialogo giovani artisti con opere della collezione permanente”.
Il prossimo appuntamento del ciclo sarà incentrato su Giulia Cenci (Cortona, 1988) che ha scelto di inglobare nel suo progetto di mostra TALLONE DI FERRO la scultura in bronzo di Arturo Martini, Leone di Monterosso – Chimera (1933-35 ca.).
Il secondo evento in programma è dedicato alla riscoperta dei grandi artisti del Novecento presenti all’interno delle raccolte civiche fiorentine, nell’ambito del progetto Etoile. Titina Maselli, Salvatore Ferragamo e il mito di Greta Garbo è la mostra realizzata in collaborazione con il Museo Salvatore Ferragamo e a cura di Sergio Risaliti e Stefania Ricci: nelle sale al secondo piano del museo, una grande tela di Titina Maselli dedicata a Greta Garbo si accompagna ad alcune calzature ideate dallo stilista per la diva hollywoodiana. L’artista romana sarà vera protagonista della primavera fiorentina, con l’esposizione prevista a breve presso la galleria di arte contemporanea Eduardo Secci, sottolineando una sinergia fra le diverse realtà artistiche del territorio. 

A metà luglio troveremo un nuovo appuntamento con Etoile, dedicato stavolta a Vinicio Berti in occasione del centenario dalla nascita. 
Fino al 10 ottobre 2021, si potrà visitare Paradigma. Iltavolo dell’architetto, intitolato GENDER GAP, a cura di Laura Andreini una galleria al piano terra allestita con i progetti e le maquette di 20 architette internazionali. Una riflessione sulla figura professionale delle donne nel mondo dell’architettura che porta avanti, come riferisce Risaliti, “la presenza nell’arte e nell’architettura delle donne che da sempre è al centro degli interessi culturali del museo”.

Ad aprile giungono le considerevoli novità del programma che puntano soprattutto a coinvolgere le nuove generazioni. Sergio Risaliti ci annuncia l’esposizione diChiara Gambirasio (Bergamo, 1996) e la creazione di due atelier in due sale del primo piano, che accoglieranno giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Questi progetti segnano la novità e la linea futura del museo, che affianca così alla sua principale funzione di conservazione, quella di aggiornamento e creazione di una nuova identità attraverso attività di ricerca e formazione. Un’altra importante iniziativa riguarda la pubblicazione della rivista del museo, GONG, con l’obiettivo di dare spazio alla critica militante e agli studi più accademici.

Arturo Martini, La Pisana, 1933 ca, terraglia patinata chiara, Collezione Alberto Della Ragione. Ph crop_©NicolaNeri
Ali Banisadr,Teheran, 1976, UNDERWORLD, 2021, olio su linooil on linen, Courtesy Thaddaeus Ropac London-Paris-Salzburg

Saranno inoltre annunciati i 4 vincitori di WONDERFUL! premio a sostegno di artisti e collettivi under 40, selezionati fra i 290 partecipanti al bando.

L’estate del Museo inizia con Arturo Martini e Firenze a cura di Lucia Mannini e Stefania Rispoli con la collaborazione di Margherita Scheggi e Valentina Torrigiani. La mostra farà parte del ciclo SOLO che, come sottolinea il direttore, “propone il ritratto di grandi maestri del Novecento, un progetto avviato nel 2018 con importanti esposizioni fra cui quelle di Emilio Vedova, Vincenzo Agnetti, Piero Manzoni, Medardo Rosso, Gino Severini, Fabio Mauri e Mario Mafai. SOLO cerca di rispondere alla duplice necessità di costruire nuove narrazioni attorno ad artisti conservati nel museo e integrare il percorso espositivo colmando le lacune che caratterizzano le collezioni civiche fin dalla loro prima costituzione”.

Il seguente filone continuerà in autunno con Leoncillo, mostra curata da Martina Corgnati e Enrico Mascelloni.

Settembre vedrà in primo piano Jenny Saville (Cambridge, 1970)con una sua personale: “Uno dei progetti più ambizioni degli ultimi 10 anni a Firenze. L’artista inglese sfida l’immagine stereotipata che abbiamo del corpo femminile e maschile.  Sono celebri gli ultimi suoi dipinti dedicati a un classico soggetto dell’arte rinascimentale: madre con figlio, ispirati ai gruppi con figure di Michelangelo e Leonardo. Ed è proprio con Michelangelo che la pittrice innescherà un dialogo a Casa Buonarroti, mentre al Museo Novecento sarà presente sia al piano terra che al primo piano, con una serie di dipinti e disegni realizzati negli ultimi anni. Si tratta in realtà di un progetto diffuso nella città, che si estenderà anche a Palazzo Vecchio, al Museo dell’Opera del Duomo e al Museo degli Innocenti: come già accaduto nel recente passato, il museo diventa una sorta di cabina di regia produttiva, che agisce dentro e fuori dalle proprie mura.”

Lo stesso concetto viene sviluppato nei cosiddetti Progetti Speciali OFF, in cui si alterneranno grandi artisti internazionali come Ali Banisadr (1976), di origini iraniane, che vedrà esposte le proprie opere al Museo Bardini e al primo piano di Palazzo Vecchio. Il direttore ci rivela alcune curiosità riguardo l’artista: “Banisadr è un accanito lettore della Divina Commedia e va a restituire due elementi di questo capolavoro letterario: la dimensione quasi apocalittica, a cominciare dalla visione dei gironi infernali, e in seconda battuta il profondo legame fra Dante, l’arte e la filosofia medio-orientale.”

A seguire, sarà la volta di Anj Smith (Kent,1978) con un’esposizione appositamente pensata per il Museo Bardini, costituita da opere recenti e nuove produzioni realizzate durante il lockdown.

Infine, ad ottobre, la mostra Monte Verità, Anarchia, danza e architettura a cura di Sergio Risaliti, Nicoletta Mongini e Chiara Gatti, in collaborazione con Fondazione Monte Verità che ha sede in Canton Ticino. In contemporanea a quest’ultima, la seconda edizione del Festival Match dedicato alle arti performative. 
Questa strutturata programmazione museale è accompagnata dalle preziose riflessioni del direttore Sergio Risaliti sulla città di Firenze, l’arte contemporanea e la crisi che stiamo ancora vivendo.

Jenny Saville, Rosetta II, 2005 – 2006, Oil on watercolour, 252 x 1877,5 cm
Jenny Saville, Arcadia, 2020, acrrylic and oil on linen 200 x 160 cm

Il capoluogo della Regione Toscana deve fare i conti con un’eredità tanto eccellente quanto impegnativa a livello culturale, che talvolta potrebbe risultare un “ostacolo” all’affermazione della contemporaneità in termini artistici. Egli afferma infatti: “gli ultimi tempi sono il risultato di un lavoro iniziato anni fa, quando ancora non si credeva nel ruolo della contemporaneità in città. Esposizioni come quelle di Jeff Koons, Jan Fabre o Ürs Fisher, diffuse in vari luoghi, hanno sicuramente già rotto il ghiaccio in questi termini. È l’immediato futuro ad essere molto importante, Firenze non deve divenire città-vetrina per grandi artisti, rendendo così vano tutto ciò che abbiamo compreso in questi anni. Il patrimonio deve essere esperito in termini educativi e creativi per dare modo alle persone di concentrarsi sulla vita interiore, sull’inconscio, sugli archetipi e non solo su forme esteriori.  Questo potrà essere raggiunto con la presenza di residenze, che dovrà essere più forte e un maggiore sostegno alle nuove generazioni. La città deve essere viva, non andando avanti sulla rendita di posizione o in base alle tendenze più di moda. L’ideale sarebbe raggiungere un equilibrio fra le forze in campo che si bilancino fra loro, con il profitto che non sia preponderante o un turismo basato solo sulla contabilità. C’è bisogno di democrazia culturale per sorreggere la città in questo cambiamento, e il museo svolge questa funzione necessaria, in quanto macchina formatrice nelle democrazie moderne. L’istituzione museale ha una doppia funzione: educazione dei cittadini e luogo di forte attrazione di visitatori stranieri. Deve verificarsi anche qui un bilanciamento fra due direzioni che devono convivere; il ruolo di cabina di regia culturale spetta alle istituzioni pubbliche che devono governare con criteri scientifici e artistici queste due pulsioni.”

Abbiamo poi interrogato il direttore riguardo al modo in cui lui e il suo staff abbiano affrontato, ad un livello anche emotivo ed umano, una pianificazione così ricca e vasta alla luce dei due anni critici che stiamo affrontando: “Al netto delle condizioni morali e psicologiche di questa fase, noi siamo dei professionisti e dobbiamo essere sempre pronti ed ‘allenati’ per poter entrare in gioco. Le mostre e i progetti museali non si programmano in un giorno, ma in mesi e mesi e il museo richiede un lavoro quotidiano. Gli effetti più complessi e duri di cui avremmo contezza nei prossimi anni, saranno perpetrati sulla vita dei bambini e dei giovani adolescenti. La parte più bella di sviluppo della conoscenza a scuola e della prossimità con studenti e professori si sta perdendo e degli effetti ce ne renderemo conto col tempo.

Abbiamo tolto ai giovani la possibilità di poter scegliere se andare a camminare in centro-città per vedere le vetrine o vedere il patrimonio e aggiornarsi sul mondo dell’arte. Soprattutto spiegare che l’arte non è solo un oggetto da mettere su un piedistallo, ma vi è dietro un pensiero, un modo di approcciarsi alla realtà. Ci siamo ritirati sui social stressando in una direzione virtuale l’esperienza diretta con l’arte e il suo modo di fare pensiero, con una perdita di connessione tra il corpo e l’opera. Sono tutte avvisaglie di ciò che potrà accadere nei prossimi anni e di come la ragione del profitto prevalga; guardiamo troppo in direzione de i numeri e perdiamo di vista le persone. Il museo è un luogo di sicurezza e di conoscenza e si sarebbero dovute investire maggiori risorse in questi termini.”

È in conclusione fondamentale ricordare una lodevole iniziativa promossa dal direttore Risaliti assieme a Sylvia Bellenger(direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli) eGiovanni Iovane (direttore Accademia di Belle Arti di Brera, Milano) riguardo la stesura di un manifesto sul museo del futuro e post-pandemia: “il museo deve divenire un campus, un’istituzione culturale interdisciplinare che dia sostegno al talento creativo assieme al ruolo di mediazione culturale che oggi è delegato completamente ai social, sorta di spin-off delle realtà, che deve restare complementare alla fisicità.”

Titina Maselli, Greta Garbo, 1964, olio su tela, cornice cm 251.8x209x3
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