Moroso Concept 2017

Moroso Concept 2017

Sono stati annunciati ieri i tre vincitori dell’edizione 2017 del Moroso Concept. La prima selezione dei 12 finalisti è il risultato del confronto della giuria composta da Andrea Bruciati, storico dell’arte, Patrizia Moroso, art director di Moroso, e Paola Pivi, artista di riconosciuta fama internazionale premiata con il Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 1999 e quest’anno special guest dell’iniziativa.
Ai 12 finalisti verrà chiesto di realizzare un progetto concepito appositamente per gli ambienti Moroso che potrà essere al tempo stesso realizzato e veicolato presso musei e centri d’arte contemporanea istituzionali.

I 12 finalisti che sono stati selezionati sono: Alfredo Aceto (1991); Canemorto, collettivo composto da Silvio Bertelé (1988), Nicola Maspero (1989) e Alessio Tagliapietra (1989); Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Anna Franceschini (1979);Invernomuto, duo composto da Simone Trabucchi (1983) e Simone Bertuzzi (1982); Margherita Moscardini (1981); Valerio Nicolai(1988); Luigi Presicce (1976), Stefano Seretta (1987), Ilaria Vinci (1991), Driant Zeneli (1983).

L’annuncio dei vincitori è avvenuto in occasione della grande mostra che ha inaugurato ieri e che si protrarrà fino al 4 giugno 2017 al Museo Etnografico del Friuli di Udine, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Udine. La mostra offre un percorso che unisce i lavori dei 12 finalisti con opere dei 12 artisti selezionatori (Sergio Breviario, Gianni Caravaggio, Loris Cecchini, Giulio Delvé, Ettore Favini, Anna Galtarossa, Andrea Mastrovito, Andrea Nacciarriti, Dragana Sapaňjoš, Namsal Siedlecki, Luca Trevisani e Nico Vascellari).

I tre vincitori sono stati nominati dalla giuria composta da Fabio Cavallucci, direttore Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci; Martino Gamper, designer; Amanda Levete, architetto, Jovain Jelovac, art director Beograd Design Week; Piero Gandini, art director FLOS.

Francesco Fonassi (1986) ha progettato per il Moroso Store di NY un’installazione ambientale composta da moduli in scala reali di prototipi architettonici che lui ha presentato per il Modica Art System e che avrà una prima fase di realizzazione dal 23 al 29 maggio. Si tratta di “strutture/rifugio per la trasmissione/ricezione radiofonica di segnali coast to coast, costruita con la terra del luogo dove sorge secondo una tecnica di costruzione chiamata SuperAdobe, sviluppata dall’architetto iraniano-americano Nader Khalili”. A NY ci saranno più moduli, uno principale sezionato in corrispondenza della vetrina su strada, da cui si potrà vedere uno “spaccato di architettura” e si potrà fruire di apparecchiature per la ricezione radio-streaming e per la loro diffusione anche all’esterno. Altri moduli di scala intermedia saranno poggiati a terra, mentre dei modellini verranno posti su plinti. I punti di diffusione nello spazio faranno in modo che i suoni siano sempre ben distinti, eccetto in una o due aree centrali dove si mixeranno, in relazione agli oggetti presenti. Monitor e stampe consentiranno di visionare il progetto in Sicilia. I sound di NY “avranno un’impronta sperimentale per quanto riguarda i sound pièce per radio, con particolare attenzione a musicisti, poeti e artisti immigrati e/o di provenienza dall’area del mediterraneo orientale. Un’altra tipologia di contenuti invece tratteranno tematiche legate all’idea di trasmissione come atto di riconoscimento e legittimazione politica, oltre che di persistenza dell’individuo su di un territorio e di transitorietà del proprio corpo come media immateriale. In questo senso buona parte delle produzioni di questo tipo saranno ‘vocali’ e non ‘linguistiche’”.

Francesco Fonassi – Premio Moroso 2017

Francesco Fonassi – Premio Moroso 2017

La ricerca di Margherita Moscardini (1981), per Concrete Carpet Collection, parte dalla città Zaatari, che è il campo per rifugiati siriani più grande al mondo, costruito nel 2012 e con tanto di sindaco. Seguendo Arendt e Agamben, la Moscardini sottolinea come il futuro sia nel “paradigma della biopolitica, incarnato dalla condizione del rifugiato” e destinato a territori “extra-territoriali”. Per Moroso Concept l’artista propone la produzione di una serie di tappeti in calcestruzzo. Viene utilizzata sabbia (come elemento strutturale e come pigmento) del deserto giordano, miscelata con acqua e malta in laboratorio e poi colata in una cassaforma. La serie potrebbe proseguire con: granito Nero Assoluto dello Zimbawe; Alabastro turco; Manhattan schist, la roccia metamorfica sopra cui è costruita Manhattan. Si ottengono strutture monolitiche, che nello showroom incornicino gli oggetti Moroso, mentre in altri spazi restano “sculture minimali, che possono essere agite spontaneamente e sopra cui programmerò una serie di azioni”.

Margherita Moscardini – Premio Moroso 2017

Margherita Moscardini – Premio Moroso 2017

Driant Zeneli (1983) viene ispirato da una fotografia in bianco e nero tardo ottocentesca del Marubi Museum di Shkodra (Albania) in cui due donne posano su un qilim, il tappeto simbolo del dominio ottomano durato cinque secoli. Con Ardit Trungaj, l’architetto con cui ha collaborato per il progetto per Moroso, ha visitato un bazar della città di Shkodra dove vengono venduti antichi manufatti, tra cui questi tappeti. Un’altra scoperta fatta sul luogo riguarda i racconti di molti bambini che dicono di sognare spesso un tappeto volante che abbia il potere di portarli da un’altra parte. Zeneli e Trungaj hanno pensato di creare un oggetto di riflessione che potesse ridare vita a questa tradizione e al sogno: 12 tappeti dei colori usati nella tradizione con la scritta “Under a surface there is nothing else than another surface”. I più piccoli saranno fluttuanti nello spazio, mentre dalla porta un lungo tappeto avrà la stessa scritta fatta col filo della tradizione.

Driant Zeneli in collaboration with the Architect Ardit Trungaj – Premio Moroso

Driant Zeneli in collaboration with the Architect Ardit Trungaj – Premio Moroso

I tre progetti, concepiti appositamente per gli ambienti Moroso, potranno essere al tempo stesso realizzati e veicolati presso musei e centri d’arte contemporanea istituzionali.