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Perché Matteo Rubbi ha vinto il Premio Furla?

“Per la sua capacità di interagire con lo spettatore e creare inedite relazioni tra lo spazio espositivo e lo spazio pubblico in uno spirito di generosa apertura.”
Condivido. Matteo è simpatico, generoso e altruista. Ho avuto modo di constatare in prima persona che l’artista è coinvolgente e pronto a scendere a compromessi. Da sempre, cerco di mettere in relazione il comportamento di un artista (fuori dalle ‘scene’), con la poetica che porta avanti con il suo lavoro, soprattutto se la sua ricerca artistica è rivolta al coinvolgimento (più o meno autentico) del pubblico. Matteo, imparando (e incarnando, quasi) le buone ‘ricette’ di Garutti, è riuscito a trovare un modo ‘intelligente’ per renderci complici delle sue opere. A volte in modo anche divertente (penso alla performance Sistema Solare).

“Il suo lavoro coinvolge differenti ambiti culturali in termini sia concettuali che materiali e rivela un acuto senso sperimentale: dall’invito rivolto ai passanti a sintonizzarsi sulla ritrasmissione dell’opera Intolleranza 1960 di Luigi Nono su Rai Radio Tre, al suo progetto di esplorazione dell’Italia minore tramite la stampa locale, nello spirito dei “viaggi in Italia” di Pasolini e di Ghirri e Celati».
Considerando le sue opere passate, in effetti, Matteo cerca sempre di esulare dall’ambito strettamente artistico. Per curiosità, per spirito avventuroso o semplicemente per ‘natura’, l’artista si intrufola nel teatro, nella letteratura, nella scienza, nel campo musicale… per arricchire il suo linguaggio formale e potenziare la portata ‘coinvolgente’ della sua opera. A volte ci riesce pienamente, a volte il ‘discorsetto’ non mi convince (ma questo è il mio personalissimo pensiero). Nel senso che, solo scavando e scoprendo nei dettagli le sue intenzioni, capisco che vuole ‘abbracciarci’ un pò tutti.

Nella mostra allestita per il Premio Furla, è lui ad ‘aprire le danze’ con l’opera ‘ Domenica’: una stampa su tessuto alta 520 cm, che riproduce un’immagine di mare tratta da una rivista. Nella didascalia: “Questa tenda taglia verticalmente in due lo spazio della sala, suggerendo una possibilità attraversabilità da parte del pubblico.”

Domanda lecita: caro Matteo, cosa dovrebbe provare un qualunque visitatore nell’attraversare questa poetica immagine marina?

L’altro lavoro esposto è il video ‘La conquista del K2′. Conoscevo questo video. Bello rivedere le facce abbronzate dei scalatori mentre fissano l’orizzonte, la cima, i compagni… Toccante. In un’altra stamza, durante l’opening, Matteo ha riproposto l’opera-performance ‘Muro’ (2007). Lui, assieme ad un paio di assistenti, ha spostato una grande parete di legno tra i tanti visitatori attoniti che volevano passare, che si chiedeva cosa stesse accadendo, che guardavano incuriositi.

In un’altra stanza, dentro ad uno scatolone, un libricino dal semplice titolo ‘Libretto’ che raccoglie la trascrizione della prima esecuzione assoluta di ‘Intolleranza 1960’, di Luigi Nono, 13 aprile 1961, teatro La Fenice, Venezia. Pagine e pagine di trascrizione degli scambi verbali, alterchi, fischi, applausi, che si frammentano ai versi dell’opera, contestata 50 anni fa.
Legata a quest’opera la performance durante l’opening nel parcheggio davanti a Palazzo Pepoli: ‘Intolleranza 1960’, Bologna 28 Gennaio 2010, ore 19:00.
L’artista ha invitato i proprietari delle auto e dei locali nei dintorni del palazzo a sintonizzare le proprie radio sulle frequenze del programma che trasmette l’opera di Nono alla Fenice, nel tentativo di portare l’avvenimento dal teatro alle strade di Bologna. Copio e incollo dal comunicato pubblicato nel sito del Teatro La Fenice di Venezia, una breve spiegazione di questa opera teatrale in scena dal 28 gennaio al 5 febbraio.
“Ideata e scritta in tre mesi su commissione di Mario Labroca, direttore della Biennale Musica, Intolleranza 1960 costituisce il primo lavoro per il teatro di Luigi Nono, allora trentaseienne, e il punto culminante della sua estetica giovanile. Più che raccontare una vicenda, la trama dell’opera descrive un percorso di conoscenza umana, e gli indubbi riferimenti all’attualità (tragedia mineraria di Marcinelle in Belgio, conflitto d’Algeria, inondazione del Po) costituiscono soprattutto un punto di partenza per il compositore, che rinunciando volutamente all’espressione personale punta ad integrare materiali dichiaratamente eterogenei nel processo creativo.”

Dunque…sulla carta questo lavoro funziona, punta il dito su un personaggio sicuramente significativo nel teatro italiano; evidenzia la necessità di riflettere sul tema della tolleranza, sulla diversità di pensiero, sul rispetto, sulla memoria, sui conflitti ecc (scusate la supeficialità ma non conosco Luigi Nono). Indubbia la capacità di Matteo di scovare situazioni interessanti, di portare a galla angoli esistenziali significativi ed poco conosciuti. Direi esemplari.
Però, a mio giudizio, il coinvolgimento resta solo sulla carta. Mi domando quanti si sono sintonizzati in quelle frequenze. Non so perché, ma mi viene in mente il geniale Ghezzi che per decenni sceglie e condivide con i pochi di noi ( a notte fonda) dei capolavori della storia del cinema.
Matteo, ottimista e fiducioso, si rivolge ad un pubblico spesso ideale che a salire in macchina e sintonizzarsi sull’opera teatrale non ci pensa nemmeno. Ma lui ci prova e ci riproverà sempre (si spera), ora al Furla, domani in galleria, dentro al museo, o chissà in quale altra occasione. Chissà, magari anche grazie alle sue opere, diventeremo un pubblico meno distratto e più consapevole. Impareremo Matteo…

Matteo ci prova e, in questo caso, tenta di coinvolgere/ci. Alla fine ‘sbanca’ tutti (anche i detrattori) e vince!
Poco dopo l’annuncio del vincitore, lo vedo sorridente e concentrato davanti ad una piccola videocamera mentre racconta ‘a caldo’, emozionato e sorridente, le opere in mostra.
Bravo Matteo!