Matteo Negri, Antiretorica, Galleria Monopoli, Milano (2019)

Testo di Antongiulio Vergine —

È possibile andare oltre la bidimensionalità di un quadro? Antiretorica, la personale di Matteo Negri in corso presso la Galleria Monopoli di Milano, curata da Lorenzo Madaro, sembra riflettere proprio su questo interrogativo. Osservando i lavori, in mostra fino al 26 gennaio 2020, la risposta risulta essere quanto mai positiva. La tanto discussa bidimensionalità dell’oggetto-quadro viene, infatti, superata per due motivi: in primo luogo i lavori di Negri assumono, in alcuni casi, un vero e proprio spessore materico, dato dai differenti materiali che impiega per la loro realizzazione – alluminio, grafite, pellicola dicroica –; inoltre, l’impiego di questi ultimi due elementi rende cangianti le stesse superfici, le quali riflettono ciò che sta di fronte. Non si cadrebbe in errore se le opere fossero dunque considerate delle sculture “a parete”: esse, infatti, costituiscono l’evoluzione dei lavori facenti parte della serie “Piano Piano” (2016), sculture ottenute dall’intersezione di differenti piani colorati, i quali, nell’ambito di Antiretorica, è come se fossero collassati su se stessi al fine di occupare l’intera estensione della superficie-quadro.
L’artista, per descrivere le proprie opere, parla di “crateri”, termine utilizzato anche in alcuni titoli dei lavori. Tale accezione sottolinea l’intento di voler andare oltre la visione, l’ambizione di sfondare la parete per accedere ad una “realtà” – termine assunto dall’artista come riferimento primo nel suo lavoro – che non per forza coincide, però, con quella alla quale siamo abituati.

Matteo Negri, Antiretorica, Galleria Monopoli, Milano (2019)

Ognuno possiede una propria sensibilità: le opere non riflettono soltanto il mondo interno, lo spazio che le contiene, ma anche il “mondo interiore” – come afferma sempre Matteo Negri – mutevole in base alla diversa percezione di ognuno. Tutto questo è ottenuto grazie ad un uso sapiente del colore, elemento da sempre fondamentale nella ricerca dell’artista: sommato alla pellicola riflettente, esso gioca con la luce – altra componente importante nei lavori di Matteo Negri – cambiando la propria pelle col trascorrere del tempo o all’impatto della radiazione luminosa proveniente dai neon. Lo spettatore viene chiamato così a interagire attivamente con le opere, col suo riflesso che diviene parte integrante delle stesse, instaurando un rapporto non dissimile da quello che potrebbe ottenersi osservando una scultura o un’installazione. Di fatto, gli elementi che animano i lavori di Matteo Negri – colore, luce, spazio – sono gli stessi che connoterebbero la natura di un’opera avente un proprio “ingombro”, una tridimensionalità nello spazio.

La “finestra” alla quale si rifà l’artista parlando delle proprie opere, pur conservando una certa geometria di fondo, si apre verso orizzonti che regole matematiche non riescono a contenere: ogni frammento riflette molteplici realtà e ogni colore concorre ad amplificarne la percezione. Così, nel caso di Matteo Negri, la “finestra sul mondo” di Leon Battista Alberti ne ha trovati degli altri.

Matteo Negri – Antiretorica
Galleria Monopoli, Milano
Fino al 26 gennaio 2020

Matteo Negri, Theophilus Crater (2019), Galleria Monopoli, Milano
Matteo Negri, Landing Y198U84.19, a vojage on Janus (2019), Hulk Crater, a vojage on Janus (2019), Iphitus Crater, a vojage on Janus (2018), Galleria Monopoli, Milano