Monica Mazzone, Proiezione Semplice 2, 2016, olio su legno, cm 240 x 190 x 2  (dittico)

Monica Mazzone, Proiezione Semplice 2, 2016, olio su legno, cm 240 x 190 x 2 (dittico)

Mars / Milan Artist Run Space apre a Milano il 3 dicembre 2008.
Una realtà tutta gestita da artisti e rivolta ad un pubblico curioso di conoscere più intimamente “i motori” dell´arte contemporanea. Lo spazio di zona Pasteur nasce da un’idea originaria di Lorenza Boisi che avvia insieme ad altri artisti un calendario di eventi performativi, espositivi ed artistici sul modello delle più diffuse realtà autogestite europee.

Hanno partecipato negli anni al progetto MARS: Alessandro Roma, Andrea Dojmi, Antonio Barletta, Dacia Manto, David Casini, Ivan Malerba, Jacopo Miliani, Laura Pugno, Laura Santamaria, Lidia Sanvito, Lorenza Boisi, Luca Bertolo, Luca Trevisani, Luigi Presicce, Manuele Cerutti, Nicola Gobbetto, Paolo Gonzato, Sergio Breviario, Simone Tosca, Stefano Mandracchia, Lucia Leuci, Nicola Genovese.
MARS è come detto un incidente voluto, uno spazio fisico e soprattutto un progetto in sé che decide di non strutturarsi organicamente, mantenendo un calendario che possa corrispondere progressivamente alle necessità artistiche dei vari partecipanti.
MARS si rivela dunque come scatola di potenziale, come white cube esteticamente difettoso ma contenitore di tante proficue diversità che prospettano una commistione ed una grande carica di energia inventiva.
Attualmente il direttivo è composto da Lorenza Boisi, Yari Miele e Fabio Carnaghi.

Monica Mazzone, La porzione della Metà, 2016, alluminio,  cm. 400 x 373 x 85

Monica Mazzone, La porzione della Metà, 2016, alluminio, cm. 400 x 373 x 85

Mattia Barbieri e Monica Mazzone — 

Per MARS, Mattia Barbieri e Monica Mazzone presenteranno un progetto a due.
Il lavoro di Mattia Barbieri vive tra pittura e scultura. La sua ricerca è una riflessione sull’immagine, sul suo valore e sulla pratica pittorica, ponendo l’attenzione sul codice semantico e portando all’estremo la contestazione della centralità del soggetto. Spesso la composizione appare frammentata e presenta dissonanze iconografiche e stilistiche nell’intento di creare uno spazio pittorico in cui condensare e sovrascrivere sedimenti dell’immaginario collettivo, della storia dell’arte, della cultura popolare. Il corpo pittorico amplifica la sua pluralità offrendo la possibilità di capovolgere e ruotare l’intero dipinto esattamente come un congegno virtuale in cui l’immagine si arena dinamicamente.

La ricerca di Monica Mazzone è un’indagine riguardo l’idea di poter percepire e tradurre visivamente l’ossessione per la perfezione, irraggiungibile per definizione, in qualcosa di plausibile, in una tendenza, un’aspirazione. Il presupposto numerico, criterio fondamentale di ogni “Oggetto-Immagine”- così l’artista indica i propri lavori, sottolineando il superamento dell’idea di scultura e pittura, e di bidimensionalità e tridimensionalità – si trasforma nella creazione di luoghi e dimensioni mentali, catalizzatori dell’attenzione emotiva.
La geometria viene intesa come principio regolatore dell’atto creativo in cui avvertire la percezione di una memoria astratta, atemporale, nel tentativo di arrivare a un sempre più preciso equilibrio tra esito formale e processo concettuale.

 

Mattia Barbieri, selfie, 2016, olio e spray su legno,  cm. 160x190x8,5,

Mattia Barbieri, selfie, 2016, olio e spray su legno, cm. 160x190x8,5,

Mattia Barbieri, shadows/shadows, 2016,  olio su legno, dimensioni variabili

Mattia Barbieri, shadows/shadows, 2016, olio su legno, dimensioni variabili