Marco Belfiore ci racconta l’opera Clown White che ha vinto la sezione Megawatt al Premio Terna:

Clown White è un montaggio video, un Blob di interviste a personaggi famosi trovate su YouTube, successivamente rielaborate fotogramma per fotogramma. Tecnicamente il risultato è un ibrido tra animazione (stop-motion) e filmati d’epoca dal gusto retrò. L’audio è un crescendo assordante di musica da circo, risate, applausi, fischi e voci distorte. I protagonisti del video compongono una gallerie di celebri star: Duchamp, Jim Morrison, Bruce Lee, Massimo Troisi, Raymond Carver, Carmelo Bene, Micheal Jackson, Eduardo De Filippo, Michel Foucault e Totò. La particolarità è che tutti i protagonisti appaiono “truccati” da pagliacci. Il video sembra un dialogo impossibile tra morti eccellenti, o un’improbabile concerto di chimere che, se inizialmente può incuriosire e sedurre, alla fine risulta un po’ disturbante. L’immaginario collettivo riferito ai clown sfocia spesso in questo territorio condiviso da mostri, fantasmi e più in generale da tutto ciò che non conosciamo.Nell’ambito strettamente circense il pagliaccio bianco è colui che cerca di ristabilire l’ordine nel caos generale, è quello che ci somiglia perché inciampa rovinosamente in ciò che non riesce a controllare. Ma uscendo fuori dalle metafore e dai cliché circensi, ci si ritrova in un territorio ben più ampio a cui ogni artista deve relazionarsi; uno spazio affollato da personaggi spesso ingombranti che hanno lasciato una traccia indelebile nella nostra cultura. In Clown White non sono le parole ad essere importanti, quello che conta è contenuto nel linguaggio segreto del suono, nelle vibrazioni del colore, nel ritmo incalzante delle immagini, mentre le parole collassando si trasformano in rumore.

Marco Belfiore