Anna Uddenberg Pockets Obese (2017) Courtesy the artist; Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin. Instagram or Twitter: @jetlaghose, #annauddenberg @kraupatuskanyzeidler, #kraupatuskanyzeidler Facebook: Courtesy the artist; Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin.

Anna Uddenberg Pockets Obese (2017) Courtesy the artist; Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin. Instagram or Twitter: @jetlaghose, #annauddenberg @kraupatuskanyzeidler, #kraupatuskanyzeidler Facebook: Courtesy the artist; Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin.

Testo di Serena Schioppa

LOW FORM. Immaginaries and Vision in the Age of Artificial Intelligence è il titolo di una delle mostre in corso al MAXXI, Museo delle Arti del XXI secolo di Roma, visitabile fino al 24 febbraio 2019. La mostra, curata dal direttore MAXXI Arte, Bartolomeo Pietromarchi, propone un viaggio complesso attraverso le rappresentazioni delle realtà distopiche di sedici artisti internazionali: Zach Blas & Jemima Wyman, Carola Bonfili, Ian Cheng, Cécile B. Evans, Pakui Hardware, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Cheyney Thompson, Luca Trevisani, Anna Uddenberg e Emilio Vavarella.

Gli artisti, tramite le loro opere, propongono i risultati di un’indagine sulla condizione umana, sul rapporto tra l’uomo e le forme instabili, immateriali e, forse, presto incontrollabili. Ancor prima di entrare nelle sale espositive, grazie ai suoni trasmessi, siamo sedotti e immersi in un universo distopico nel quale ci sentiamo quasi costretti ad abbandonare i panni del fruitore critico o distaccato, per abbandonarci ai molti interrogativi irrisolti che una tale progetto espositivo pone.
Primo tra tutti è quello riguardante la nostra posizione di fronte a forme instabili, precarie che hanno, forti del loro essere ambigue, il potere di ammaliarci, sedurci. Da qui la capacità – e abilità – dell’artista di superare i limiti del reale e la immediatezza.
Fino ad ora, infatti, la creatività umana risultava l’unica certezza insostituibile nel processo di meccanizzazione totalizzante, ora, davanti a queste nuove forme, gli artisti riflettono sui suoi limiti e sul suo destino, aprendo ulteriori interrogativi, tra cui, quello più esplicito della autorialità: Chi è l’autore dell’opera? L’artista o la macchina?

Emilio Vavarella Do You Like Cyber?, 2017. Site specific sound installation with three robotic arms and parametric speakers. Variable dimensions. Courtesy: l'artista e GALLLERIAPIÙ.

Emilio Vavarella Do You Like Cyber?, 2017. Site specific sound installation with three robotic arms and parametric speakers. Variable dimensions. Courtesy: l’artista e GALLLERIAPIÙ.

Ian Cheng Emissary Sunsets The Self live simulation and story, infinite duration, sound, 2017.  Courtesy of the artist, Pilar Corrias, Gladstone Gallery, Standard (Oslo)

Ian Cheng Emissary Sunsets The Self live simulation and story, infinite duration, sound, 2017. Courtesy of the artist, Pilar Corrias, Gladstone Gallery, Standard (Oslo)

Le opere in mostra non danno una risposta, non si arrogano l’onnipotenza di ‘sapere’ o di incarnare dei dogmi, piuttosto ci interrogano dandoci così la libertà di formulare delle ipotesi, delle risposte. Da qui l’ampio programma di attività parallele alla mostra che, spaziando al di fuori dei luoghi museali propone  incontri tematici formativi, una rassegna video e una pubblicazione.

Ogni opera in mostra è da considerare come un tentativo, senza istruzioni; gli artisti con le loro ricerche alludono a una dimensione ‘altra’, surreale, dove, tuttavia, il binomio non è più quello bretoniano, realtà-sogno, ma realtà e simulazione; una realtà che, se in un primo momento seduce il visitatore, grazie alla dimensione immersiva, subito dopo lo spaventa “tra sogni generati da computer, algoritmi creativi e avatar che si interrogano sul senso dell’esistenza”.
Più che di “nuovo surrealismo” si parla di “sim-realismo” (realtà simulata), una dimensione ai limiti tra finzione e reale, tra ciò che è vero e ciò che, invece, è falso, in cui i confini tra le coppie di opposti si fanno sempre più labili e la posizione dell’artista sempre più incerta, così come quella dell’uomo.

Se l’opera da sempre poneva al centro il mondo dell’artista, qui, attraverso le opere in mostra, allarga i propri orizzonti; l’artista, infatti, di fronte alle low forms, fa un passo indietro, si fa uomo, allineandosi con il visitatore, e mette al centro l’universo; non quello artistico e personale, ma quello umano, con le sue follie, le sue paure e le sue fantasie di cui egli stesso è vittima.

LOW FORM. Immaginaries and Vision in the Age of Artificial Intelligence è una mostra i cui esiti, se di tali si può parlare, si vedranno nel tempo.
Certo è che il MAXXI, proponendo questo tipo di esposizione, dimostra di essere al passo non solo con il tempo dell’arte ma anche con quello della tecnologia, proponendo il risultato del colloquio tra essi.

Jon Rafman SHADOWBANNED: Punctured Sky, 2018  video HD a un canale, suono stereo | single-channel HD video, stereo sound courtesy the artist

Jon Rafman SHADOWBANNED: Punctured Sky, 2018 video HD a un canale, suono stereo | single-channel HD video, stereo sound courtesy the artist

Avery K Singer Untitled, 2016 acrilico su tela / acrylic on canvas 254 x 507 x 5 cm Courtesy: Collezione privata / Private collection, New York

Avery K Singer Untitled, 2016 acrilico su tela / acrylic on canvas 254 x 507 x 5 cm Courtesy: Collezione privata / Private collection, New York

Nathaniel Mellors and Erkka Nissinen Transcendental Accidents (The Aalto Natives), 2017-2018 mixed media + single channel video Courtesy the artists and Monitor (Roma-Lisbona), Ellen De Bruijne (Amsterdam), Stigter van Doesburg (Amsterdam), The Box (Los Angeles)

Nathaniel Mellors and Erkka Nissinen Transcendental Accidents (The Aalto Natives), 2017-2018 mixed media + single channel video Courtesy the artists and Monitor (Roma-Lisbona), Ellen De Bruijne (Amsterdam), Stigter van Doesburg (Amsterdam), The Box (Los Angeles)

Agnieszka Polska What The Sun Has Seen, 2017 Courtesy ZAK | BRANICKA

Agnieszka Polska What The Sun Has Seen, 2017 Courtesy ZAK | BRANICKA

Carola Bonfili 3412 Kafka - First Chapter, The Infinite End of Franz Kafka’s “Das Schloss”, 2018, 3D graphics by Miloš Belanec

Carola Bonfili 3412 Kafka – First Chapter, The Infinite End of Franz Kafka’s “Das Schloss”, 2018, 3D graphics by Miloš Belanec

Pakui Hardware On Demand I (detail), 2017. Exhibition view in EXILE, Berlin. Courtesy: the artists and EXILE, Berlin. Photo: Pakui Hardware

Pakui Hardware On Demand I (detail), 2017. Exhibition view in EXILE, Berlin. Courtesy: the artists and EXILE, Berlin. Photo: Pakui Hardware

Luca Trevisani Caldo (Giorgio Manganelli), 2017 Courtesy the artist

Luca Trevisani Caldo (Giorgio Manganelli), 2017 Courtesy the artist