• Lo specchio attraversato, installation view - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo specchio attraversato, installation view - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo Specchio Attraversato, Oscar Giaconia, Ginnungagap (The Machinist), olio su carta olio su carta in teca di nylon e gomma para 2015 - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo specchio attraversato, installation view - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo Specchio Attraversato, Francesco Pedrini, Nulla o Infinito, video, 2014 - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo Specchio Attraversato - Giovanni De Lazzari, Untitled, matita su carta - 2015 - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo
  • Lo Specchio Attraversato - Giovanni De Lazzari, Untitled, matita su carta - 2015 - Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo

E’ stato inaugurata ieri “Lo Specchio Attraversato”, una mostra a cura di Claudia Santeroni che mette in dialogo le opere di tre artisti: Giovanni De Lazzari, Oscar Giaconia e Francesco Pedrini. Fino al 20 dicembre l’Ex Oratorio di San Lupo ospita la messa a confronto tra gli artisti e “i tre livelli architettonici (matronei – corte interna – cripta) suggerendo, con poetiche differenti, il modo per andare ‘attraverso’. Ogni piano coincide, cosi?, con una differente possibilita? di fruizione, veicolata dai tre mondi dentro cui abitano gli artisti. In questo modo la mostra crea una fortissima relazione di senso e percezione fra le opere e il luogo, diventando un contenitore di visioni, suggestioni e suggerimenti che trasformano i limiti architettonici dell’edificio in una risorsa.”

Seguono alcune domande alla curatrice Claudia Santeroni.

ATP: Il titolo della mostra,  “Lo Specchio Attraversato”, ricorda il romanzo di Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Mi racconti come è nata l’idea di questa mostra e i nessi con il noto romanzo fantastico?

Claudia Santeroni: Lo Specchio Attraversato è una mostra insolita, sotto diversi punti di vista. E’ un’esposizione cui mancava il curatore, qualcuno che orchestrasse un progetto parzialmente preesistente. Ho grande considerazione del lavoro di questi tre artisti, dalle ricerche così differenti, per cui ho assecondato questa scommessa, coordinando il progetto secondo mia inclinazione. Non esiste una reale rapporto con “Alice nel Paese delle Meraviglie”, se non nel modo di relazionarsi all’arte: permettendole cioè di traghettarci al di là, dove è concesso perderci e non per forza è necessario capire.

ATP: Tre livelli, tre artisti, tre ricerche: in breve, mi spieghi questa tripartizione?

CS: Lo spazio dell’Ex Oratorio di San Lupo è un luogo meraviglioso, frammentato in diversi livelli che rimangono però visivamente e strutturalmente comunicanti fra di loro. Avendo a che fare con tre artisti, tanto vicini quanto lontani fra di loro, ho scelto di rendere queste differenze tangibili, chiedendo a ciascuno di loro di abitare con i lavori lo spazio assegnato. Ogni artista dimora nel piano che è più affine alla sua ricerca: il cielo di F. Pedrini nei matronei, le rose di Giovanni De Lazzari nella corte interna, gli scheletri di Oscar Giaconia nella cripta.

ATP: La mostra è ospitata nell’ Ex Oratorio di San Lupo. Quanto il luogo ha condizionato la scelta delle opere o la loro genesi?

CS: L’Oratorio di San Lupo è il corpo-teatro della mostra, ospita mentre recita contemporaneamente agli altri soggetti, divenendo attore-contenitore imprescindibile. Nel caso dei disegni di Giovanni De Lazzari, le opere sono state create appositamente per questa occasione. Francesco Pedrini ed Oscar Giaconia espongono lavori inediti del 2014, che hanno però trovato nuova espressione e dimensione d’allestimento per Lo Specchio Attraversato.

ATP: Nella presentazione della mostra si evidenzia come la ‘frazione’ delle opere di ogni artista sia differente a seconda della loro collocazione nello spazio. Mi spieghi le differenze sostanziali nell’ ‘attraversare’ le varie  opere?

CS: Credo sia necessario permettere alle opere di attraversarci, perché possano lasciare un segno che vada ben oltre la semplice fruizione, travalichi la contemplazione per diventare esperienza. Questo non è però un automatismo, ma una pratica che si scontra con la contemporaneità e il suo bisogno di comprensione, allontanandoci sempre più dall’arte, soprattutto quella attuale, e da tutto quanto sia potenzialmente “favola”. La mostra è semplicemente concepita come qualcosa che io stessa avrei voluto esperire, reinterpretando il concetto di site specific.

ATP: Perché hai scelto di esporre una sola opera per artista?

CS: Lo Specchio Attraversato è un “tête à tête condiviso”: l’artista con il suo spazio, l’artista con il suo lavoro, l’artista in relazione a quello che sta sopra e quello che sta sotto, l’artista rispetto al curatore, il curatore rispetto all’opera … e così via dicendo, condensandosi in qualcosa che siccome è stato sentito, risuona armonicamente. Secondo me la parte più significativa rimane però quella del tête à tête fra il pubblico e il suo specchio, il momento dove condivisione e partecipazione si fondono con quanto è stato ideato.

Lo Specchio Attraversato - Giovanni De Lazzari,   Untitled,   matita su carta - 2015 - Foto Marco Ronzoni,   Ex Oratorio di San Lupo,   Bergamo

Lo Specchio Attraversato – Giovanni De Lazzari, Untitled, matita su carta – 2015 – Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo

Tre livelli. Tre artisti. Tre ricerche. Tre linguaggi. Un curatore.

“Quello su cui ho continuato a rimuginare e? stato l’elemento unificante – il “tra” – cio? che attraversa ciascuna di queste poetiche tanto diverse fra loro. Il tra ed il tre, il binomio che mi ha suggerito come articolare questo discorso. E’ stato lo spazio stesso a indicarmi la tripartizione, la suddivisione in parti. Questo luogo che tanto mi ricorda un teatro, un possibile palcoscenico per una recita al di la? dello specchio, dove “al di la? dello specchio” sta per il luogo in cui, attraverso il nostro sguardo, possiamo tradurre il visibile in desiderabile. Il puro spazio della rappresentazione, dove tutto diventa possibile. Per ciascun artista il suo linguaggio elettivo. Consapevole di non poter essere esaustiva nella presentazione delle loro ricerche, ho preferito frammentare il discorso, scegliendo per ciascuno una sola opera. Francesco Pedrini con il video, Giovanni De Lazzari con il disegno, Oscar Giaconia con la pittura. Tre strumenti per parlare di qualcosa che potrebbe essere ma non e?, se non attraverso lo sguardo di chi l’ha concepito, oppure di chiunque permettera? di farsi rapire al di la? delle superfici.
Dovendo preferire una piccola parte, ho scelto quella che mi piace di piu?, la storia che avrei voluto ascoltare. Si entra cosi? nello spettacolo, dove ogni fruitore e? Alice, dispersa in un roseto, illuminata dalla luce delle stelle, a confronto con un macchinista, che non si sa sia artefice dello show o semplicemente parte di esso, suggeritore di una storia che non conosce. La mostra e? solo un gioco per grandi rimasti piccoli, persone che non sanno esattamente da che parte dello specchio stare, o forse cui semplicemente piace smarrirsi in queste membrane trasparenti che riflettono pulsioni.”

Claudia Santeroni

Lo Specchio Attraversato,   Oscar Giaconia,   Ginnungagap (The Machinist),   olio su carta olio su carta in teca di nylon e gomma para 2015 - Foto Marco Ronzoni,   Ex Oratorio di San Lupo,   Bergamo

Lo Specchio Attraversato, Oscar Giaconia, Ginnungagap (The Machinist), olio su carta olio su carta in teca di nylon e gomma para 2015 – Foto Marco Ronzoni, Ex Oratorio di San Lupo, Bergamo