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Tempi lunghi, osservazioni, pause per la mostra ospitata al Careof DOCVA: Green Room* di Davide Savorani. Le curatrici Chiara Agnello e Roberta Tenconi, hanno fatto un’ottima scelta. All’opening, la grande stanza in cui era allestita la mostra era per lo più al buio, a parte l’unico punto di luce in un angolo. Appena arrivata, non accadeva nulla, vedevo solo tanti oggetti sparsi nello spazio senza una logica precisa. Pochi minuto dopo è entrato in scena un ragazzo che, lentamente, si è messo a spostare un carrello con sopra un intrico di aste di ferri. Ho scavalcato un lungo contenitore rivestito di materiale argentato con dentro della terra, e mi sono messa a girovagare nello spazio. Nel frattempo, il performer tentava di stare in bilico in altissimi zoccoli di ferro; poi ha cominciato a stare in bilico sulle braccia, appoggiandosi al muro. Mentre riprendevo lo spazio e gli oggetti, il ragazzo continuava a spostare cose, a spogliarsi e rivestirsi, a mettersi delle strane cuffie in testa.
L’esperienza di girovagare in questo surreale set, fatto di oggetto per lo più costruiti dallo stesso artista, era abbastanza strana. Mi sono avvicinata alla fonte luminosa e mi sono accorta che dietro ad una parete c’era, indisturbato, un altro ragazzo (il filosofo Diego Donna) che leggeva o pensava a voce alta brani di filosofia. Dal comunicato stampa leggo che spaziava da elucubrazioni sul concetto di ostacolo fino a quello di epoca.
Dopo una lunga esperienza in compagnie di teatro sperimentale, Davide Savorani ha traslato le pratiche teatrali in un contesto diverso, riuscendo a mettere un scena il backstage di un ipotetico teatro dell’assurdo. Ho avuto l’impressione di essere dentro ad un disegno in prospettiva, dove una mano veloce schizzava rapide forme per cancellarle e ricollocarle in un altro punto.
Sono stata a vedere la mostra anche il giorno successivo: lo stesso ragazzo, inespressivo, continuava a spostare pezzi di legno, il carello, alcuni disegni ecc. Il filosofo continuava nelle sue elocubrazioni… il set continuava a turbinare alla ricerca di un equilibrio fallimentare e fragile.

* termine proveniente dal teatro inglese per indicare la stanza antistante lo stage