• Dorothea Lange, Migrant Mother, 1936 Altro titolo: Destitute pea pickers in California. Mother of seven children. Age thirthy-two. Nipomo, California Stampa fotografica The Library of Congress, Washington DC
  • Rachel Harrison, Untitled (Perth Amboy), 2001 Chromogenic print 46,4 x 34,9 cm Courtesy l’artista; Greene Naftali, New York
  • Keith Edmier, Beverly Edmier 1967, 1998 Tecnica mista 128.9 x 80 x 57.2 cm Foto Lamay Photo Collezione Rachel e Jean-Pierre Lehmann Courtesy l’artista; Petzel, New York
  • Nathalie Djurberg, It’s the Mother, 2008 Still da video Animazione in plastilina, video, musica di Hans Berg 6’ Giò Marconi, Milano
  • Oscar Bony, La familia obrera, 1968 Fotografia in bianco e nero, cornice di legno, targa di bronzo 200 x 180 cm Foto Oscar Balducci Collezione Carola Bony

“La Grande Madre” è una mostra che prosegue il percorso, sicuramente non lineare, della Fondazione Trussardi. La nostra caratteristica è sempre stata quella di essere un museo itinerante e di continuare ad espandere e modificare la nostra identità. Con il passare del tempo, i progetti della Fondazione si sono evoluti e così anche con questa mostra. Senza contare che “La Grande Madre” segna un impegno decisamente più istituzionale dei progetti scorsi – tra i partner ci sono la città di Milano e Palazzo Reale, una sede che è meno una riscoperta rispetto ad altre località che abbiamo utilizzato in passato.

La scelta del luogo è stata dettata dal fatto che, come tutte le altre mostre organizzate dalla Fondazione, avesse uno spirito ‘temporaneo’. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che “La Grande Madre” è nata anche grazie all’invito che la città stessa ci ha rivolto, proprio nella metà della fase dell’EXPO, dunque ci piaceva che fosse ospitata in un luogo non solo centrale ma anche importante e riconosciuto.

In molti mi hanno chiesto – e continuano a chiedere – le motivazioni della scelta di questo tema.  Le ragioni sono molteplici. Assieme all’invito a proporre un progetto da sviluppare durante l’EXPO, che riguardasse l’arte contemporanea, sia io che Beatrice Trussardi abbiamo iniziato a pensare un tema che potesse relazionarsi con il concetto molto più ampio  legato al “nutrimento del pianeta”. Non volevamo optare per scelte ovvie o, peggio, generiche. Volevamo andare un po’ più in profondità. Ci siamo chiesti quale potesse essere l’archetipo o l’immagine primordiale legata alla nutrizione. La risposta che ci siamo dati e che ci è parsa la più interessante è stata quella della “madre” e, più in generale, della maternità. Sviluppando il tema della madre in relazione all’atto del nutrire, approfondendo ulteriormente le ricerche, sono emersi tanti altri percorsi molto più interessanti e articolati, alcuni a volte molto tragici, altri, invece, strettamente intrecciati con la storia, la politica e il potere. Devo sottolineare fin da subito che la mostra ha poche “mammone” consolatrici che allattano eterni bambini… in realtà è una mostra che racconta la maternità come campo di battaglia. C’è un’opera di Barbara Kruger dal titolo “Your Body Is a Battleground” –  “Il tuo corpo è un campo di battaglia”  – che per molti versi può essere visto come uno dei temi fondamentali dell’intero progetto. E’ una mostra, dunque, che non guarda la maternità come simbolo consolatorio, così come è stato utilizzato nel corso del ‘900, ma la guarda come un terreno che è stato sottratto al diritto e ai desideri delle donne, per essere spesso manipolato dall’uomo, dallo stato, dalla religione e così via. Uno dei paradossi che sta alla base è che dal momento che si è scelto di raccontare l’iconologia, l’iconografia della maternità del ‘900, parlare di madre significa inevitabilmente parlare di padri, e spesso di padri padroni. La mostra per gradi si allarga per raccontare l’iconografia della maternità, ma soprattutto per raccontare un secolo di scontri e di processi di emancipazioni e di repressione sessisti da una parte – chi vuole imporre una certa immagine della donna e della madre – e dall’altra i tentativi, più o meno riusciti, delle donne, da una parte sfuggire all’equazione “donna uguale madre” e dall’altra di inventare nuovi spazi di indipendenza ed emancipazione.

Questa mostra non è illustrativa, definirei “La Grande Madre” più una mostra che racconta: da una parte lo sfuggire dal ‘destino biologico’ che viene imposto alle donne all’inizio del ‘900 e, dall’altra, suggerisce un’immagine della madre in relazione al potere, sì di dare la vita e dare nutrimento, ma, d’altro canto, anche un potere che le viene negato. Spesso, soprattutto all’inizio del ‘900, alle donne è stata negata la possibilità di essere madri ‘libere’. Scrive la poetessa e saggista femminista americana Adrienne Rich: “Essere madre ha significato molto  spesso lavorare per la patria o per l’esercito”. (…) In sintesi si potrebbe dire che la mostra racconta il passaggio da Freud – che ad un certo punto, all’inizio del ‘900, sostiene che “l’anatomia è destino” – frase raccapricciante, poveretto – a visioni più libere e civili.  Devo sottolineare che Freud ha un ruolo importante nel percorso della mostra, anzi potrei dire che la mostra sviluppa le influenze e le emancipazioni dal filosofo nel corso del ‘900.

Dai suoi ragionamenti, il percorso giunge, cinquant’anni dopo, a toccare punte di autentica ‘liberazione’ per le madri. Penso alla celebre frase scritta da Simone de Beauvoir ne Il Secondo Sesso – “Donne non si nasce, lo si diventa” – che inaugura il percorso del femminismo dal dopoguerra in poi: sostiene l’idea che la maternità, la femminilità l’essere donna siano costrutti culturali e come tali possono essere modificati e trasformati. (…) Il tema della mostra è stato trattato per aprire a continui scontri, dialoghi, tra rappresentazioni fatte dagli uomini e rappresentazioni fatte dalle donne. Anche se in realtà sono stato attento a non appiattire tutto a un confronto didascalico e banale. Non volevo fare una mostra di sole donne. Credo che sia impossibile raccontare, per la sua complessità, soprattutto nell’ultimo secolo, la storia da un solo punto di vista. E’ più interessante quando i punti di vista sono sfaccettati, soprattutto quando non si finisce per dire “essere donna è un fatto biologico”. Se avessi selezionato solo artiste donne, sarei caduto nella stessa  trappola.

Continua…

LA GRANDE MADRE a cura di Massimiliano Gioni

Palazzo Reale, Milano — 26 agosto – 15 novembre 2015

Una mostra promossa da Comune di Milano | Cultura – Ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale in occasione di ExpoinCittà 2015

Pawel Althamer, Self-portrait, 2006 Ceramica, stoffa, legno 111,5 x 24 x 24 cm Foto Roberto Marossi Collezione Goetz, Monaco

Pawel Althamer, Self-portrait, 2006 Ceramica, stoffa, legno 111,5 x 24 x 24 cm Foto Roberto Marossi Collezione Goetz, Monaco

Ragnar Kjartansson, Me and My Mother 2010, 2010 Still da video HD video, colore, suono loop 20’’ Courtesy l’artista; i8 Gallery, Reykjavik; Luring Augustine, New York

Ragnar Kjartansson, Me and My Mother 2010, 2010 Still da video HD video, colore, suono loop 20’’ Courtesy l’artista; i8 Gallery, Reykjavik; Luring Augustine, New York

Artisti in mostra:

Magdalena Abakanowicz, Carla Accardi, Paweł Althamer, Ida Applebroog, Diane ArbusAssociazione delle Madri di Plaza de Mayo, Roland Barthes, Thomas Bayrle, Hans BellmerBenedetta, Lynda Benglis, Umberto Boccioni, Oscar Bony, Louise Bourgeois, Constantin Brancusi, André Breton, Louise Joy Brown, Claude Cahun, Leonora Carrington, Maurizio Cattelan, Giannina Censi, Judy Chicago, Larry ClarkControllo delle nascite, Salvador Dalí, Gino De Dominicis, Niki de Saint Phalle, Valentine de Saint-Point, Vittorio De Sica, Rineke Dijkstra, Nathalie Djurberg, Marcel Duchamp, Suzanne Duchamp, Marlene Dumas, Keith Edmier, Nicole Eisenman, Maria “Nusch” Éluard, Max ErnstFascismo, Federico FelliniFemminismo, Leonor Fini, Lucio Fontana, Sigmund Freud, Katharina Fritsch, Olga Fröbe-Kapteyn, Robert Gober, Alice Guy-Blaché, David Hammons, Rachel Harrison, Emmy Hennings, Camille Henrot, Eva Hesse, Alfred Hitchcock, Hannah Höch, Valentine Hugo, Dorothy Iannone, Joan Jonas, Birgit Jürgenssen, Franz Kafka, Frida Kahlo, Gertrude Käsebier, Mary Kelly, Ragnar Kjartansson, Konrad Klapheck, Käthe Kollwitz, Jeff Koons, Barbara Kruger, Alfred Kubin, Emma Kunz, Yayoi Kusama, Ketty La Rocca, Dorothea Lange, Maria Lassnig, Sherrie Levine, Mina Loy, Lee Lozano, Sarah Lucas, Dora Maar, Anna Maria Maiolino, Alina Marazzi Hoepli, Filippo Tommaso Marinetti, Ana Mendieta, Marisa Merz, Annette Messager, Lee Miller, Marisa Mori, Matt Mullican, Edvard Munch, Alice Neel, Lennart Nilsson, Nicholas Nixon, Violette Nozières, Lorraine O’Grady, Roman Ondák, Yoko Ono, Catherine Opie, Meret Oppenheim, Pier Paolo Pasolini, Valentine Penrose, Francis PicabiaPillola anticoncezionale, Carol Rama, Man RayReginaLa Révolution Surréaliste, Pipilotti Rist, Enif Robert, Rosa Rosà, Martha Rosler, Suzanne Santoro, Carolee Schneemann, Jean-Frédéric Schnyder, Thomas Schütte, Cindy Sherman, Kiki Smith, Nancy SperoSturtevantSuffragette, Alina Szapocznikow, Sophie Taeuber-Arp, Dorothea TanningToyen, Rosemarie Trockel, Andra UrsutaVALIE EXPORT, Remedios Varo, Elsa von Freytag-Loringhoven, Kara Walker, Nari Ward, Andy Warhol, Gillian Wearing, Mary Wigman, Hannah Wilke, Cathy Wilkes, Virginia Woolf, Růžena Zátková, Unica Zürn