Marco Schiavone, Lentezza di esecuzione, 2019, 80×120 cm, stampa fine-art a getto d’inchiostro su carta Innova 100% cotone, 320g tiratura unica, installation view

Testo di Margherita Moro —

La città di scambio mostra curata da Lisa Andreani e Stefania Margiacchi, ha inaugurato slo scorso ottobre presso Spaziosiena nella sede di via di Fontebranda 5 a Siena, invitando gli artisti Roberto Fassone, Sebastiano Impellizzeri, Marco Schiavone, Stefano Seretta e, dal 30 novembre, è presente anche un intervento di Davide Sgambaro.
La mostra, partendo dal testo Maniera di pensare l’Urbanistica di Le Corbusier, riflette sul concetto di città in quanto luogo di transito, dove corpi e menti si mescolano per fornire soluzioni all’autodistruzione dettata dalla rapida decostruzione e ricostruzione di luoghi. Tali spazi sono teatro della salvaguardia del territorio e delle radici che lo hanno creato. Le città di scambio, a differenza di quelle industriali o concentrico-radiali come sosteneva Le Corbusier, sono luogo di commercio di idee e palcoscenico di chi cerca di dare loro forma. Artista e costruttore sono due termini che in questo progetto si fondono e si invertono, ricordando allo spettatore la grande responsabilità che tale figura ricopre costruendo e decostruendo la Storia, grazie alla creazione di interventi che vanno a comporre quest’ultima.
Siena diventa il luogo di incontro degli artisti in mostra, incarnando il concetto di luogo in tutte le sue più disparate accezioni.

Marco Schiavone presenta Lentezza di esecuzione e ci narra la sua idea avvalendosi di un materiale tipico della periferia senese: il travertino. Lo impiega per dare vita ad un processo che lo porta a costruire un muro da poter rimuovere subito dopo averlo fotografato. La fotografia finale incarna una sensazione di purezza, suggerita dal colore candito del materiale fotografato, e allo stesso tempo dilata la concezione spazio-temporale portando lo spettatore ad osservare quest’opera che risulta quasi senza forma. L’azione di Schiavone porta con sé un quesito fondamentale alla comprensione del suo lavoro: la provenienza del materiale impiegato, portatore di una cultura e di una tradizione, è imprescindibile alla comprensione del muro in travertino o nella sua sterilità può appropriarsi di differenti sembianze?

Sebastiano Impellizzeri, 43.333631, 11.315231, 2019, 330×188 cm, olio su carta, installation view
Roberto Fassone, Dove cadono le pareti, 2019, comodino, campanello magico, placchetta in ottone, coniglio in porcellana

Stefano Seretta interpreta la concezione di costruttore presentando Jossy, un lavoro che vuole coinvolgere il pubblico permettendogli di interagire con l’opera, composto da un materiale molto più leggero: la carta. Queste immagini di carta, come spesso ritorna nella pratica di Serretta, diventano punti di rottura nella comprensione tra il concetto di vero e verosimile, unendo tra di loro i segni del passato, del presente e del futuro.
Con 43.333631, 11.315231, Sebastiano Impellizzeri ci presenta un sopralluogo di aree periferiche di diverse città, un’indagine che prende forma attraverso una mappa dai segni e dalle forme non delineate. Pubblico e privato si mescolano, scambiandosi di posto e di concetto per fornire un punto di vista diverso.
Roberto Fassone,con Rebel Rebel,si avvale di due oggetti di uso comune: dei comodini. Presi dalla serie Dove cadono le pareti, i due elementi di design sembrano essere permeati da un’aura stregata. Su uno di essi è presente un coniglio in ceramica e un campanello, tipico di una reception di hotel, elementi che vogliono sottolineare e sostenere il tema della superstizione.
Davide Sgambaro è l’ultimo costruttore e si inserisce nel discorso affrontando la tematica della città partendo dalla periferia senese.
In un gioco di colloqui e incontri con gli abitanti di questi quartieri limitrofi al cuore della comunità, riflette sul loro ripopolamento e presenta una nuova produzione suddivisa in due installazioni. Il titolo, A chi vuol provare a fare cose, anche se male, porta con sé la sensazione ludica di luoghi vissuti solo per brevi istanti.
Come a sottolineare che il centro città rappresenta ormai solamente un luogo di transito per lo svago mentre la periferia diventa il cammino da intraprendere per sentirsi nuovamente a casa.
Le due installazioni presentate da Sgambaro sono fortemente connesse tra di loro. La prima, che si appropria della forma di alcuni lancia razzi per fuochi d’artificio (composta da una serie di piedistalli ferrosi con le basi di lancio in marmo), desidera immortalare una frazione di secondo creata dal bagliore di una luce che a sua volta illumina la seconda installazione che prende forma grazie a delle vasche contenenti polveri industriali tipiche della periferia.
Gli artisti costruttori diventano artefici di interventi che si trasformano in doni per la costruzione di una micro-città.

Davide Sgambaro, A chi vuol provare a fare cose, anche se male (pat, fiu, pum, pam), 2019, sculture in ferro, marmo, ottone, 45x92x20 cm, 50×112,30 cm, 50x82x30 cm, installation view Spazio Siena, Ph. Andrea Lensini Siena