David Tremlett, Via di Mezzo – Ghizzano, 2019 – ph. Andrea Testi.

Tre interventi diversissimi ma uniti dalla particolare cura con cui gli artisti si sono ‘avvicinati’ al luogo, ascoltandolo. Circondato dalla campagna toscana, Ghizzano, una frazione del comune italiano di Peccioli, nella provincia di Pisa, ospita tre opere permanenti di Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco. Continuando un’iniziativa partita oltre vent’anni fa, il progetto ha avuto un lungo iter – un anno e mezzo – in cui gli artisti si sono confrontati non solo con gli spazi aperti di Ghizzano, ma anche con l’intera cittadinanza.
La selezione degli artisti è stata guidata da una preciso taglio curatoriale. Si tratta di tre artisti diversi tra loro sia per generazione che per la modalità del loro intervento, accomunati però da una particolare sensibilità e attenzione verso il tema dell’opera pubblica.

Per questa occasione abbiamo posto alcune domande alla curatrice del progetto, Antonella Soldaini

Elena Bordignon: In che modo le opere permanenti realizzate da Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco per Ghizzano, danno continuità a un progetto più ampio di strategia culturale iniziata alla fine degli anni ’90?  Ci racconti in che modo nasce questa iniziativa di ampio respiro?

Antonella Soldaini: Il progetto che abbiamo realizzato quest’anno si collega a una serie di eventi tenutosi negli anni Novanta quando il Sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni, cominciò un’attività culturale particolarmente attenta all’arte contemporanea. In questo ambito nel 1995 mi chiese di curare un’iniziativa che allora, come oggi, era finalizzata all’installazione di alcune opere di artisti contemporanei da collocarsi in modo permanente nelle frazioni di Peccioli che si chiamano Montecchio, Fabbrica e appunto Ghizzano. Gli artisti coinvolti e da me selezionati furono Umberto Cavenago, Irene Fortuyn/O’Brien e Alberto Garutti. Da allora molte altre opere sono state commissionate dallo stesso Comune e altri curatori si sono avvicendati. Un’attività che ha fatto sì che Peccioli e tutto il territorio circostante si arricchisse e diventasse un luogo privilegiato per il linguaggio del contemporaneo. Lo scorso anno, contattata di nuovo da Macelloni, mi è stato proposto di continuare e riprendere il discorso cominciato molti anni fa selezionando di nuovo tre artisti i cui lavori sarebbero dovuti essere installati in modo permanente a Ghizzano.

Alicja Kwade – SolidSky – Ghizzano, 2019 – ph.Andrea Testi
Patrick Tuttofuoco, Elevatio corpus – Ghizzano 2019 – ph.Andrea Testi

EB: I tre artisti sono stati scelti seguendo precise modalità di intervento. Tutto ruota attorno al ruolo che l’arte pubblica può incentivare nel territorio e nei suoi abitanti. Ci introduci le particolarità del luogo con cui si sono confrontati gli artisti?

AS: Circondato dalla campagna toscana, che rimane visibile da ogni punto di osservazione del paese, Ghizzano si sviluppa su tre direttrici principali. Il suo tessuto sociale e urbanistico è caratterizzato da una grande villa nobiliare con diversi edifici adiacenti e un raffinato giardino all’italiana, insieme ad alcune piccole chiese, una recente costruzione adibita a ospitare una comunità di recupero e un centro per anziani, una scuola e infine una piccola biblioteca che diventa punto di ritrovo per assemblee e riunioni. La selezione degli artisti è stata determinata da una precisa metodologia curatoriale che ha fatto del rispetto degli abitanti, e dell’equilibrio del tessuto sociale e naturale, il punto di partenza. La scelta è caduta di conseguenza su tre artisti di fama internazionale e che pur avendo personalità diverse tra loro, per generazione e per la modalità di intervento, fossero accumunati da una particolare sensibilità verso il complesso tema di opera pubblica.

EB: Per entrare nel merito delle opere presentate, inizierei dall’opera di Alicja Kwade, ‘SolidSky’. Quali particolarità del territorio ha rispettato l’artista? Cosa tratta o sollecita il suo intervento?

AS: Quando Alicja Kwade è arrivata a Ghizzano, il suo desiderio è stato di segnare il territorio in maniera incisiva tenendo conto al tempo stesso chi ci vive. L’opera prescelta è stata la scultura SolidSky realizzata con una pietra (Azul Macaubas) proveniente dal Sud America e che si caratterizza per delle venature azzurre che virano in alcuni punti al blu. L’opera è composta da due elementi: un grande blocco cubico scavato al suo interno e una sfera dalla superficie perfettamente liscia. Il blocco di pietra, a sua volta diviso in due parti, mostra i segni dell’imperfezione della materia, volutamente lasciati visibili dall’artista. Il grande vuoto al centro, al contrario levigato e liscio, permette di intuire l’origine da cui ha preso vita la sfera che, per la sua perfezione di forma e di compiutezza, si contrappone visivamente all’aspetto non finito dell’esterno del blocco. Dislocate a distanza una dall’altra, una in un piccolo giardino dietro una chiesetta e l’altra su una piazza di Ghizzano, queste due presenze scultoree sono idealmente legate tra loro e acquistano pieno significato solo quando le si mette in relazione. I lavori di Alicja Kwade giocano spesso con la nostra percezione e con la nostra immaginazione, invitandoci a ripensare il nostro modo di guardare la realtà. SolidSky, così come suggerisce il titolo della scultura, rimanda al cielo, all’universo e alle sfere celesti. Quasi come se una mano invisibile avesse scagliato dall’alto un pianeta, casualmente finito sulla Terra, il lavoro costituisce una presenza misteriosa e nello stesso tempo accattivante. Si tratta di un’opera che, sebbene presenti misure e pesi ragguardevoli, rimane profondamente anti-monumentale in quanto non intimorisce ma anzi attrae e invita al contatto. Il blocco di pietra e anche la sfera sono fatti per essere vissuti come qualcosa con cui ci può relazionare. Con i due elementi che compongono il blocco di pietra, i bambini possono giocarci intorno e sdraiarcisi al suo interno. E’ un modo semplice per avvicinarsi a un oggetto scultoreo e prendere dimestichezza con una forma d’arte. 

Alicja Kwade – SolidSky – Ghizzano, 2019 – ph.Andrea Testi

EB: David Tremlett, con ‘Via di Mezzo’ si è ispirato dai colori e le sensazioni che ha provato durante una passeggiata per Ghizzano. Mi racconti come ha elaborato la sua opera? Come avete scelto il luogo del suo intervento?

AS: L’intervento di David Tremlett per Ghizzano è nato durante una passeggiata che abbiamo effettuato per le vie del paese. Una di queste in particolare, la Via di Mezzo, per il carattere anonimo che la contraddistingueva rispetto alla bellezza del paesaggio da cui è circondata, ha attirato la sua attenzione. È stata una prima sensazione ma facendo leva su quella, l’artista, che ha già realizzato un imponente lavoro in zona (presso la discarica di Legoli, 2018), ha sviluppato un progetto che ha previsto una serie di wall drawings da effettuare sulle facciate delle case. Dall’osservazione delle morbide colline che circondano il paese si è determinata la scelta dei colori, il marrone e il verde. Una strategia che ha reso il passaggio dalla dimensione naturale a quella urbana meno netto e che ha legato maggiormente Ghizzano al territorio circostante. Così come è successo in passato per altri lavori all’aperto anche a Ghizzano l’artista inglese ha utilizzato per i wall drawings colori acrilici destinati a resistere nel tempo. Sullo sfondo monocromatico di ogni singola facciata, ogni serramento è stato evidenziato da brevi linee verticali e orizzontali che creano dei contrappunti visivi e che sorreggono la struttura compositiva. Partito negli anni Settanta da un lessico minimal, nel corso della sua carriera, Tremlett ha rafforzato il suo interesse per il colore fino a farlo diventare essenziale, anche grazie alla conoscenza dei grandi maestri italiani, come Giotto, Piero della Francesca e Mantegna. Grazie a loro percepisce la potenzialità espressiva del mezzo pittorico applicato sulla parete e la sua forte carica seduttiva.  L’“apertura” di Tremlett verso questa direzione a Ghizzano si è manifestata in modo ancora più sorprendente attraverso l’esecuzione della serie delle pareti colorate che i proprietari degli immobili hanno accettato fossero dipinte, apprezzando fin da subito l’intervento dell’artista inglese che oltre a rispondere ad una esigenza estetica in questo modo soddisfaceva anche una necessità pratica.

David Tremlett, Via di Mezzo – Ghizzano, 2019 – ph. Andrea Testi.

EB: Ha tratto ispirazione da Benozzo Gozzoli, che in queste zone è stato attivo in un momento particolare della sua vita, Patrick Tuttofuoco, per i suoi tre interventi. Mi racconti come ha scelto questo artista pre-rinascimentale? Quale nesso ha messo a fuoco con la sua ricerca?

AS: Come a puntellare con la sua presenza il paese, Tuttofuoco ha realizzato per Ghizzano tre lavori con un unico titolo, Elevatio corpus, disposti in alcuni punti nevralgici. Le sculture si riferiscono a un ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli che in queste zone è stato attivo in un momento particolare della sua vita e che costituisce un riferimento culturale prezioso per gli abitanti di queste zone. Nel 1479 la peste costrinse l’artista che stava lavorando a Pisa a trasferirsi con tutta la famiglia a Legoli, a pochi chilometri da Ghizzano, dove esegue la decorazione di un tabernacolo. Da alcuni dettagli dei personaggi raffigurati da Benozzo – San Sebastiano, San Michele e San Giovanni – Tuttofuoco trae spunto per le sue sculture realizzate con materiali diversi come marmo, neon ferro e acciaio. L’operazione di Tuttofuoco è incentrata sulla rilettura dell’opera pittorica del grande artista rinascimentale il cui codice linguistico è stato stravolto e rimaneggiato in un’ottica postmodern così da arrivare a una nuova realtà scultorea che si nutre della dimensione del passato. Usufruendo della citazione e creando un dialogo serrato con gli affreschi di Legoli, l’artista è arrivato a elaborare una serie di sorprendenti e articolate soluzioni formali dalla presenza imponente e frutto di una ricerca artistica dinamica e profondamente contemporanea. Il titolo assegnato da Tuttofuoco a queste opere, Elevatio corpus, così come ha spiegato lui stesso, viene tradotto letteralmente come ‘corpo portante’. Nel senso che parte integrante delle opere realizzate per Ghizzano è un elemento non visibile e che va oltre la fisicità delle sculture. Si tratta della dimensione spirituale extra temporale ed extra corporea che da sempre l’essere umano ha contrapposto alla realtà ineludibile della materia e alla sua finitezza. Un dualismo, quello tra scienza e spirito, tra passato e presente, che forse solo il linguaggio artistico riesce a superare in nome di una visione onnicomprensiva e totalizzante.

Patrick Tuttofuoco, Elevatio corpus – Ghizzano 2019 – ph.Andrea Testi