• Kapala, LOCALEDUE, Bologna, 2017
  • Namsal Siedlecki. Cactacee, 2017. Cactus, nichel. 105 x 9 x 13
  • Kapala, LOCALEDUE, Bologna, 2017
  • Anonimo, Calotta cranica umana. 19 x 15 x 9
  • Namsal Siedlecki. Cactacee, 2017. Cactus, nichel, 105 x 9 x 13.

Fino al 20 maggio, Localedue a Bologna, ospita Kapala, una mostra a cura di Gabriele Siedlecki con le opere di Gianluca Concialdi, Giovanni Oberti e Namsal Siedlecki.  Con Kapala si inaugura il ciclo di progetti curatoriali vincitori del bando sviluppato lo scorso inverno: una serie che caratterizzerà la programmazione di Localedue fino all’estate del 2018.
Segue l’intervista con il curatore Gabriele Siedlecki  in merito alla mostra.

ATP: Partiamo dal titolo, Kapala:  un oggetto rituale tantrico. Perché hai scelto un oggetto lontano dalla nostra cultura per dare avvio alla mostra ospitata a Localedue?  

Gabriele Siedlecki: Durante un viaggio in Cina, nella regione Tibetana del Kham ho assistito ad una cerimonia dove alla fine del rito dei praticanti tantrici hanno consumato una bevanda a base alcolica, contenuta in una insolita coppa. Esaminandola da vicino ho realizzato che la coppa era ricavata da una calotta cranica umana.
Rimasto affascinato dalla Kapala, in seguito mi sono informato sul suo uso e significato nell’iconografia buddhista. Venuto a conoscenza dell’open call per giovani curatori proposto da Localedue ho pensato di utilizzare la Kapala, un oggetto ricco di significati e suggestioni, che pur sembrando così lontano dalla nostra cultura, ci pone di fronte a delle tematiche comuni a tutti gli esseri umani: la morte, la vacuità, l’impermanenza di tutti i fenomeni.

ATP: La Kapala in mostra è un prestito dal MACO, Museo d’arte e cultura orientale di Arcidosso (GR). Come lo avete scoperto?

GS: Avendo collaborato ad un progetto di archiviazione al MACO di Arcidosso (GR) questo inverno ho avuto modo di chiedere in prestito una loro Kapala. Il museo si è gentilmente reso disponibile a prestarmela.

Kapala, LOCALEDUE, Bologna, 2017

Kapala, LOCALEDUE, Bologna, 2017

ATP: Come hanno dialogato i tre artisti con questa coppa per libagioni?

GS: Il tema dell’impermanenza rappresentato dalla Kapala è evocato nel lavoro dei tre artisti. Nel lavoro di Gianluca Concialdi,  Padiglione Pompeiano,raffigurante una foto di un nudo femminile, la transitorietà è espressa dall’illusione della bellezza e dalla giovinezza del nudo femminile. Inoltre la natura intrinseca del mezzo fotografico che cattura un momento finito, che non si riproporrà, sottolinea e rafforza questa percezione. Giovanni Oberti in  Senza titolo (8) colloca un deumidificatore all’interno dello spazio espositivo, tramite cui l’artista assorbe l’umidità presente nello spazio sotto forma di acqua e la reintegra nello spazio, creando ogni giorno uno specchio d’acqua sul pavimento. Oberti ci induce a riflettere sul perpetuo mutamento dei fenomeni. L’acqua, un elemento indispensabile alla nostra sopravvivenza, trasformandosi col passare dei giorni rilascia sul pavimento tracce di calcare e di sedimenti che disegnano linee irregolari, possibili metafore delle tracce lasciate dal trascorrere delle nostre vite. Nel lavoro Cactacee, consistente in un Cactus  per metà galvanizzato da uno spessore di 3mm di nichel, Namsal Siedlecki evidenzia attraverso la decomposizione graduale della pianta, il continuo mutamento nel tempo a cui sono soggetti tutti i fenomeni. Il cactus è infatti destinato a scomparire, rimarrà soltanto il guscio di nichel a ricordarci la caducità di tutte le cose che ci circondano.

ATP: In merito all’allestimento, come avete studiato la disposizione delle opere nel piccolo spazio di Localedue?

GS: Abbiamo deciso di utilizzare lo spazio di Localedue in tutte le sue estensione: la Kapala al centro dello spazio posta su di un plinto rastremato, realizzato appositamente per l’occasione, i lavori di Oberti e Siedlecki disposti ai suoi piedi, mentre il lavoro di Concialdi, disposto in un angolo, quasi a nasconderne l’intimità.

ATP:  Perché hai scelto di mettere a confronto Gianluca Concialdi, Giovanni Oberti e Namsal Siedlecki?

GS: Sono partito ragionando sulla Kapala, comparandola con il lavoro di mio fratello Namsal Siedlecki di cui ho avuto modo negli anni di conoscere il suo processo creativo. Ho poi cercato lavori che potessero esprimere in maniera eterogenea la medesima tematica.

ATP: La statuetta che regge un vassoio fumante? C’è un nesso particolare tra questa immagine e le opere mostra, al di là del suo essere suggestiva?

GS: Sì, oltre a essere suggestiva, mi sembrava emblematica del tema della mostra, da una parte il bambino che mangia il gelato  dall’altra lo scheletro che regge un braciere fumante: L’impermanenza dell’infanzia, del gelato ormai consumato, dell’incenso bruciato, sottolineata dalla figura dello scheletro.

Giovanni Oberti. Senza titolo (8), 2010. Deumidificatori, aria, acqua, polvere. Dimensione variabile

Giovanni Oberti. Senza titolo (8), 2010. Deumidificatori, aria, acqua, polvere. Dimensione variabile

Gianluca Concialdi, Padiglione Pompeiano, 2014. Stampa su carta Baryta. 6 x 9 cm

Gianluca Concialdi, Padiglione Pompeiano, 2014. Stampa su carta Baryta. 6 x 9 cm