Juliana Cerqueira Leite: Convergence, ALMA ZEVI Venice, installation view – Image credits: Enrico Fiorese

Testo di Veronica Pillon —

Calcify, Contraction 2 e Contraction 3 sono tre sculture in gesso, realizzate dall’artista a Napoli nel 2019, che compongono la mostra Convergence, seconda personale dell’artista brasiliana Juliana Cerqueira Leite presso la galleria ALMA ZEVI a Venezia. La scultura risulta funzionale all’indagine del corpo umano, nei suoi gesti e nei suoi movimenti, per tessere un legame temporale tra passato, presente e futuro. Le tre sculture compongono parte del progetto Orogenesi, una personale realizzata nel 2019 presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN).
“Guadagnarsi il proprio spazio è un processo faticoso. Ed è questo ciò che Leite mostra, scavando, brancolando e aprendosi una strada attraverso buchi d’argilla” (Nadim Saddam)

Calcify replica quelle che sono le pose dei soggetti calcificati durante l’eruzione del Vesuvio e visibili ancora oggi presso gli scavi archeologici di Pompei. Il recupero dei corpi è stato reso possibile nel corso dell’Ottocento grazie all’apporto scientifico di Giuseppe Fiorelli: per proteggersi dal calore, il corpo assume una posa contratta – detta posizione da pugile – che Leite associa al passo di danza moderna, la contrazione appunto, ideato da Martha Graham.
I tre calchi rappresentano il corpo dell’artista stessa, privo del volto e degli arti: ad emergere è il richiamo allo scavo archeologico di Fiorelli e allo status di conservazione del reperto, definito nella sua sedimentazione archeologica e geologica, come traccia e prova indiziaria della sovrapposizione e accumulazione di epoche storiche. Inoltre, l’artista pensa a quelli che sono gli effetti che l’assenza della forza di gravità provoca sul corpo umano: la posa dei corpi sembra infatti fluttuare nel vuoto, senza peso od ostacolo. La stratificazione geologica si materializza in un continuo passaggio temporale tra passato, presente e futuro, il cui comune denominatore è la presenza fisica dell’essere umano.

Juliana Cerqueira Leite, Calcify, 2019 – Image credits: Enrico Fiorese
Juliana Cerqueira Leite, Contraction 3, 2019 Image credits: Enrico Fiorese

La scelta di presentare il proprio corpo come reperto archeologico è significativa: l’evocazione del fossile e del terreno in cui si forma è evocata attraverso il basamento, una teca di vetro che ricorda un terraio. La stessa posa della contrazione implica sia la vita, nel passo di danza, che la morte, nel reperto archeologico. Il corpo, in particolar modo quello femminile, lotta per conquistare il proprio spazio.
Questo emerge anche in Convergence 2 e Convergence 3 in cui la base per la realizzazione della scultura è ancora una volta il corpo dell’artista, in particolare gli arti, che creano cavità, antri e vuoti. Il richiamo al lavoro dell’archeologo sul reperto è evocato attraverso il basamento della statua stessa, sorretto tramite dei tubi che richiamano delle impalcature. Se da un lato si delinea uno sguardo di conservazione e tutela nei confronti del patrimonio, in linea con la scelta di esporre originariamente i lavori all’interno di un museo archeologico, dall’altro si fa riferimento a quelle che sono le potenzialità future del corpo umano che, grazie alla tecnologia e alle biotecnologie, risulta in ogni condizione efficiente e funzionale.

Il nodo focale della ricerca di Juliana Cerqueira Leite è legato alla materia e alla maniera in cui il corpo reagisce alla materia stessa, unendo l’interesse nei confronti della danza, che pratica in quanto performer, alla ricerca archeologica e scientifica, legata alle sperimentazioni della NASA sul corpo degli astronauti. La scelta stessa del gesso è funzionale al superamento dell’arte accademica e neoclassica ma anche alla possibilità di rimodellare e riplasmare la materia. La commistione di immagini affonda le radici nella ricerca di Aby Warburg, che, nel corso del Novecento, elabora un metodo di ricerca che ne sottolinea la natura stratigrafica, creando legami e connessioni tra immagini e fonti di natura diversa. Anticipando la ricerca ipertestuale del Web. Secondo Mario Codognato “La stratificazione è anche l’essenza di ogni produzione artistica”: tale principio emerge nelle opere di Leite, che riflette sul corpo sia in un’ottica di genere – nella conquista dello spazio femminile – sia come simbolo di un’ umanità che raccoglie i frutti del passato e che vive in continuo mutamento e metamorfosi.

Convergence | Juliana Cerqueira Leite
ALMA ZEVI, Venezia
Fino al 7 marzo 2020

Juliana Cerqueira Leite, Calcify (detail), 2019 – Image credits: Enrico Fiorese
Juliana Cerqueira Leite: Convergence, ALMA ZEVI Venice, installation view – Image credits: Enrico Fiorese
Juliana Cerqueira Leite, Contraction 3 (detail), 2019 – Image credits: Enrico Fiorese