• Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 - Installation view - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 - Installation view - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 - Installation view - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Reisefotografie, 1984, 9 foto b-n:9 b-w photos, cm.30x30 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 - Installation view - Courtesy dell'artista e P420, Bologna.
  • Joachim Schmid, Viaggio in Italia, 2015, 8 stampe ad inchiostro pigmentato:8 pigment ink prints, cm.40x30 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Archiv (1986–1999), #648, #678, #713, immagini trovate montate su cartone: found images mounted on card, cm.40x50 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Souvenirs, 2010, 32 foto b-n:32 b-w photos, cm.13x18 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Security Check, 1985–1987, 8 fotografie b-n:8 b-w photos, cm.13x18 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Security Check, 1985–1987, 8 fotografie b-n:8 b-w photos, cm.13x18 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Bilder von der Straße, 1982-2012, fotografie trovate montate su cartone:found photographs mounted on cardboard, cm.29,5x21,5 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna
  • Joachim Schmid, Archiv (1986–1999), #713, immagini trovate montate su cartone: found images mounted on card, cm.40x50 - Courtesy dell'artista e P420, Bologna

Testo di Annalisa Malavolta

Con tutti i mezzi messi a nostra disposizione ormai la fotografia è diventato un modo per raccontarci quotidianamente piuttosto che per fermare nel tempo i momenti più importanti della vita. E’ per questo che abbiamo interi hard disk pieni di fotografie che non stamperemo mai ma, soprattutto, che non avremo mai la voglia di riguardare. “Nessuna nuova fotografia finché tutte quelle esistenti non siano state utilizzate” è una frase, quindi, che suona profetica se pensiamo che risale al 1989 e che la paternità è di un personaggio che proprio per questa arte ha dato la sua intera vita. Joachim Schmid (Balingen, 1955) è critico di fotografia, saggista, editore e fondatore nel 1982 della rivista Fotokritik che gli permise di divulgare la sua poetica e portare avanti un fervido dibattito sul ruolo della fotografia partendo da due cardini fondamentali dell’arte contemporanea. Da una parte l’idea del ready made inteso come oggetto della quotidianità portato al di fuori del suo utilizzo e ricontestualizzato dall’artista proprio perché frutto di una scelta specifica; dall’altro la morte dell’autore così come teorizzata dal critico francese Roland Barthes che intendeva il creatore dell’opera non tanto come figura predominante ma come mediatore tra l’opera stessa e il pubblico.

Da questi presupposti, già dai primi anni Ottanta Schmid comincia a collezionare fotografie raccogliendole per strada, comprandole nei mercatini dell’antiquariato, chiedendo a conoscenti ed amici oppure cercando immagini negli archivi, su internet o sui social network. L’attenzione dell’autore non si concentra sulla cosiddetta fotografia artistica ma su questi reperti fotografici, opere di altre persone che raccoglie e cataloga dandogli nuovo significato e nuova vita. La poetica che segue questo progetto nasce dalla consapevolezza che la civiltà ha conosciuto una crescente produzione di immagini creando inizialmente un fenomeno di proliferazione che nel giro di pochi anni ha procurato un corto circuito produttivo saturando completamente l’immaginario contemporaneo. La scelta di Schmid è andata quindi controcorrente limitandosi a cercare, raccogliere e riutilizzare fotografie già esistenti e scattate da altri ma anche collezionando altri materiali cartacei come figurine, inviti, manifesti, cartoline, immagini stampate su libri, giornali e dépliant. L’azione primaria dell’artista è quella di togliere queste immagini dal flusso mediatico ed isolarle facendone emergere il potenziale espressivo nascosto. Molte di queste immagini rientrano in due dei suoi progetti più vasti. Il primo, Bilder von der Strasse, che copre circa trent’anni di ricerche e che comprende fotografie e materiali cartacei raccolti in luoghi pubblici tra il 1982 e il 2012; il secondo, Archiv, che si caratterizza per la ricerca e la catalogazione minuziosa di un nucleo enorme di immagini raccolte tra il 1986 e il 1999.

Fino al 19 dicembre sarà possibile vedere parte del corpus di questi e altri progetti nella prima personale di Schmid presso la galleria bolognese P420 in un’esposizione che raccoglie 60 immagini e 40 libri nei quali sono presenti fotografie non legate tra loro per tema e genere ma semplicemente accostate senza alcun commento una accanto all’altra. “Souvenirs” raccoglie sia la produzione storica che lavori creati per l’occasione che hanno come comune denominatore i viaggi fatti dall’artista nell’arco di tutta la sua vita e che gli hanno permesso di sondare ogni aspetto e tema della fotografia contemporanea grazie al continuo accumulo di materiali. Non stupisce se a distanza di quasi trent’anni il nuovo, ironico motto di Schmid sia diventato “Per favore non smettete di fotografare”.

Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 - Installation view - Courtesy dell'artista e P420, Bologna

Joachim Schmid Souvenir 09.15_0089 – Installation view – Courtesy dell’artista e P420, Bologna

Joachim Schmid, Viaggio in Italia, 2015, 8 stampe ad inchiostro pigmentato:8 pigment ink prints, cm.40x30 cad:each - Courtesy dell'artista e P420, Bologna

Joachim Schmid, Viaggio in Italia, 2015, 8 stampe ad inchiostro pigmentato:8 pigment ink prints, cm.40×30 cad:each – Courtesy dell’artista e P420, Bologna

Joachim Schmid, Archiv (1986–1999), #648, immagini trovate montate su cartone: found images mounted on card, cm.40x50 - Courtesy dell'artista e P420, Bologna

Joachim Schmid, Archiv (1986–1999), #648, immagini trovate montate su cartone: found images mounted on card, cm.40×50 – Courtesy dell’artista e P420, Bologna