• Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra
  • Michel Blazy, Sans titre, 2013, 20 brooms, clay pot. soil, lamps, dimensions variable
  • Michel Blazy, Pull over time, 2013, pullover, sweatshirts, plants, water
  • Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra
  • Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra
  • Michel Blazy, Pull over time, 2013, pullover, sweatshirts, plants, water.
  • Michel Blazy, IBookgarden, 2014, laptop, water, plants, earth, shelf, desktop lamp with daylight bulb, 42 x 65 x 44 cm
  • Michel Blazy, Avocat, 2012
  • Michel Blazy, Avocat, 1997, pot, avocado, dimensions variable, pedestal (30 x 50 x 50 cm)
  • Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra
  • Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra

Sbalzi di temperatura, mutazione della luce, umidità: questi i ‘vettori’ che trasformano, giorno per giorno le opere di Michel Blazy. Nato a Monaco nel 1966, ma di casa a Parigi, l’artista francese presenta la mostra a cura di Lorenzo Giusti ‘Living Room’ al Man di Nuoro fino al 10 aprile 2016. Per il museo sardo Blazy ha progettato un salotto “animato” in cui elementi organici – erba, piante, prodotti alimentari – coabitano con oggetti statici, come vestiti o vecchi computer. L’installazione rovescia le convenzioni museali proponendo un modello espositivo alternativo, in cui l’imprevedibilità e il caso sono elementi primari nella costituzione e comprensione della sua ricerca. Generazioni, sviluppi, disfacimenti sono azioni visibili con una temporalità sì dilata ma concettualmente verificabile. La materia biologica diventa cooperatrice nello sviluppo e nella realizzazione dell’opera, mettendo in primo piano elementi impalpabili e fortemente poetiche come la luce e la temperatura.

Con questa mostra il Museo MAN da avvio ad un programma annuale dedicato alle trasformazioni del pensiero ecologico.

Segue l’intervista con Michel Blazy.

ATP: Per la mostra al MAN di Nuoro proponi un vero e proprio salotto dove elementi organici convivono e interagiscono con oggetti statici e inorganici. Come è nata l’idea di proporre questo progetto?

Al MAN presento un insieme di lavori che riprendono gli elementi di una natura decorativa e « trasferita », come appunto in un salotto: un acquario, una pianta verde, una pietra, un quadro, un computer. All’interno dell’acquario ci sono delle pile di maglioni, dei pantaloni, delle scarpe sportive e delle macchine fotografiche, su cui crescono delle piante. Un micro-ecosistema, come una metafora della condizione terrestre. La pianta verde è un avocado il cui vaso è stato inclinato circa dodici anni fa. L’idea è nata parlando con Lorenzo Giusti, e non tanto osservando lo spazio del museo – un normale white cube – quanto osservando la relazione tra alcune delle mie ultime opere, che mi ha fatto pensare appunto a un salotto, a una natura miniaturizzata o rappresentata.

ATP: Nelle tue opere avviene un’affascinante interazione tra essere viventi quali piante, erba e prodotti alimentari con oggetti come scarpe, abiti, macchine fotografiche, computer ecc. In Cosa ti interessa di questa osmosi sia a livello estetico che concettuale?

MB: Io vedo il mondo del vivente come un grande tutto. Non c’è distinzione tra natura e cultura, tra l’uomo, gli animali e le piante. Anche le cose che gli uomini producono fanno parte di un grande insieme a cui tutto ritorna, con cui tutto si mescola. Cogliere questa unità è ciò che più mi interessa fare attraverso il mio lavoro.

ATP: Il tempo è un elemento fondamentale nella tua ricerca. L’aspetto temporale agisce in modo imprevedibile e incontrollato nelle tue opere. Ti è mai successo che l’esito di un’opera sia stato completamente diverso da come te lo immaginavi?

MB: L’ultima volta che ho fatto un “muro scrostato” sono rimasto davvero sorpreso. I miei muri sono realizzati impastando polvere di agar agar, acqua e colorante alimentare, il tutto cotto e steso a caldo sul muro. Seccando la materia si ritira e si screpola, creando un effetto molto interessante dal mio punto di vista. Al MACVAL le screpolature dopo tre giorni continuavano a formarsi progressivamente e non si arrestavano. Credo fosse dovuto al fatto che i muri erano di fronte a una grande superficie vetrata e che lo sbalzo igrometrico tra il giorno e la notte era senza dubbio molto forte. Il muro non cessava di assorbire umidità e di seccare e quindi di crettarsi, mentre di solito dopo tre giorni tende a stabilizzarsi. Ero pronto a stendere una seconda mano per migliorare il pezzo, ma alla fine ho aspettato e finalmente il processo si è stabilizzato.

Michel Blazy Living room MAN,   Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view -  Foto Ivan Capra

Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro – Installation view – Foto Ivan Capra

ATP: La tua ricerca mette in discussione l’attrazione – oramai consolidata – che l’uomo contemporaneo ha per la tecnologia. Computer, tablet, lettori MP3, orologi digitali ecc., sono parte integrante del nostro quotidiano. Vederli ‘conquistati’ dalla natura, rende questi strumenti obsoleti e inutili. Cosa pensi di questo aspetto del tuo lavoro? E’ una critica palese all’eccesso tecnologico che ci circonda? 

MB: La mia non è una critica alla tecnologia, è piuttosto un punto di vista critico rispetto al nostro rapporto con il tempo, che la tecnologia ha profondamente cambiato. E’ la questione del tempo a interessarmi, non la tecnologia in sé. A me interessa che le mie opere raccontino la storia del loro tempo trascorso. I miei oggetti non sono però delle “antichità”, dei pezzi di antiquariato, anche se con il tempo probabilmente appariranno sempre più come tali. Mi piace che questi oggetti siano un po’ superati, ma che allo stesso tempo non mostrino ancora dei veri e propri segni di invecchiamento. Del resto è vero che ci sbarazziamo di queste cose molto prima che la loro vita come oggetti funzionanti sia finita. L’altra cosa che mi interessa è fare riflettere su determinati processi. Un pezzo di plastica impiega 4000 anni per scomparire; noi buttiamo via un computer dopo appena 5-6 anni.

ATP: Alcune tue opere – penso ad Avocat – necessitano di continue cure e attenzioni. Non ti preoccupa il fatto che un tuo lavoro, una volta venduto, possa deperire o cambiare radicalmente?

MB: Quello che è interessante dell’avocado è soprattutto la sua storia. Un avocado industriale che ha attraversato l’Atlantico. L’ho comprato in un supermercato, l’ho mangiato e piantato di nuovo. Questo è successo una quindicina di anni fa. Si possono riconoscere le tracce di una natura lontana. Una natura “post-supermercato”. Quanto alla possibilità che quest’opera scompaia, quello che mi viene da dire è che qualche volta è meglio scomparire. Io sparirò se dovrò sparire, se nessuno si interesserà più al mio lavoro. Finché ci sarà qualcuno a prendersene cura le mie opere esisteranno, anche perché io fornisco delle istruzioni per il loro mantenimento, o anche perché si possano riprodurre.

ATP: In merito al dipinto in mostra Barbacaen, come nasce il tuo interesse per la pittura? In particolare, mi racconti come hai iniziato a dipingere con cioccolato, uova e latte in polvere?

MB: Il quadro esposto al MAN, come altri che ho realizzato, è stato fatto sovrapponendo vari strati di crema industriale da dessert, di diverse tipologie, mangiata dai topi del mio atelier. Anche qui dei prodotti industriali sono scappati al loro destino normale – un po’ come il nocciolo dell’avocado – la materia si è liberata ed è entrata in contatto con il contesto. Le pitture sono le opere più stabili tra quelle che normalmente realizzo. Anche se di stabilità non si può mai parlare. Sono la traccia di un’azione.

ATP: Perché hai scelto di ricreare proprio un acquario per la mostra al MAN?

MB: A dire il vero quello che ho realizzato per la mostra al MAN è più un “vivarium” che un acquario. Il vivarium è sostanzialmente un acquario aperto, dedicato alle piante e agli animali. E’ un tipico oggetto da salotto, che ha l’ambizione di controllare e rappresentare la natura. E’ in questa relazione che mi interessa come oggetto e che l’ho pensato. Uno strano oggetto vivente, fatto per l’interno, ma che tenta di riprodurre l’esterno. Un vero e proprio microcosmo inserito dentro un altro microcosmo. L’idea è nata parallelamente a quella di ricostruire nelle sale del museo ciò che normalmente avviene in un salotto. L’immagine dell’acquario è stata la prima a venirmi in mente.

Michel Blazy Living room MAN,   Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view - Foto Ivan Capra

Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro – Installation view – Foto Ivan Capra

Michel Blazy Living room MAN,   Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Installation view -  Foto Ivan Capra

Michel Blazy Living room MAN, Museo d’Arte Provincia di Nuoro – Installation view – Foto Ivan Capra

Michel Blazy,   Pull over time,   2013,   pullover,   sweatshirts,   plants,   water.

Michel Blazy, Pull over time, 2013, pullover, sweatshirts, plants, water.