• Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach - Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske - Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven
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Reciprocal Score è un progetto che presenta la collaborazione tra Tauba Auerbach e Charlotte Posenenske. La doppia personale nasce dall’ ‘incontro’ di tre realtà espositive, STANDARD (OSLO), Mehdi Chouakri (Berlino) e Indipendenza (Roma) spazio quest’ultimo che ospita la mostra fino all’11 luglio 2015.

“Ispirandosi alla nozione di autentica co-autorialità proposta dalla serie Square Tubes D e DW di Posenenske (ogni volta che queste opere vengono esposte i vari componenti sono assemblati in configurazioni determinate di volta in volta dal curatore, dal collezionista, dal pubblico o, come in questo caso, da un artista) Auerbach ha tentato di realizzare una mostra che prendesse la forma di un dialogo, ma senza un reale iniziatore. Ogni singolo lavoro è allo stesso tempo richiesta e risposta – una partitura che l’altro è invitato a suonare. Dopo vari soggiorni preparatori a Roma, Auerbach ha voluto accogliere nella mostra le strutture architettoniche e gli elementi ornamentali colti durante le sue visite della città. Movimenti serpeggianti, circolari ed elicoidali emergono dalla geometria di angoli retti delle opere intessute di Auerbach e dal profilo quadrato dei componenti industriali di Posenenske.”

ATPdiary ha posto alcune domande a Tauba Auerbach.

ATP: Come hai strutturato il dialogo con l’opera di Charlotte Posenenske?

Tauba Auerbach: Nelle serie D e DW Charlotte Posenenske lascia la configurazione degli elementi agli altri – curatori, collezionisti, colleghi artisti, al pubblico – così la nozione di co-autorialità è tanto parte dell’opera quanto degli stessi oggetti fisici. Penso di averlo preso come una specie di punto di partenza impossibile e ho cercato di creare un’autentica co-autorialità nell’intera mostra. È stato particolarmente impegnativo perché la Posenenske non c’è più, così ho provato a pensare come lei, ho voluto chiedere alla mia Charlotte immaginaria di pensare in modo diverso o nuovo, comunque sempre come lei, nella stessa misura in cui il suo lavoro mi chiedeva di pensare in modo diverso o nuovo. Non volevo né strumentalizzare il suo lavoro al servizio delle mie idee, né prendere tutti i miei spunti da lei semplicemente perché il suo lavoro è già stato realizzato, e se lei fosse qui sarebbe più anziana e sicuramente più saggia di me.

Così ho controllato tutti i libri sul suo lavoro per studiare che cosa è stato fatto e realizzato, dato che molto poco è stato compiuto sulla capacità di creare forme e movimenti rotanti e ciclici, con questi elementi. Ciò si è concretizzato bene in due cose che avevo già in mente: le spirali, per ragioni che sarò felice di approfondire se siete interessati, e la costruzione di forme e movimenti tondi e organici all’interno della struttura rigorosamente ortogonale della tessitura biassiale.

Quindi, fondamentalmente, sono passata dall’una all’altra testando configurazioni per le sculture di Posenenske e progettando tessiture che rispondessero reciprocamente, e più o meno giravano tutte attorno ad alcuni motivi architettonici di cornice che ho visto in giro per Roma. È stato un punto di partenza naturale perché avevo già lavorato con l’ornamento architettonico nelle opere intessute, e le opere D e DW richiamano gli elementi industriali che creano ornamento e cornice casuali ma onnipresenti in tutte le città. La conduttura spesso abbraccia un muro o un tetto, come un bordo o una cornice. Ho lavorato per un po’ con gli orli sulla sinistra e sulla parte superiore delle mie tessiture, così che anch’esse sembrassero una normale abitudine formale da introdurre. Ho continuato in quel modo per oltre un anno, facendo diversi viaggi a Roma, soggiornando presso Indipendenza. Ho sofferto di insonnia fino a notte talmente tarda che avrei montato le prove per le sculture sul mio pigiama. Le persone che lavorano nella sede del giornale di sport dall’altra parte della strada lavoravano ventiquattro ore su ventiquattro, chissà che cosa hanno pensato quando mi hanno visto  mettere insieme condutture in spirali alle 4:00 del mattino.

ATP: Come e quanto ti ha influenzato la città di Roma in questo progetto per Indipendenza?

TA: Molto! Sono assolutamente affascinata da Roma. Ho fatto tre viaggi fondamentali in preparazione alla mostra. E in uno di questi viaggi ho fatto un pellegrinaggio a nord, al cimitero che ospita la Tomba Brion di Carlo Scarpa, che si è rivelato essere uno dei viaggi più speciali della mia vita.

ATP: Come hai sviluppato la pubblicazione «RECIPROCAL SCORE» che presenti alla mostra?

TA: In preparazione alla mostra ho fatto i modelli del lavoro di Posenenske, disegnando il tracciato aperto degli elementi in illustrator e li ho tagliati con un plotter ad un negozio di rilegatura vicino. Mi sono piaciuti molto i modelli e il materiale a basso costo da cui li ho fatti ritagliare, così ho deciso di progettare un catalogo per la mostra basato su questo metodo di produzione. Per Diagonal spesso trovo le tecniche di produzione e poi da lì lavoro a ritroso, vedo cosa si può fare in modo economico. Ho pensato che sarebbe bello se potessi fare un libro ritagliato da un unico pezzo dello stesso cartone del modello, che in un certo modo assorba le forme dei modelli nel libro. Le versioni a scatto [pop-up] semplificano i quattro elementi di cartone delle serie DW, inoltre ho lasciato spazio su entrambi i lati di ognuna per i timbri in gomma. Ci sono 8 timbri ricavati dai motivi nelle tessiture – alcuni ovali, cubici, e motivi di cornice sia in due che in tre dimensioni.

ATP: Nella presentazione della tua ricerca c’è spesso un’allusione al tuo interesse per la “topologia”, per le “dimensioni spaziali superiori” e la “chiralità”. Puoi dirmi perché sei interessata a questi tipi di “visioni”?

TA: A dire il vero non m’interessa molto la chiralità. Ma mi interessa molto il campo della topologia e la nozione di dimensioni spaziali superiori. Non in modo superficiale – lo intendo in un modo molto tecnico, e penso che possa intersecarsi con lo spirituale senza diventare finto. Più apprendo sulla topologia, più mi sembra che sia questa a definire tutto: l’architettura della connettività all’interno di oggetti reali e teorici, tra le persone a livello sociale, tra i concetti in una filosofia o un sistema o un pensiero, tra i neuroni nel cervello e tra gli atomi composti da prodotti chimici in azione, tra tutto lo spazio e il tempo che determinano la forma dell’universo in generale. Penso che le domande finora senza risposta sulla coscienza, siano tutte veramente domande sulla topologia, e che 4 + n dimensioni spaziali entrino in gioco.

Traduzione di Gabrio Micheli

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach -  Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske - Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach – Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske – Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven

Indipendenza, STANDARD (Oslo) and Mehdi Chouakri present Reciprocal Score, a two person exhibition of work by Tauba Auerbach and Charlotte Posenenske. Taking the notion of true co-authorship advanced by Posenenske’s D and DW square tubes series (each time theses works are exhibited the components are assembled in configurations determined by the curator, collector, the public or as in this case, a fellow artist) Auerbach endeavored to make an exhibition in the form of dialog with no initiator. Each artist’s work is both call and response—a score for the other to play. Making several trips to Rome in preparation, Auerbach incorporated architectural structure and ornament from around the city into the exhibition. Twisting, looping and helical gestures emerge from the right-angle geometry of Auerbach’s woven paintings and Posenenske’s square profile industrial components. The show will be accompanied by a corresponding rubber-stamped, plotter-cut book by the same title, published by Auerbach’s imprint, Diagonal Press.

Interview with Tauba Auerbach

ATP: How did you structure the dialogue with Charlotte Posenenske’s oeuvre?

Tauba Auerbach: Well in the D and DW series Charlotte Posenenske left the arrangement of components up to others — curators, collectors, fellow artists, the public— so the principle of co-authorship is as much a part of the work and the physical objects themselves. I guess I took this as some kind of an impossible starting point and set out to try to create true co-authorship in the show as a whole. This was especially challenging because Posenenske is dead, so I tried to think as her, but I wanted to ask my imagined Charlotte to think differently or newly, though still as her, in equal measure to how her work was asking me to think differently or newly. I neither wanted to just instrumentalize her work to serve my own ideas, nor take all my cues from her simply because her work was already in existence and if she were here she would be older and surely wiser than I am.

So I went through all the books on her work to study what had been done and realized that very little had been made of the ability to create rotating, cyclical forms and gestures with these units. This gelled well with two things that were already on my mind: helices, for reasons that I’m happy to get into if you’re interested, and making round and organic shapes and gestures within the strictly orthogonal structure of biaxial weaving.

So basically I toggled back and forth between testing out configurations for Posenenske sculptures and planning out weavings that responded to one another, and it all kind of circled around some of architectural bordering motifs I saw around Rome.  This was a natural starting place because I had already been working with architectural ornament in the woven paintings, and the D and DW works call out the industrial elements that create accidental but omnipresent ornament and bordering in any city. Ductwork often hugs a wall or a roof, kind of edging and or framing it. I’d been working with borders on the left and top of my weavings for a while, so that also seemed like a natural formal habit to bring in. I went on this way for over a year, making several trips to Rome, staying at Indipendenza. I had insomnia so late at night I’d put together trials for sculptures in my pajamas. The people working at the sports newspaper office across the street were work around the clock, and I wonder what they thought when they saw this person putting together ducts into loops at 4:00 in the morning.

ATP: How and how much did the city of Rome influenced this project for Indipendenza?

TA: A lot! I’m utterly taken in by Rome. I took three substantial trips there in preparation for the show. And on one of those trips I took a pilgrimage up north to the Brion-Vega cemetery, which turned out to be one of the most special trips of my life.

ATP: How did you develop the publication “RECIPROCAL SCORE” that you’ll present for the show?

AT: To prepare for the show I made models of Posenenske’s work by drawing the components unfolded in illustrator and having them cut on a plotter at a nearby book binding supply store.  I really liked the models and the cheap material I had them cut our of, so I decided to plan a catalog for the show around this production method.  For Diagonal I often find out about production techniques and then work backwards from there, seeing what’s possible in a cheap way. I thought it would be cool if I could make a book that was cut out of one continuous piece of the same bristol as the model, and kind of absorbed the shapes of the models into the book. The pop-ups simplified versions of the four components in the cardboard DW series, and I left space on either side of each one for rubber stamps. There are 8 stamps pulled from the motifs in the weavings— some ovals, building blocks, and border motifs in both two and three dimensions.

ATP: In the presentation of your research there’s often an allusion to your interest for “topology”, for “superior spatial dimensions” and “clarity”. Can you tell me why you’re interested in these kind of “visions”?

AT: I don’t care much for clarity actually. But I do care quite a lot for the field of topology and the notion of higher spatial dimensions. I don’t mean this in a hokey way—— I mean it in a very technical way, and think that can intersect with the spiritual without getting hokey.  The more I learn about topology the more I see everything as defined by it: the architecture of connectivity within real and theoretical objects, between people socially, between concepts in a philosophy or a system or thought, between the neurons in the brain and between the atoms comprising the chemicals at work within it, between all of space and time determining the shape of the universe in general. I think that the as-yet unanswered questions about consciousness are all really questions about topology, and that 4 + n spatial dimensions come into play.

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach -  Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske - Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach – Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske – Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach -  Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske - Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven

Installation view, Indipendenza, Roma, 2015 — Tauba Auerbach – Courtesy of the artist and STANDARD (OSLO), Oslo, Charlotte Posenenske – Courtesy Estate of Charlotte Posenenske and Mehdi Chouakri, Berlin, Photographer Vegard Kleven