• Christian Holstad, Toothpick - Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano/London
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In occasione della sua nuova mostra personale alla galleria Massimo De CarloTOOTHPICK, ATPdiary ha posto alcune domande all’artista americano Christian HolstadTOOTHPICK è un viaggio appassionante all’interno della natura ciclica della creazione, della crescita, dello spreco e della dissipazione. Nella sua pratica Christian Holstad ha spesso esplorato, sia esteticamente che concettualmente, il contenuto dell’idea del consumo, dello sfruttamento delle risorse e del conseguente impatto che hanno nel mondo. In TOOTHPICK questa esplorazione è affiancata dalla nuova musa dell’artista: il cibo. Negli ultimi anni, citando le parole dell’artista stesso: “Cucinare è stato come imparare un nuovo linguaggio.” 

Alcune domande all’artista —

ATP: Mi spieghi perché questo titolo: TOOTHPICK?

Christian Holstad: La scintilla che ha generato il germe della mostra è stato uno stuzzicadenti che ho usato dopo un pasto. C’era l’immagine di un leone che si puliva i denti con l’unghia e la scritta “Classic” a fianco, in blu. Io ne ho realizzato una versione più grande per la mostra. Ogni opera è legata al cibo. Gli stuzzicadenti si trovano sia all’inizio (gli antipasti), sia alla fine per sottolineare la conclusione (per rimuovere pezzetti di cibo incastrati tra i denti).

ATP: Consumo e consumismo: tema molto attuale e importate. Che opinione hai della società contemporanea in relazione allo spreco e al consumo?

CH: Negli Stati Uniti annualmente il 30% del cibo, che vale più di 32 milioni di euro, è gettato via. E questo non ha niente a che fare con il packaging eccessivo.

ATP: Una nuova musa, il cibo. Mi racconti un po’ i tuoi pensieri in merito a questo tema?

CH: Quando si impara una nuova lingua arriva il momento in cui la tua risposta non è più ponderata. Inizi a rispondere come faresti nella tua lingua madre. Io ho avuto la stessa sensazione nei riguardi del cibo e della cucina lo scorso anno. Prima, dovevo leggere e seguire le ricette per sentirmi in grado di preparare del cibo. C’è un detto in inglese, che recita “Sei ciò che mangi”. Di questo mi piace il fatto che possa diventare un modo per esplorare sia se stessi che la cultura che ci circonda.

ATP: Che relazione hai trovato tra la creta e il cibo?

CH: Il mio ingresso nel mondo del cibo e della cucina è stato accompagnato dalle torte americane. Ho un dono naturale per l’impasto. Penso che possa provenire dal mio background di lavoro con la ceramica. Entrambi infatti sono spesso processi alchemici, di trasformazione di qualcosa (spesso la terra) con l’aiuto degli altri tre elementi principali (fuoco, acqua e aria). La prima ceramica si pensa sia stata usata proprio per il cibo. Esistono due teorie: la prima è che la terra fosse usata per rivestire dei cesti e per riempirne i buchi. Un cesto fu posizionato troppo vicino al fuoco e voilà, il cesto si bruciò, la creta colò e si formò un piatto. La seconda teoria prevede che i teschi fossero usati come ciotole e la creta fosse usata per chiudere i fori. Anche in questo caso, una ciotola posizionata troppo vicino al fuoco; stesso copione. Questo è l’inizio di una relazione molto lunga tra cibo e creta.

ATP: Che scoperte hai fatto a Faenza, lavorando con degli abili maestri della ceramica?

CH: Per quanto ne so, il resto del mondo lavora con il tornio tra le gambe. Qui a Faenza invece si mantiene il corpo di lato. In buona parte d’Europa le opere in terracotta sono chiamate Faience o Faïence, che è il nome convenzionale dato in inglese alla ceramica smaltata a stagno su un delicato corpo di argilla lucidato e chiaro, originariamente associato dai francesi con le ceramiche esportate da Faenza. La Ceramica Gatti ha, fin dalla sua concezione, creato e perfezionato la lucentezza e la maiolica.

ATP: In breve, che lavori presenterai in galleria?

CH: Opere realizzate con tecniche differenti, ma tutte legate al cibo.

Christian Holstad, Toothpick -  Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano:London

Christian Holstad, Toothpick – Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano:London

Short interview with Christian Holstad — Massimo De Carlo Gallery, Milan 

On the occasion of his new solo exhibition TOOTHPICK, ATPdiary asked some questions to American artist Christian Holstad. TOOTHPICK is a fascinating journey into the cyclical nature of growth, waste and profligacy. In his practice Christian Holstad often explored, both aesthetically and conceptually, the content of the idea of consumption, of resources exploitation and the consequent impact they have on the world. In TOOTHPICK this exploration is flanked by the new muse of the artist: food. In the last few years, quoting the artist himself: “Cooking was like learning a new language”.

ATP: Could you explain me something about the title: TOOTHPICK?

Christian Holstad: The spark that led to the show was a toothpick I took after a meal. It had a picture of a lion picking its tooth with his nail with the word “Classic” next to in in blue. I made a larger version for the show. Each work in the show is food related. Toothpicks are found in the beginning (appetizers) as well as the punctuating end (to remove lodged bits between teeth)

ATP: Consumption and consumerism: a very important and current theme. What is your opinion of contemporary society in relationship with use and waste?

CH: In the United States 30% of all food, worth US$48.3 billion (€32.5 billion), is thrown away each year. This has nothing to do with the amount of packaging.

ATP: Food is a new muse. Would you like to tell me something about your thoughts on this topic?

CH: When learning a new language there comes a moment when your response is no longer paused. You can answer as you would your mother tongue. I had this same experience with food/cooking this last year. Before I had to look at recipes before feeling comfortable preparing foods. There is a saying in English, ”You are what you eat.” I like that this can become another way to explore both oneself and the culture surrounding.

ATP: Which is the relationship you found between food and clay?

CH: My gateway into food and cooking was with American pies. I had a natural gift for the crust. I think this came from my ceramics background. Both are often a process of alchemy, transforming something (often of the earth) with the help of the other 3 main elements (fire, water and air). The first pottery is believed to have been used for food. Two theories are that One: Earth was used to line baskets to fill the holes. That a basket was placed too close to the fire and “voila” the basket burned away and you have a dish. Two: That skulls were used as bowls and clay was also used to patch holes. Again, possibly placed too close to the flame. This is the beginning of a very long relationship between food and clay.

ATP: What did you find out in Faenza, working with the experienced masters of ceramic?

CH: As far as I understand the rest of the world throws with the potters wheel between the legs. Here in Faenza it is side saddle. In most of Europe terra-cotta works are called Faience or Faïence which is the conventional name in English for fine tin-glazed pottery on a delicate pale buff earthenware body, originally associated by French speakers with wares exported from Faenza. Ceramica Gatti has been creating and perfecting lustered and Maiolica since it’s conception

ATP: Shortly, what are you going to exhibit at Massimo De Carlo?

CH:Works of a variety of mediums all relating to food.

Christian Holstad, Toothpick - Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano:London

Christian Holstad, Toothpick – Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano:London

Christian Holstad, Toothpick - Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo,  Milano:London

Christian Holstad, Toothpick – Photo credit Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo, Milano:London