Simone Berti, Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline, 2014 installazione / installation  Courtesy of the artist

Simone Berti, Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline, 2014 installazione / installation Courtesy of the artist

Il 15 maggio apre i battenti I’ll Be There Forever The Sense of Classic, la  mostra – prodotta da Acqua di Parma e  a cura di Cloe Piccoli – che “scandaglia un tema d’attualità e rilevanza internazionale, come quello del classico nell’arte contemporanea, osservando come gli artisti si confrontino con questo concetto. Il classico di I’ll Be There Forever è The Sense of Classic, ovvero non uno stile o una citazione, ma un’atmosfera, un’ispirazione, un elemento sfuggente, evanescente, eppure assertivo nella sua presenza persistente.”

Nel suo intervento in catalogo, il curatore Alessandro Rabottini, scrive:

“Ci muoviamo all’interno di uno spazio di memoria e d’immaginazione, uno spazio le cui proprietà sono vicine al concetto di classico, che non è soltanto un concetto incompleto e sfuggente di per sé, ma un concetto produttivo fin quando, come la Storia, esso resta dinamico.  In uno dei testi della raccolta “Attaccapanni” (1978), Luciano Fabro fornisce una sua personale definizione del concetto di “classico”, spostando immediatamente il centro del discorso sul carattere di estraneità che caratterizza ciò che pensiamo di conoscere e di poter dare per acquisito, quasi per scontato:  “Per dare una ragione al senso fascinoso di classico mi occorre definire, anche se brevemente, il senso di invenzione. La definirei così: l’invenzione è conoscenza in movimento. Ma ogni conoscenza tenta un punto in cui concludersi. L’invenzione allora turba la pace raggiunta, manifesta l’insoddisfazione, pone il dilemma tra quiete e stimolo. Classico è l’invenzione che risolve la drammaticità di queste spinte in un’organica quiete. Classico è dunque conoscenza in movimento sotto forma di quiete. Il classico sembra messo lì a servire come regola, come modello da seguire. Donatello sembra così chiaro, così risolutivo, ma la sua soluzione è inafferrabile. Si può fare la copia del classico. Ma ciò equivale a denunciarne la completa, assoluta estraneità: quando si rifà il classico ci si nega il movimento dell’invenzione. Ogni rifacimento classico vale ad arredare il vuoto di Invenzione”. ( L. Fabro, in Lettere ai Germani, sesto libro di “Attaccapanni”, in Arte Povera. Storia e storie, a cura di G. Celant, Electa, Milano 2011, p. 190.)

ATPdiary ha posto una serie di domande agli artisti, in merito sia al concetto della mostre che alle opere che esporranno in questa occasione. Iniziamo con le due brevi interviste a Simone Berti e Armin Linke.

— SIMONE BERTI

ATP:  La mostra “I’ll Be There Forever /The Sense of Classic” ti ha portato, per molti versi, a relazionarti con concetti quali classico, storia, storia dell’arte e figure archetipe, ma anche termini come intramontabile, canonico ed esemplare. Mi dai una tua definizione di “classico”?

Simone Berti:  Anche solo dopo l’introduzione di Italo Calvino a “Perché leggere i classici”, non è cosa facile trovare una definizione univoca. In maniera molto semplice, per me rappresenta una permanenza dalla quale, all’interno di una determinata cultura e in ogni campo delle arti, diventa impossibile prescindere.

ATP:  Idealmente, hai mai immaginato una tua opera tra un secolo? Come sarà fruita o, ancora, cosa ne resterà?

SB:  Penso sempre al mio lavoro in relazione all’ “imponente” storia dell’arte. Per quanto riguarda la durata dell’opera, credo sia importante che le testimonianze delle culture siano preservate per quanto possibile. Da un certo punto di vista però il mio operare è notevolmente brutale. Nei miei quadri spesso faccio a pezzi capolavori del passato e cerco di sottometterli alle mie esigenze. Penso sia come segnare il territorio, esorcizzare il peso degli antenati o, ancora meglio, scavarmi una tana negli strati della storia.

ATP: Le opere che presenterai alla mostra “I’ll Be There Forever /The Sense of Classic”, dialogheranno con l’architettura di Palazzo Cusani. Quali aspetti dello spazio hai ritenuto più stimolanti per la tua installazione?

 SB: Ogni sala di Palazzo Cusani, oltre alle bellissime tappezzerie, ha un arredamento fatto di salotti settecenteschi. Uno di questi salotti verrà sollevato andando a fare parte di una delle installazioni che sorregge i miei dipinti.

 ATP:  Pittura, scultura e architettura si fondono in un’unica opera. Che relazioni hanno i soggetti dei tuoi quadri con l’ambiente che li circonda?

SB: Se parliamo di installazione, come ho detto poco sopra, le strutture che sorreggono i dipinti sono progettate tenendo conto dell’ambiente particolare, andando anche ad integrare alcuni oggetti. Per ciò che riguarda il soggetto vero e proprio del quadro, non c’è una relazione voluta. Da un paio d’anni sto lavorando su temi che riprendono elementi della storia dell’arte e questo, oltre che avere particolarmente senso nella mostra curata da Cloe Piccoli, casualmente si adatta anche all’ambiente.

Armin Linke, Carlo Mollino, Teatro Regio, Torino Italy, 2009 

Armin Linke, Carlo Mollino, Teatro Regio, Torino Italy, 2009

— ARMIN LINKE

ATP: La mostra “I’ll Be There Forever /The Sense of Classic” ti ha portato, per molti versi, a relazionarti con concetti quali classico, storia, storia dell’arte e figure archetipe, ma anche termini come intramontabile, canonico ed esemplare. Mi dai una tua definizione di “classico”?

 Armin Linke: Un concetto che per definizione è da superare in continuazione.

ATP: Hai mai pensato al tuo lavoro in relazione all’ “imponente” storia dell’arte? O, ad un altro aspetto fondamentale: la durata di un’opera?

AL: Vedo il lavoro in senso performatico come se fosse una esecuzione musicale. L’installazione nello spazio e l’esperienza diretta nel contesto sono parti concettuali dell’opera

ATP:  Idealmente, hai mai immaginato una tua opera tra un secolo? Come sarà fruita o, ancora, cosa ne resterà?

AL: L’ opera resterà invariata, la fruizione potrebbe cambiare.

ATP:  Mi racconti un’opera che definiresti “un classico”? Perché?

AL: Non saprei. “Classico” è una definizione di una categoria  autodeterminata per  legittimare un proprio potere culturale e di conseguenza sottolineare il proprio status sociale.

ATP:  La serie di opere che presenterai, hanno come protagonista l’intervento di Carlo Scarpa alla Galleria Regionale della Sicilia e a Palazzo Abatellis. Cosa riveli, attraverso la tua visione, di questa grande personalità del XX secolo?

AL: Nell’opera di Scarpa per Palazzo Abatellis è presente un’urgenza speciale dopo il periodo fascista. Mi piace l’idea che il pubblico possa interagire con il display ed essere partecipe della storia comune, di una esperienza sensoriale in un nuovo contesto più aperto e leggiadro.

ATP:  Perché hai scelto questo soggetto?

AL: E’ un grande esempio di eleganza.

illbethereforever.com

Armin Linke Carlo Scarpa, Palazzo Abatellis, Room with Bust of a Gentlewoman Palermo Italy 2015 © Armin Linke, 2015

Armin Linke Carlo Scarpa, Palazzo Abatellis, Room with Bust of a Gentlewoman Palermo Italy 2015 © Armin Linke, 2015

© Simone Berti 2015

© Simone Berti 2015