• Samara Scott, The Potato Diggers, 2014, Coperchio di contenitore ittico, cera profumata, acquarelli, colorante alimentare, vino bianco 55 x 35 x 8 cm Courtesy: l’artista e The Sunday Painter, London
  • Samara Scott, Pretty stove (dettaglio), 2014, Teglie, stagnola, colori ad olio, gel, sali da bagno, 32 x 25 x 14 cm Courtesy: l’artista e The Sunday Painter, Londra
  • Santo Tolone, Nuvola, 2013 Allumino, mastice poliuretanico, poliuretano alta densità, poliestere, stucco metallico, pittura, impiallacciato in legno di Palissandro, multistrato di pioppo, truciolare 170 x 80 x 80 cm Courtesy: l’artista e Limoncello, London Photo: Alessandro Zambianchi
  • Santo Tolone, Frutta, 2012 Ottone, semi di frutta, legno di Tiglio 91 x 29 x 29 cm Courtesy: l’artista e Limoncello, Londra Photo: Alex Delfanne

Sabato 27 Giugno ad Arezzo inaugurerà la kermesse ICASTICA. Oltre 100 artisti saranno invitati ad esporre in ben 5 mostre allestite in circa 40 spazi aretini, tra cui chiese, basiliche, gallerie d’arte, Musei – da quello Statale d’arte Medievale e Moderna alla Casa Museo di Giorgio Vasari – palazzi, piazze e loggiati.

Per ulteriori informazioni sulla manifestazione ICASTICA 2015 PRESS RELEASE

Segue l’intervista a Ilaria Gianni, curatrice della mostra TAVERNA – siamo aperti, ospitata nella Fraternita dei Laici in Piazza Grande.

Per leggere il CS della mostra TAVERNA – WE ARE OPEN

ATP: In che modo gli spazi di Fratenita dei Laici, importante istituzione caritatevole aretina, fondata nel 1262, hanno ispirato il concetto della mostra e la selezione delle opere?

Ilaria Gianni: La Fraternita dei Laici ha svolto per 750 anni attività assistenziale per bisognosi, pellegrini e viandanti. L’istituzione ha aiutato, sostenuto e ospitato coloro che ne avevano necessità. Non meno rilevante è il ruolo che la Fraternita del Laici ha ricoperto – e che ricopre tutt’ora – nella promozione culturale.
Tenendo bene in mente questi volti e vocazioni dell’istituzione ho riflettuto sull’idea di accoglienza, di spazio condiviso e di produzione culturale. Per Icastica 2015, il progetto espositivo TAVERNA – Siamo aperti, trasformerà alcune sale della Fraternita dei Laici in ambienti confortevoli e familiari dove convivranno e si giustapporranno in maniera inedita tempi e storie. Capolavori del passato, opere d’arte contemporanea, oggetti d’arredamento appartenenti al palazzo e interventi pensati appositamente per le stanze, pietanze e presenze fisiche coesisteranno per la durata della mostra dando luogo ad un spazio da vivere. Le sale della Fraternita dei Laici si animeranno, ragionando così sull’idea di ospitalità, condivisione, aggregazione e più in particolare sulla dimensione del nutrimento. La riflessione sulla storia e le funzioni dell’istituzione, insieme ad una serie di opere che da tempo mi avevano ispirato un progetto sul cibo come fonte di ricerca estetica, soggetto dai significati simbolici ed allegorici, strumento e testimonianza di un’analisi sociologica, hanno dato vita al progetto espositivo TAVERNA – Siamo aperti.

ATP: Alcune opere sono state realizzate appositamente per le stanze del Palazzo Fraternita dei Laici. Potresti introdurcele? Come dialogheranno con gli spazi e con gli altri lavori in mostra?

IG: La mostra vede interventi molto diversi di åbäke, Salvatore Arancio, Vanessa Billy, Karina Bisch, Lupo Borgonovo, Gabriele De Santis, Gintaras Didžiapetris, Tim Ellis, Flavio Favelli, Ryan Gander, Nicholas Hatfull, Alek O., Nicola Pecoraro, Samara Scott, Santo Tolone, Bedwyr Williams. Con ogni artista abbiamo pensato a opere specifiche per lo spazio e in relazione alla dimensione della mostra stessa. Alcuni artisti parteciperanno con opere preesistenti, molti hanno voluto rispondere con lavori inediti, alcuni si sono addirittura messi in gioco realizzando un’opera commestibile.

Per entrare nello specifico, posso fare qualche esempio. Tempo fa avevo visto il lavoro Tea, 2014, di Gintaras Didžiapetris, e ho subito pensato di inserirlo nella mostra. Dopo un confronto con l’artista è però emerso un lavoro che aveva recentemente realizzato con i mochi, stampando delle immagini serigrafiche del dolce giapponese su un plinto. Per l’occasione ha cambiato rotta e deciso di collaborare con uno chef giapponese che concepirà dei mochi d’autore offerti agli ospiti/commensali nel corso della mostra. Bedwyr Williams espone per la prima volta un calco della sua testa in ceramica, Bedwyr, 2015, che svolge anche la funzione di barattolo al cui interno verrà inserito un cavolfiore sotto aceto raffigurante il suo cervello. Alek O. mostrerà A Similar Collection (Achille Castiglioni), 2011, una collezione di stampi per torte, ispirata a quella di Castiglioni stesso, ma ha anche lavorato a delle nuove fusioni. Oltre a Pretty Stove, 2014, e The Potato Diggers, 2014, opere realizzate con materiali organici e deperibili, Samara Scott ha pensato ad una tovaglia dipinta con yogurt e colorante alimentare da adagiare su uno dei tavoli delle sale. Il tavolo sarà apparecchiato con lavori di altri artisti. Potrei continuare ma non vorrei svelare tutta la mostra…!

Tutti i lavori saranno collocati in armonia con gli spazi e i mobili esistenti. In poche parole, TAVERNA – siamo aperti si pone come un’unica grande installazione che trasformerà per un periodo di tempo la quadreria, la sala del Rettore e la sala del Magistrato – stanze cariche di memoria e di vissuto – in spazi conviviali riconoscibili. Questa nuova identità delle stanze getterà un ponte tra epoche, svelandone una natura segreta, dischiudendo spazi di vita, di condivisione, di aggregazione e di scambio, luoghi in cui ci si nutre. Le storie appartenenti al palazzo, le funzioni delle sale e dell’istituzione nel corso del tempo andranno così ad intrecciarsi con le nuove esperienze messe in atto dalla mostra. Abbattuti i limiti esistenti tra opere d’arte e pubblico, lo spettatore sarà sollecitato a porsi come soggetto attivo, invitato a un confronto diretto con le opere e lo spazio che potrà fruire, vivere, persino assaggiare.

ATP: La quadreria, la sala del Rettore e la sala del Magistrato sono state trasformate rispettivamente in una cucina, una sala da pranzo e una dispensa. Potresti raccontarci brevemente cosa ha ispirato questa particolare trasformazione e in che modo l’hai realizzata?

IG: Per ora posso solo rispondere a questa domanda dicendo che la spazialità delle tre stanze ha ispirato questa metaforica divisione degli ambienti. Fino all’allestimento compiuto non riesco purtroppo a fornire più informazioni su come verrà realizzata effettivamente l’idea. La magnificenza della quadreria, l’agio che si respira nella sala del magistrato e l’intimità della sala del rettore hanno rispettivamente influenzato l’idea della stanza da pranzo come spazio di rappresentanza e convivialità, la cucina come focolaio domestico e la dispensa come una sorta di stanza delle meraviglie.

ATP: Le opere commestibili sono state realizzate con l’aiuto di artigiani del cibo. Come hanno accolto questa originale proposta e in che modo si è svolta la collaborazione?

IG: Gli artisti coinvolti hanno accolto la proposta di realizzare opere commestibili con grande entusiasmo. Per alcuni è stata la prima esperienza di lavoro con il medium-cibo, altri invece avevano già avuto modo di confrontarsi con esso. In questa avventura ho coinvolto artisti con cui ho avuto modo di dialogare, discutere e che sapevo avrebbero accettato la sfida con piacere e curiosità, affidandosi agli esperti aretini senza troppe remore.

Gli artigiani interessati – pasticceri, panettieri, cuochi, gelatai – non si sono tirati indietro dinnanzi alle richieste, a volte un po’ fuori le righe, degli artisti. Dopo aver discusso a fondo le idee e le esigenze dietro l’opera commestibile in questione, il team organizzativo di Icastica ci ha assistito nella ricerca dell’artigiano del cibo adeguato con cui l’artista si è subito messo in contatto e da cui è partito un confronto attivo e concreto, alla pari in ogni fase di produzione. Dopo una prima fase di conoscenza e scambio ci siamo anche molto divertiti! In un momento in cui le maestranze esperte stanno piano piano diventando sempre più rare, mi interessava anche riflettere su un modello produttivo basato sul recupero delle risorse e le conoscenze artigiane a cui sempre più spesso gli artisti si appellano per produrre il proprio lavoro. La necessità di recuperare una dimensione del fare che si è persa nell’arte contemporanea, insieme alla rivalutazione di una realtà, come quella delle antiche botteghe da salvaguardare per la memoria collettiva, è un tema a me caro.

Per giudicare i risultati di queste collaborazioni siete invitati a provare Dear George, il nuovo gusto di gelato concepito da Gabriele De Santis, la Torta Futurista multistrato di Karina Bisch, i mochi misti sviluppati da Gintaras Didžiapetris, il cocktail My Name is Dancing di Abbé Faria, preso dal ricettario Artists’ Cocktails di Ryan Gander, Former fishmongers, il biscotto speculoos disegnato da Nicholas Hatfull. I più coraggiosi possono assaggiare pezzi di cervello- cavolfiore con qualche arto dello scheletro-pane proposto da Bedwyr Williams.

TAVERNA – siamo aperti è felice di accogliervi per tutta l’estate.

Alek O., A Similar Collection (Achille Castiglioni), 2011, 6 stampi per torte  Courtesy: Frutta Gallery, Roma

Alek O., A Similar Collection (Achille Castiglioni), 2011, 6 stampi per torte Courtesy: Frutta Gallery, Roma

Nicholas Hatfull, Wilderness Pellegrino (a table in Tokyo), 2014,  Acrilico e stampa serigrafica su tela 220 x 160 cm Courtesy: l’artista e Josh Lilley Gallery, Londra

Nicholas Hatfull, Wilderness Pellegrino (a table in Tokyo), 2014, Acrilico e stampa serigrafica su tela 220 x 160 cm Courtesy: l’artista e Josh Lilley Gallery, Londra

Gintaras Didžiapetris, Tea, 2014 Pop-up di carta Dimensioni variabili Courtesy: l’artista e Elba Benitez Gallery, Madrid

Gintaras Didžiapetris, Tea, 2014 Pop-up di carta Dimensioni variabili Courtesy: l’artista e Elba Benitez Gallery, Madrid