Rivolte a Filadelfia dopo l’uccisione di George Floyd – immagine presa da Internet

RUBEDODOOM
Life is not a gift, life is a GIF!

Credo che la bassa risoluzione sia l’unico modo per poter percepire la vera natura delle cose, la visualizzazione del pixel rappresenta, infatti, quel momento preciso in cui ogni cosa si manifesta per quello che realmente è: sgranata, imperfetta, cruda. Da questo punto di vista, Internet appare come il luogo ideale da esplorare per poter entrare in contatto con tutta la disperazione insita nell’essere umano. La natura ambigua dell’immagine è alla base della mia ricerca e spesso, per scandagliarla il più possibile, tendo ad appropriarmi di tutto quello che cattura la mia attenzione visiva o che faccio fatica a vedere bene. Era da tempo che volevo produrre un lavoro utilizzando esclusivamente delle GIF animate, e quando Maurizio Bongiovanni  – amico pittore che vive e lavora a Milano  – mi propose, in piena quarantena, di fare qualcosa nel suo artist run space (METODO MILANO) pensai che forse era arrivato il momento giusto per realizzare quel piccolo desiderio.

Lo spazio di Maurizio si presenta come un tunnel, lungo venticinque metri, situato all’interno di un’autorimessa: un luogo molto suggestivo che ben si presta ad approcci site-specific. Data la particolarità di quel periodo, era impensabile, per me, raggiungere la Lombardia per effettuare sopralluoghi o per lavorare direttamente sul posto; venne da sé che la creazione di un video avrebbe avuto senso anche nell’ottica di consentire una fruizione prettamente digitale.

Courtesy CH RO MO 

Solitamente, quando inizio a lavorare a un progetto nuovo si mette in moto un processo creativo che agisce parallelamente su ogni dettaglio del lavoro stesso, come se ogni cosa provvedesse ad alimentare la successiva, e così via: cosa realizzare, come farlo, quando farlo e che titolo dargli sono delle cose che capisco man mano che procedo nell’esecuzione dell’opera. Tutto avanza di pari passo rivelando, gradualmente, ciò che poi determinerà l’approdo conclusivo. Riflettere molto su quello che sto andando a creare mi porta a dover contestualizzare ogni cosa a qualunque costo, tutto deve essere preciso e in linea con il senso ultimo del lavoro stesso.
Se, di primo acchito, mi venne da pensare alla classica “visione della luce alla fine del tunnel”, in un secondo momento l’idea iniziò a farmi visualizzare delle scritte che si susseguivano tra una luce stroboscopica e l’altra. Poco dopo, mi venne la voglia di confrontarmi con dei testi per condividere un messaggio “illuminante” che avesse attinenza con il particolare momento storico che stavamo vivendo.
La volontà di creare una narrazione altra, utilizzando esclusivamente immagini in movimento, mi portò a raccogliere, sul mio computer, più di duecento GIF; man mano che – in rete – ne sfogliavo pagine su pagine, si faceva sempre più chiara la convinzione che l’intero lavoro avrebbe dovuto parlare di quello che era appena accaduto, delle conseguenze del capitalismo, di rinascita ed eterni ritorni, di fake news e dell’illusione che pervade ogni cosa.
Il video doveva essere affiancato da una musica, vibrante e cavernosa, capace di restituire al tutto una certa inquietudine che andasse in netto contrasto con la spensieratezza insita nelle reaction GIF.

Per la composizione del brano portante mi sono affidato alle competenze di Giovanni Maria Troiano, amico musicista di vecchia data, che attualmente risiede a Boston; dato il fuso orario che ci separa, gli unici momenti in cui potevamo sentirci per lavorare alla produzione della traccia audio coincidevano con la notte (secondo il fuso italiano). Molto probabilmente quest’ultimo fattore ha contribuito a rendere RUBEDODOOM un prodotto decisamente cupo.

Forte di tutto ciò, cominciò a sembrarmi scontato che anche la data dell’inaugurazione/diffusione del progetto avrebbe dovuto contenere un certo senso simbolico strettamente connesso con il messaggio che avrei condiviso: il 18 maggio – giornata che sanciva la fine della quarantena e la progressiva riapertura dei luoghi deputati all’arte e alla cultura – era il giorno perfetto per mandare in streaming la proiezione del video (concepita per invadere la saracinesca situata alla fine del tunnel – qui il video dell’attraversamento).

A determinare l’orario durante il quale Maurizio avrebbe dovuto attraversare la galleria in diretta su Instagram – ovvero le 20:51, attimo in cui il Sole sarebbe tramontato su Milano – fu il titolo stesso: Il momento storico di passaggio che, di lì a poco, tutti avremmo affrontato era perfetto per alludere a pratiche antiche incentrate sulla trasformazione delle cose.

RUBEDODOOM – stills da video

Nella tradizione alchemica, la Grande Opera si compone di tre fasi principali: la Nigredo (legata al colore nero, alla notte e al momento della putrefazione della materia), l’Albedo (rappresentata dal colore bianco) e la Rubedo (associata, per l’appunto, al tramonto). Oltre ai numerosi riferimenti che essa racchiude, la Rubedo indica l’ultimo stadio della Grande Opera, quella circostanza in cui gli opposti si fondono insieme per generare la celebre pietra filosofale; è lì che la materia solida si trasmuta del tutto identificandosi a pieno con lo spirito. La Rubedo rappresenta, inoltre, anche un breve stadio di grazia che determina la chiusura di un cerchio: è l’attimo della consapevolezza, dell’apertura alla vita, della tolleranza e dell’accettazione; il suo colore è il rosso, il suo elemento naturale è il fuoco, e la Fenice il suo simbolo principale (in quanto creatura capace di rinascere dalle proprie ceneri).

RUBEDODOOM è un lavoro che, a mio avviso contiene una certa carica magica, non solo per i suoi riferimenti alchemici, ma soprattutto per quello che è avvenuto – nel mondo “reale” – poco dopo averlo concluso. Quando venni a sapere che, il 15 maggio, Mark Zuckerberg aveva acquistato Giphy (ovvero la più grande piattaforma web dedicata alla creazione di GIF animate) tutto quel discorso sull’appropriarsi di cose che sembravano così pubbliche e collettive, acquistò uno strano sapore; inoltre, di lì a poco (più precisamente, il 25 maggio) avvenne l’omicidio di George Floyd, le cui conseguenze sono note a tutti. Alla luce di quanto successo, ricordo di aver vissuto una sorta di diplopia nel momento in cui riconobbi un’inquietante somiglianza tra uno dei primi frame di RUBEDODOOM – nel quale il pupazzo Elmo, protagonista della fortunata serie televisiva, Sesame Streeta, alza le braccia circondato dalle fiamme – e un contestatore fotografato, nell’infuocato caos delle rivolte contro l’uccisione di Floyd, con indosso una grossa maschera di Elmo; anche uno dei primi messaggi del video – “Take a deep breath” – iniziò ad acquistare un valore strano, quasi macabro se confrontato con le ultime parole pronunciate dallo stesso Floyd (“I can’t breathe”). Probabilmente epifanie simili sono dovute, ancora una volta, al potere della visualizzazione dei pixel a quell’istante, cioè, in cui ci si rende conto che, molto probabilmente, il dolore è il senso ultimo della vita: LIFE IS NOT A GIFT, LIFE IS A GIF!


RUBEDODOOM – Still da video

Ha collaborato alla rubrica Irene Sofia Comi

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I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.