S()fia Braga, Die Verwandlung, 2020, cortometraggio per Instagram stories (24h x 3) 22’, still video. Courtesy l’artista e TBD ultramagazine

Die Verwandlung

Coronavirus, si può portare il cane a spasso?
Deve essere necessariamente vivo” [1]

Die Verwandlung è nato in un momento delicato: la crisi da emergenza Coronavirus e la conseguente quarantena che abbiamo vissuto durante questa primavera. Sin dai primi giorni di isolamento mi resi conto di quanto questa particolare condizione si sarebbe presentata congeniale per la mia ricerca artistica.

Come artista digitale, interessata principalmente all’utilizzo e al sovvertimento delle piattaforme social e alle pratiche di cyberstalking, questa era un’occasione che non avrei potuto ignorare. La quarantena avrebbe infatti portato la maggior parte degli utenti a condividere i dettagli più intimi della loro quotidianità in modo incondizionato ed estenuante, principalmente all’interno del loro ambiente domestico, simbolo per eccellenza dell’idea di privacy e intimità.
Questa tendenza avrebbe portato ad un livello successivo la ricerca che già avevo intrapreso attraverso il progetto I Stalk Myself more than I Should, una selezione di Instagram Stories conservate attraverso l’utilizzo di screen recording. Andando contro la natura effimera delle Stories, avevo portato avanti un’indagine su appropriazione, interpretazione e rappresentazione, qualità e gerarchie dei ricordi condivisi e conservati online, stressando così l’idea che elementi disponibili nella rete, se estrapolati dal contesto e modificati, hanno la possibilità di produrre nuove narrazioni.

Perché quindi perdere tempo a creare qualcosa di nuovo? Il mio obiettivo sarebbe rimasto quello di appropriarmi di quegli elementi che ad un utente potrebbero sembrare irrilevanti o banali e conferirgli un significato nuovo all’interno della mia ricerca artistica, continuando ad impegnarmi criticamente nel sovvertire le grandi piattaforme online centralizzate come Facebook, Instagram, ecc.

Nel mezzo di queste speculazioni e del mio isolamento forzato, ricevetti una proposta di collaborazione da parte di TBD Ultramagazine, un progetto “ultra-editoriale” che prevede una pubblicazione cartacea ed un momento “Ultra” nel quale un artista, selezionato dai curatori, viene invitato ad intraprendere un lavoro di ricerca e produzione inerente alle tematiche scelte per quella determinata edizione. Venni così invitata ad approfondire temi relativi i concetti di metamorfosi, di umano-non umano e di immersività nell’arte contemporanea, attraverso la lettura di articoli redatti dal team di TBD.

S()fia Braga, Die Verwandlung, 2020, cortometraggio per Instagram stories (24h x 3) 22’, still video. Prodotto da TBD Ultramagazine. Courtesy l’artista e TBD ultramagazine

DAY 169

Durante le mie giornate reclusa in casa “vagabondavo” da una stanza all’altra nella speranza di trovare conforto in quelle mura dalle quali rifuggivo da ormai due anni.  Quell’appartamento, che era per me un luogo quasi sconosciuto, provava ora ad addentrarsi, sotto le sembianze di un silente osservatore, negli aspetti più intimi della mia quotidianità. Vi erano periodi in cui il letto rimaneva intatto per giorni, se non settimane, il frigorifero vuoto e la polvere si accumulava sotto la scrivania.
Ora ogni minima crepa, incrostazione e tutto quello che avevo ignorato fino a quel momento, era diventato insopportabilmente visibile e cercava di attrarre la mia attenzione. Mi sembrava persino che la caldaia rimbombasse aggressivamente.

Il corpo si sentiva recluso tra quelle mura e la mente nel corpo, tutto quello che succedeva al di fuori della casa non era più la mia priorità. Solo la bianca luce proiettata dal computer mi faceva sentire ancora parte di un mondo lontano ed estraneo. Mi resi conto che quella non era la prima volta che mi trovavo in isolamento e nella quale mi sentivo completamente dissociata dalla realtà circostante. Avevo già vissuto una simile esperienza nei miei viaggi e trasferimenti in paesi dove mi era impossibile comprendere la lingua.
“Io sono la mia casa”, provavo a ripetermi, ma questa sciocca sicurezza crollò nel momento in cui mi resi conto che tutte queste circostanze incidevano sul mio essere stesso e io, lentamente, mutavo assieme all’ambiente attorno a me.

One need not be a Chamberto be Haunted
One need not be a House
The brain has corridorssurpassing Material Place [2]

Decisi così, per la prima volta dopo anni, di non appropriarmi di contenuti altrui ma di ricreare una narrazione che si sarebbe svolta nell’arco di ventiquattro ore, che dopodiché sarebbe svanita.
Die Verwandlung è un cortometraggio per Instagram Stories nel quale viene narrata, attraverso un mix di atmosfere tipiche del genere horror psicologico ed inquadrature amatoriali, ispirate ai video condivisi online e al sotto genere horror found footage, una disturbante quotidianità impregnata da una continua sensazione di estraniamento verso l’ambiente domestico e il corpo stesso. Ed è proprio il corpo che sarà vittima di un lento processo di mutazione che lo renderà elemento alieno ed indesiderato.

Il cortometraggio Die Verwandlung si è dimostrato in realtà un vero e proprio atto perfomativo, avvenuto non solo durante la creazione del video, ma soprattutto durante la sua pubblicazione all’interno della piattaforma Instagram.
A causa dell’ingente mole di Stories mi trovai a pubblicare all’incirca ogni cinque minuti nell’arco di una giornata. Durante le tre giornate nelle quali si svolse il progetto fissai estenuantemente lo schermo del telefono per così tante ore che iniziai a sentirmi io stessa completamente dissociata dalla realtà. La stessa sensazione di estraniamento si presentò, ovviamente, anche durante le riprese e il montaggio del lavoro.
È stata la prima volta nella quale mi trovai così assorta da avere difficoltà a delimitare i confini tra il progetto e la realtà a me circostante.

La casa, come l’uomo, può diventare cadavere. Basta che una superstizione la uccida. Allora essa diviene terribile. [3]

S()fia Braga, Die Verwandlung, 2020, cortometraggio per Instagram stories (24h x 3) 22’, still video. Courtesy l’artista e TBD ultramagazine

EXITCONTINUE

Il lavoro è fortemente influenzato dall’interazione con la piattaforma e la sua interfaccia e punta a stressare alcune sue caratteristiche. Per la natura del medium, il lavoro risulta frammentario. Questo aspetto è enfatizzato dalla presenza di fittizi intermezzi pubblicitari che interrompono bruscamente il racconto, compromettendo il climax e donandogli una connotazione ironica.

Un altro aspetto definito dalle specificità del medium è la creazione di due finali alternativi. Ho trovato interessante l’idea di lasciare al pubblico potere decisionale, che ha potuto scegliere l’epilogo del racconto attraverso la modalità interattiva del sondaggio Instagram.
Nel finale è stato chiesto all’audience di selezionare una delle seguenti opzioni: “Continue” o “Exit ”, esplicito riferimento al mondo dei videogiochi ma anche tecnica mediatica utilizzata oggigiorno da influencer per coinvolgere il pubblico in demenziali challenge come “sono obbligato a fare tutto quello che mi dite per 24h”.

Come previsto, la maggior parte degli utenti selezionò “Continue”, a mio parere il finale più drammatico.
La narrazione è circolare e si conclude bruscamente con lo svenimento della protagonista e a seguire una schermata nera, dove appare la scritta “Day 170” (esattamente uguale a quella iniziale “Day 169”) durante la quale vengono riprodotti gli stessi suoni presenti nella prima Stories: l’insistente squillo del citofono e una voce maschile che incalza una conversazione in lingua straniera.
Gli eventi accadono in un eterno loop nel quale la protagonista è vittima ignara.

Nel secondo finale, “Exit”, vediamo la protagonista correre nevroticamente all’esterno del suo appartamento. Entriamo così in uno spazio di transizione, il pianerottolo, dal quale non troveremo via di fuga. La scena si conclude con quello che viene comunemente definito Jumpscare, tecnica utilizzata per spaventare il pubblico e che riscontrò molto successo nei primi anni Duemila su YouTube.
La narrazione si riapre inaspettatamente, questa volta la scena del pianerottolo viene riprodotta attraverso lo schermo di un cellulare in forma di Instagram Stories. Questa meta narrazione, non l’unica presente all’interno del progetto, ci riporta ad una realtà sostanzialmente non troppo diversa da quella raccontata dal corto. La protagonista, che si svela essere in realtà una metafora del pubblico stesso, all’interno delle quattro mura, trova nel dispositivo tecnologico l’unico mezzo di interazione possibile con il mondo.

Noi eravamo lì, in quel tempo e in quello spazio irripetibili: un’esperienza unica. Così la testimonianza del nostro vivere diventa il vivere stesso, attraverso i dispositivi che la tecnologia ci fornisce. [5]

A questo link il cortometraggio > (si apre in una nuova scheda)”>completo >>

[1] Titolo di redazione, in “Today”, 15 Marzo 2020 – “Visual Introduction” di TBD Ultramagazine

[2] Emily Dickinson, One Need not be a Chamber to be Haunted, Part Four: Time and Eternity LXIX, 1863.

[3] A. Vidler, The Architectural Uncanny – Essay in the Modern Unhomely, MIT PRESS, Massachusetts, 1992.

[4] Esperienza immersiva, realtà virtuale e arte contemporanea, TBD Ultramagazine, Inverno 2020.

S()fia Braga, Die Verwandlung, 2020, cortometraggio per Instagram stories (24h x 3) 22’, still video. Courtesy l’artista e TBD ultramagazine

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere a una selezione di artisti di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro o serie, dalla sua origine al processo creativo, dall’estetica al concetto.