Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town - Johannesburg - Stellenbosch, Sudafrica)

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town – Johannesburg – Stellenbosch, Sudafrica)

Della mia produzione si conoscono molto le performance ma poco la parte più intima, grafica e il mio lavoro in studio. Ciò di cui mi sono resa conto è che per la comunità è importante, a seguito dell’azione collettiva e dell’esperienza cerimoniale, è che il mio lavoro sia effettivamente “socialmente coinvolto”, sintetizzato in un’esperienza finale, un’opera che si renda visibile come materializzazione di quello che è stato fatto durante la performance – o, più in generale, durante la fase d’attivazione di un progetto – che definirei come una vera e propria “celebrazione” dopo lo sforzo creativo collettivo. A dire il vero, di un momento di riunione e di condivisione finale ne ho bisogno io stessa, in prima persona. Questo aspetto è alla base di una pratica molto intensa che si riallaccia in particolare a una delle mie piattaforme, che raggruppano sempre diversi lavori. Mi riferisco in particolare a un progetto recente: Protest Forms: Memory and Celebrations, i cui lavori grafici, di cui parlerò in questo approfondimento, sono stati ospitati per la prima volta al Queens Museum di New York nel 2017, in un’antologica a cura di Matteo Lucchetti.

L’aspetto della sedimentazione è fondamentale per me, ritengo sia una costante nella mia ricerca, come se fosse un enorme bacino di pensieri e idee “possibili”, che immagazzino sia mentalmente, con tutti gli stimoli che raccolgo dalle persone che incontro e dai progetti partecipativi che realizzo, sia materialmente, accumulando e archiviando quanto più materiale cartaceo possibile attiri la mia attenzione; questo accade sia con vero e proprio materiale d’archivio dei gruppi di protesta e attivisti, sia con semplici note e scartoffie delle persone con cui entro in contatto, che decidono di partecipare alle mie performance (chiedendo loro sempre il permesso di poterle conservare). È una parte fondamentale del mio lavoro che riflette il mio interesse verso quelle che potremmo definire le “possibilità performative dell’assemblea”; in altre parole, è un modo per riflettere sul concetto di “assembly”, dando luce alla dimensione più intima della partecipazione.

Questi materiali li assemblo nei miei lavori grafici, proprio come accade in questo collage appartenente a una serie molto recente, dell’anno appena passato: Parades: Brass Band. Si tratta di lavori apprezzati dal collezionismo ma meno conosciuti al grande pubblico – probabilmente fanno meno eco dei “grandi numeri” che mobilitano le mie performance – ma, come dicevo, si tratta di un aspetto fondamentale per me, di una vera e propria fase di lavoro, che a volte avviene a posteriori, al termine della performance, mentre altre volte diventa un vero e proprio materiale di “brainstorming” che utilizzo nella fase di ideazione. Si tratta di un vero e proprio archivio, in continuo movimento, che mi riportano alla costruzione degli archivi operai (composti da qualunque elemento, non ordinati secondo un pensiero ma in base all’emotività, passando dal volantino all’oggetto regalato dal collega). In altre parole, potremmo dire che lo utilizzo come se si trattasse di uno storyboard per le mie coreografie, dove al posto di rettangoli che cronologicamente e schematicamente descrivono le scene, ci sono invece veri e propri collage e lavori grafici più personali.

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town - Johannesburg - Stellenbosch, Sudafrica), particular

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town – Johannesburg – Stellenbosch, Sudafrica), particular

Nel caso di Parades: Brass Band il collage è venuto dopo ed è quindi frutto della performance corale che ha coinvolto più di 300 persone e un pubblico di 7000 persone. Si tratta di una modalità importante in cui le persone, come accennavo, possono sentirsi riconosciute, e io mi riconosco con loro, come una comunità segnata e coinvolta su temi attuali e urgenze sociali di cui rimane una traccia, al tempo stesso aperta a più possibilità.

Riconosco in questo collage una sorta di “manifesto” di tutta la serie, penso che rappresenti bene la commistione tra gruppi differenti che sono riuscita a coinvolgere come ad esempio i Black Lives Matter, cantanti d’opera, gruppi di teatro, ma soprattutto il gruppo di danzatori di Martha Graham, che ha tra i suoi obiettivi principali ricercare e offrire a ragazzi di ‘periferie’ stigmatizzate nel mondo borse di studio.

In particolare, in questo collage sono presenti diversi elementi a cui tengo particolarmente. In primo luogo le “majorettes” bianche e di colore che sfilano sono un modo per parlare del mio lavoro in modo ambivalente: da una parte tematico, con riferimenti evidenti alla lotta e alle problematiche legate al razzismo, alla “white supremacy”, all’emancipazione e all’empowerment; dall’altra formale, dato che l’elemento stesso della danza e della coreografia è fondamentale nel mio modo di concepire le performance, soprattutto pensando a come coinvolgo il pubblico, creando una vera e propria “unione in movimento”. Volevo, in altre parole, unire l’idea di forma di protesta a quella di estetica presente nelle manifestazioni (ho avuto tra l’altro la fortuna di intrattenere lunghi dialoghi e di collaborare con esponenti di gruppi come Black Panters e Young Lords).

Proseguendo con il collage, si vede una partitura musicale e un estratto di un manifesto di Carlo Aponte, riscritto da me a penna, un materiale da me archiviato tempo prima, che è riemerso.
Le partiture musicali sono regali anche molto preziosi, che mi sono stati donati dalle varie brass band con le quali ho lavorato negli anni e questa inserita nel collage si riferisce ad una worker union band di pensionati con i quali ho lavorato a NY. Le formazioni musicali che provengono dal mondo del lavoro sono decisamente interessanti per me, proprio per il concetto di “assembly”. Mi interrogo sul perché, dopo anni e anni di lavoro, queste persone hanno ancora bisogno di stare insieme e continuare a mantenere quella struttura di assemblea (discussione e tempo condiviso, una scusa che li tiene ancora uniti, e la musica).

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town - Johannesburg - Stellenbosch, Sudafrica), particular

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town – Johannesburg – Stellenbosch, Sudafrica), particular

Per questo il titolo celebra questa particolarissima e interessantissima forma di riunione, che ho ritrovato in tutto il mondo occidentale, su cui mi focalizzo moltissimo perché è la cultura che mi appartiene. Anche la musica occidentale, dalla notazione all’audience che crea, è una delle strutture sulle quali mi concentro nella ricerca (non a caso è parte fondamentale del mio background, e per quanto io non sia affatto una persona analitica, non c’è niente nella mia formazione – cinema, musica, arte, pedagogia, coreografia- che non rappresenti per me oggetto di studio o che sia stata scelta per caso). Dall’altra parte, Carlo Aponte è stato per me una fonte di ispirazione immensa ed è il leader degli Young Lord (un movimento attivista puertoricano – Puerto Rico non si è mai emancipata dagli Stati Uniti). Con Aponte, intrattengo con lui un dialogo costante, è stato uno di quegli incontri che ti cambiano decisamente la vita; più di qualunque altra esperienza con grandi movimenti, mi ha fatto comprendere le connessioni con l’arte, con i linguaggi che utilizzo. Questo vuole essere una sorta di tributo, una mia personale rielaborazione del suo manifesto. Non considero i miei collages come meri elementi di recupero: per me il disegno, così come la scrittura, è conoscenza, non appropriazione.

La scelta di non riportare il manifesto così com’era, come documento stampato, è per me un elemento importante: voglio creare un coinvolgimento, una memoria che si attiva grazie agli incontri con queste persone straordinarie, e frutto degli stessi. La scrittura manuale e il rapporto con la carta sono fondamentali per me nel processo creativo, non ricorro mai in una prima fase al computer e al digitale. Inoltre, ritengo la calligrafia una modalità d’avvicinamento al mio pensiero molto diretta. La calligrafia è un mettersi a nudo, è pura intimità cui dare libero spazio, come avviene anche con lo scarabocchio.

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town - Johannesburg - Stellenbosch, Sudafrica), particular

Marinella Senatore, Parades-Brass Band, 2018, collage, brass band music scores from last century, drawing, acrylic and mixed media, 50 x 70 cm, Courtesy SMAC Gallery (Cape Town – Johannesburg – Stellenbosch, Sudafrica), particular

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi