Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten
Diettrich&Schlechtriem, Berlin

Molten è un processo di documentazione.
Venti tonnellate di sabbia termica, un materiale usato per stampi ed anime da fonderia (dove ogni granello è rivestito di resina fenolica, un materiale termoindurente, e pigmentato industrialmente per maggiore riconoscibilità) ricoprono il pavimento della galleria, l’altezza arriva sotto il ginocchio nei punti di sezione massima; la massa di sabbia non presenta umidità interna e camminarci risulta difficoltoso, il materiale è, infatti, libero di muoversi, dalla superficie fino ad arrivare in profondità.

I suoi collassi e i suoi movimenti naturali, le tracce delle persone impresse sulla sua profonda superficie mobile vengono fermate tramite la cottura con un cannello a gas.
Tali documenti esistono in forma di lastre, alzate dalla superficie, non ancora cotta, e disposte in verticale come note, come appunti di un processo perpetuo.
Per la durata della mostra, durante gli orari di chiusura della galleria, per due volte al giorno mi sono recato in questo sistema, per cuocere documenti.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Negli ultimi dieci anni mi sono orientato, all’interno del mio percorso, verso l’ascolto del linguaggio della materia, delle sue “frasi”, che “emergono” verso di noi tramite quelle “affordances” di cui parla James Gibson: qualità intrinseche del materiale, mattoni ontologici portatori di conoscenze.

Quello che provo a fare con costanza non è nient’altro che utilizzare il mio lavoro come se fosse un amplificatore, alla ricerca di micro-affordances, materia costituente e collante dei mattoni ontologici appena citati.

Piccole lettere che sfuggono al nostro intervallo percettivo, ma lo condizionano pesantemente.

Il lavoro ha il compito – come tentativo – di forzare questo processo, accettandone tutti i possibili paradossi, compreso quello di arrivare alla portata massima di un pavimento in Germania, coprendolo di sabbia termica per analizzare la forza di coesione di due granelli di sabbia.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

Nicola Martini, Molten, Installation view at Diettrich&Schlechtriem, Berlin, 2018, Photo credits Jens Ziehe – Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

– Courtesy Diettrich&Schlechtriem, Berlin.

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi