Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano.

Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano.

Splendore Neolitico

Il momento lontano e straordinario in cui in un luogo e in un tempo indefinito l’uomo inventò la musica è per noi abitanti del terzo millennio un mistero indecifrabile.
Il desiderio di ascoltare le armonie inaudite di strumenti perduti che sono all’origine del suono e della musica, seppur impossibile per l’assoluta mancanza di testimonianze, unita all’immenso vuoto temporale che ci separa dai nostri antenati, mi ha attirato a riflettere sul tema indissolubile dell’invenzione della musica.

Lo strumento musicale più antico finora ritrovato, proviene dall’osso di un orso vissuto circa quaranta mila anni fa. Guardando questo piccolo frammento fossile di pochi centimetri, non si nota presenza di ancia né di cassa di risonanza. Ci vuole uno slancio di immaginazione per crederlo uno strumento musicale, ma la forma allungata e cava tipica del flauto dolce e la presenza di due -forse tre- fori, ci rivela qualcosa di meraviglioso: la conoscenza delle differenti note, la musica.

L’immagine così semplice e densa di evocazione di questo fossile, in cui manca tutto ma al tempo stesso c’è tutto, mi ha suggerito la chiave con cui affrontare la mia ricerca: immaginare strumenti possibili partendo da reperti, e come il frutto sonoro di questi oggetti possa contribuire alla nostra immaginazione sull’origine del suono nel nostro presente. Da questa ricerca prende forma uno degli elementi della serie Neolithic Sunshine, a cui dedico il mio approfondimento.

Marius Schneider in La Musica Primitiva ha scritto: “Tutte le volte che la genesi del mondo è descritta con sufficiente precisione, un elemento acustico interviene nel momento decisivo dell’azione. Nell’istante in cui un dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso o a un altro dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l’uomo, egli emette un suono. Espira, sospira, parla, canta, grida, urla, tossisce, espettora, singhiozza, vomita, tuona, oppure suona uno strumento musicale. La fonte dalla quale emana il mondo è sempre una fonte acustica”.

Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano.  (detail)

Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano. (detail)

Con la collaborazione del Museo di storia Naturale di Verona, abbiamo individuato all’interno della loro collezione alcuni reperti fossili, di epoche vicine al flauto più antico, che per le loro caratteristiche potevano teoricamente emettere suoni o, in un modo semplice, essere trasformati in strumenti musicali.

Ho eseguito delle scansioni tridimensionali dei fossili ad alta precisione in modo da poterli osservare e modellare digitalmente, in seguito ho iniziato a ragionare al materiale con cui fosse possibile riprodurre materialmente il file digitale di questo fossile in particolare, trasformato in strumento.

Flauto di Divje Babe

Flauto di Divje Babe

Non potendo ancora stampare in calcio, la materia di cui sono composte le ossa, ho desiderato ricercare un materiale organico, ho scelto un composto ceramico simile per densità e peso al calcio compatibile con le stampanti 3D.

Guardare la stampante ricreare questo oggetto remoto mi ha suscitato soprattutto un impressione: l’innovazione tecnologica ci permette oggi di realizzare copie esatte di reperti antichissimi; è un ritorno avveniristico di ciò che era perduto nel tempo. In apparente contrapposizione con la linearità cronologica della storia, il nostro presente sembra essere in grado di aprire nuovi luoghi nel passato, riportando in vita oggetti e colori dimenticati e rendendo possibile in questo modo la convivenza simultanea di diversi presenti.

Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano.  (detail)

Matteo Nasini, Neolithic Sunshine, 2018, ceramica, 40 x 41 x 11 cm, credits Marco Davolio, Courtesy Clima Gallery, Milano. (detail)

Una volta realizzata la copia esatta e modificata di questo strumento, così come degli altri della serie, li ho suonati da solo e insieme a diversi musicisti. Soffiando dentro a strumenti cosi antichi che sono in definitiva dei semplici flauti, ho notato che accanto al suono familiare di questo strumento che tutti abbiamo incontrato ameno una volta in vita, questi riprodotti per la loro forma non simmetrica e vicina alla natura del corpo dell’animale, fanno si che il suono si propaghi in maniera molto particolare, restituendo un’intonazione tra le note molto distante dalle nostre armonie classiche ma vicine alle esperienze micro-tonali iniziate nel secolo passato con l’invenzione del suono sintetico.

Inoltre, pensando a tutti gli oggetti insieme, nella sovrapposizione di cinque note lunghe fatte con ogni singolo strumento, l’armonia d’insieme risulta estremamente suggestiva, quasi enigmatica. Le differenti intonazioni, unite ad un timbro pieno di aria, sembrano dare come una parvenza digitale al suono.

Può sembrare uno strano accadimento quello di un suono che, provenendo da oltre quaranta mila anni, ci suggerisce qualcosa di cosi vicino a noi.

Grotta di Potocka Zijalka  - Slovenia

Grotta di Potocka Zijalka – Slovenia

Scansione tridimensionale di un fossile. Foto: Nicola Miele

Scansione tridimensionale di un fossile. Foto: Nicola Miele

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi