Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, vista della mostra a Dimora Artica, Milano, Courtesy Dimora Artica, Milano e Galleria Fonti, Napoli

Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, vista della mostra a Dimora Artica, Milano, Courtesy Dimora Artica, Milano e Galleria Fonti, Napoli

Immaginiamo di essere seduti in un ristorante e di assaggiare tutte le pietanze riportate sul menù fino a scoppiare. Il desiderio di cibarsi il più possibile è una metafora della necessità di assorbire e metabolizzare quanti più stimoli provenienti dal mondo circostante.
Alimenti, droghe, musica, film, sono dei mezzi necessari all’esperienza. Immagazzinati per vie differenti e digeriti altrettanto differentemente, contribuiscono tutti a scatenare reazioni chimiche che alterano lo status del nostro organismo. Allo stesso modo funziona la mente dell’artista che si ciba di ogni genere di stimolo per poi ritradurlo in quella che risulta essere l’opera d’arte.

L’opera realizzata per la mostra nello spazio no profit di Milano “Dimora Artica” nel 2017 voleva riflettere proprio su questo tema: ogni senso deve essere stimolato costantemente.

L’opera è nata in un momento in cui sentivo il bisogno di un ritorno alle “origini” dopo una serie di sperimentazioni varie. La fiaba, il mondo della mitologia e della narrativa fantastica sono stati il mio punto di partenza. Ho sentito la necessità di tornare a quei temi tanto cari e familiari con una nuova consapevolezza ed estetica (il mio gusto e il modo di vedere le cose cambia abbastanza rapidamente).

 Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, Barattolo di proteine sintetiche, polistirene, smalto all'acqua, noci moscate, colla, legno, 30 x 26 x 62 cm, Courtesy Dimora Artica, Milano, Galleria Fonti, Napoli

Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, Barattolo di proteine sintetiche, polistirene, smalto all’acqua, noci moscate, colla, legno, 30 x 26 x 62 cm, Courtesy Dimora Artica, Milano, Galleria Fonti, Napoli

L’esile piedistallo che sorregge la scultura, ad esempio, l’ho trovato abbandonato davanti ad un noto negozio di pronto moda svedese proprio nel momento in cui cercavo una base su cui poggiare l’opera. Mi è sembrato perfetto ed è diventato in un attimo parte dell’opera che, con questa scelta, ha assunto subito un aspetto più rassicurante e dinamico; gli elementi che troviamo nelle vetrine delle grandi catene o all’interno dei negozi non fanno altro che esaltare il prodotto in vendita, invogliandoci all’acquisto.

Era l’opera che dava il titolo alla mostra e volevo che avesse un aspetto quasi domestico. La scultura “All you can eat” è composta da un gruppo di elementi assemblati che diventano icone di un’alterazione psico-fisica dell’essere umano. Un barattolo di proteine sintetiche per migliorare le prestazioni fisiche, pastiglie di Viagra realizzate in polistirene, ingigantite e unite in una ramificazione che ne distorce la forma alludendo all’azione metabolizzante dei succhi gastrici, per potenziare la resa sessuale, e noci moscate che, assunte in grosse quantità, comportano effetti stupefacenti.

In qualche modo l’opera “All you can eat” dà vita ad un Pinocchio (o cavaliere errante) contemporaneo, dove la voce della propria coscienza lascia spazio a stimolatori che regolano la propria capacità di azione, migliorandola.

Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, vista della mostra a Dimora Artica, Milano, Courtesy Dimora Artica, Milano, Galleria Fonti, Napoli

Nicola Gobbetto, All you can eat, 2017, vista della mostra a Dimora Artica, Milano, Courtesy Dimora Artica, Milano, Galleria Fonti, Napoli

Ha collaborato Irene Sofia Comi
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I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.