In questo centro di produzione del pensiero e della performance, si pratica da qualche anno la “curatela esplosa”, sostenuta da Barbara Boninsegna, Direttrice artistica e co-founder di Centrale Fies, che con questa modalità intende far fronte alla sempre più irradiata volontà di connettere culture/pubblici/paesi/realtà, rispondendo con un team di curatrici e curatori selezionati, per specifiche aree di intervento e competenza, ad affiancarla di volta in volta.
Se ormai è noto l’afflato internazionale di Centrale Fies con progetti come la free school di Live Works – curata da Barbara Boninsegna con Simone Frangi-, o la parte dedicata alla performance musicale con la curatrice Alma Soderberg, ancora sommersa, ma perennemente in movimento rimane la parte di progetti, curatela e pensiero che nasce appositamente per il territorio geografico più prossimo a Fies, quello montano e trentino.

È all’interno di quest’area che nascono progetti come TRENTINO BRAND NEW (curato da Elisa di Liberato e Virginia Sommadossi), quest’anno alla sua quarta edizione, che sperimenta in maniera pratica come cultura e arte possano essere utilizzate in quanto strumento nelle maglie del processo di ripensamento di un territorio, e non solo come “oggetto” finale rappresentativo e di intrattenimento, tipici del binomio turismo-cultura. TRENTINO BRAND NEW è un format pensato per gli indigeni e i trentini di seconda generazione, tra i 18 e i 35 anni, che parte da una riflessione collettiva su tematiche come la comunicazione turistica e le politiche di montagna, ma nutrita da docenti che arrivano dalle più eterogenee discipline: arte, performance, antropologia, comunicazione, turismo, etnografia, urbanistica, fashion design.  
Possono l’arte, la cultura e la performance diventare strumenti per ampliare e approfondire le riflessioni culturali sul territorio? Per analizzarne il presente, in continuo cambiamento, per sperimentare mezzi, strumenti e impatti fuori dai registri consolidati, è possibile configurare nuove possibilità di comunicazione di un dato luogo?

In questi anni 20 docenti e più di 100 partecipanti hanno aperto visioni alternative del territorio trentino, che rischiava altrimenti di perdere una parte della sua identità, lavorando per far esplodere le monoculture che appiattiscono le differenze e fanno sbiadire le reali singolarità dei luoghi, narrate unicamente da un intento commerciale e turistico, mettendo a rischio ecosistemi economici e semantici. Ma indipendentemente dall’area di riferimento e di intervento, lo sguardo è sempre ampio e guarda al territorio come a un organismo che ha caratteristiche che si estendono oltre le delimitazioni segnate dalla politica, dall’economia, dalla storia o dai gruppi sociali.
Per questa ultima edizione di TRENTINO BRAND NEW, lectio, workshop e ricerche partecipate sono state progettate a partire da un macro tema capace di ispirare visioni e confronto: il titolo HELLRADISE è la crasi tra inferno e paradiso, intesi come immensi paesaggi virtuali capaci di contenere simboli e narrazioni. Dagli immaginari delle destinazioni turistiche che delimitano nuovi Eden alle maschere dei Krampus che sembrano collegare tradizione, folklore e immaginari fantasy.
Quattro le docenti che hanno accompagnato i partecipanti in questo percorso lungo 6 giorni: Claudia D’alonzo (docente e curatrice indipendente), Francesca Sarteanesi (attrice e autrice), Mafe De Baggis (communication strategist), Mara Oscar Cassiani (artista e performer) affiancate di volta in volta dall’antropologa Ginevra Midali (Università di Pisa) e dagli etnografi Giovanni Kezich (Direttore museo degli usi e costumi della gente trentina) e Antonella Mott.

Digital Landscape

Essenziali le prime lezioni frontali tenute da Claudia d’Alonzo, con approfondimenti dedicati alle trasformazioni che media e tecnologie hanno sui modi di fare esperienza e rappresentare lo spazio, il territorio e il paesaggio, fino alle influenze sugli immaginari turistici, lette attraverso i prodotti culturali e la pratica di artisti contemporanei. Un percorso partito dal concetto di Cyberspazio e dal concetto di “altrove”, raccontato da cinema e letteratura di fantascienza e da quella dimensione cangiante delle nuove tecnologie. Di volta in volta il paesaggio prende le forme dell’Eden perduto, o di inferno distopico, da riscattare o dal quale salvarsi. Tematiche, queste, affrontate anche attraverso gli immaginari dei video game e le opere di artisti contemporanei, le estetiche prodotte o recuperate negli ultimi anni dalle culture digitali, con gli immaginari visivi del fantasy, dei retro-futurismi e del cyberpunk. Il gruppo è stato accompagnato nella scoperta di come l’ibridazione tra inferno e paradiso sia stata declinata da alcune ricerche artistiche e prodotti culturali: nuovi modi di costruire memorie e diari di viaggio; esperienza dei luoghi tra visioni mediate e presenza fisica; hijacking creativo delle visioni di un territorio e delle questioni che lo attraversano; evasione come sogno, meditazione o viaggio della mente; rituali, identità ed estetiche negli immaginari turistici prodotti e condivise nelle piattaforme della sharing economy.

Centrale Fies – HELLRADISE – Giovanni Kezich – photo credits Roberta Segata
Centrale Fies_HELLRADISE – photo credits Roberta Segata

Dal digitale al ricamo, dal paesaggio esteriore a quello interiore

Il primo workshop si è posto l’obiettivo di ideare collettivamente una capsule collection di 25 maglioni dedicati al Trentino. Un modo per parlare al e del territorio, un progetto tanto complesso e articolato quanto semplice ed esplosivo nella sua forma finale. Attraverso un percorso condotto da Francesca Sarteanesi (progetto artistico/brand Almeno Nevicasse) e ai metodi di redesign thinking di Mafe De Baggis sono state create ad hoc delle mappe concettuali sintetizzate poi in alcune frasi: stereotipi, fatti di cronaca, che hanno segnato un territorio, necessità personali o collettive. Partner fondamentali del progetto, le 5 realtà locali che hanno accolto la sfida esponendo e vendendo l’intera collezione, composta da pezzi unici e frutto di un lavoro di redesign thinking collettivo. Per arrivare alle frasi su ogni pezzo i ragazzi e le ragazze di HELLRADISE (https://www.trentinobrandnew.net/hellradisecapsule) hanno attraversato tematiche, criticità, visioni legate e ispirate dal territorio trentino. E così Torbole battuta dai venti sul Lago di Garda, Moena e i suoi boschi colpiti dalla tempesta Vaia nel 2018, Trento come città di montagna, Madonna di Campiglio come icona degli immaginari turistici invernali dagli anni 90 ad oggi, San Giovanni di Fassa con la preziosa lingua ladina.

Spirit / Krampus

Il secondo workshop si è configurato come una ricerca partecipata all’interno del progetto artistico performativo e visivo Spirit di Mara Oscar Cassiani (artista wi-fi based). Spirit è un lavoro sul new folklore che mette in connessione riti e folklore tradizionali con la cultura rave, per esplorare le potenzialità dell’attivazione di nuove forme di rito collettivo contemporanee. Insieme ai partecipanti di HELLRADISE e con il sostegno teorico degli etnografi Giovanni Kezich e Antonella Mott, Spirit sceglie il rito dei krampus per inoltrarsi in un percorso che attraversa il mondo musicale del Thunderdome e porta alla creazione di avatar/krampus digitali e relativi font ispirati agli alberi: un immaginario che conserva un forte legame con il punto di partenza ma è pronto per abitare nuove dimensioni del contemporaneo.

Il format, nato su richiesta delle Politiche Giovanili di Trento, ha anche quest’anno sperimentato cosa accade quando si crea un gruppo dal background eterogeneo ma legato dall’interesse e dalla passione per un territorio e lo si alimenta e prepara a immaginare delle campagne di comunicazione collettiva, senza committenti, per raccontare liberamente il Trentino.  Una dinamica innescata alla ricerca di nuovi spunti, riflessioni, mappature e pensieri capaci di germogliare all’interno dei diversi strati, ambiti e figure professionali che hanno il compito, ufficiale o meno, di raccontare e a volte ricostruire/lanciare/ripensare/valorizzare un territorio: operatori turistici, comunicatori, design thinkers, operatori culturali, artisti, universitari. Perché “rifondare il linguaggio turistico non è un’operazione di marketing, né un esercizio di stile, ma un’operazione antropologica e culturale” che ha dunque bisogno di essere guidata, nutrita, ragionata, sperimentata.

Centrale Fies_HELLRADISE – Claudia D’ Alonzo – photo credits Roberta Segata
Centrale Fies – HELLRADISE – Mara Oscar Cassiani – photo credits Roberta Segata
Centrale Fies – HELLRADISE – Francesca Sarteanesi – photo credits Roberta Segata
Centrale Fies_HELLRADISE – photo credits Roberta Segata
Centrale Fies_HELLRADISE – photo credits Roberta Segata