• Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero
  • Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero
  • Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero
  • Helene Appel, Meat, ph. M. Schneider
  • Helen Appel, Fishing net, cm.205x420 - ph. M. Schneider (detail) - Courtesy P420, Bologna
  • Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero
  • Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero
  • Helen Appel, Shore, cm.280x130, ph. M. Schneider - Courtesy P420, Bologna
  • Helen Appel, Broken glass, cm.88,5x60,8 - ph. M.Schneider - Courtesy P420, Bologna

Dalla forte natura sperimentale, i tentativi pittorici di Helene Appel confermano quanto la pittura sia ancora un mezzo espressivo tra i più misteriosi. Linguaggio apparentemente facile, utilizzata da molti, comprensibile in profondità da pochi, la pittura è innalzata da questa pittrice a livelli magistrali. Senza connotarsi di banali aggettivi come realistica, fotografica ecc. la sua pratica pittorica diventa, nelle sue opere, un esercizio di lenticolare bravura. Risulta quasi filosofica la scelta dei soggetti: pezzi di carne cruda, acqua di scarico del lavandino, sottili fili, pasta, frammenti di vetro… elencati sembrano i soggetti di un poesia crepuscolare, che racconta atmosfere minime e dimesse. Sintetica nelle risposte, Appel rivela che le sue scelte formali sono dettate da una questione di ‘vicinanza’ : “It is on the surface of the canvas in order to be closer to me, in my space rather than in a pictorial space.”
Sul piano concettuale non vige l’annosa questione della rappresentazione; siamo più prossimi ad un discorso fenomenologico, su una realtà in cui le cose accadono, sono.

Abbiamo posto alcune domande all’artista in occasione della sua personale – da poco conclusasi – alla galleria P420 di Bologna.

ATP: I soggetti delle tue tele sono spesso banali, prelevati dal quotidiano: reti, pezzi di carne, nature morte ordinarie. Come segni questi oggetti? Cosa ti attrae tanto da dipingerli?

Helene Appel: Una sensazione di come questo soggetto sarebbe in qualità di dipinto, che cosa potrebbe fare in qualità di dipinto… o fare per un dipinto.

ATP: Acqua sporca, piccole bolle di detersivo.. e materici pezzi di carne. C’è un ampia lontananza tra questi due soggetti: un elemento liquido, inconsistente, ‘ultimo’ e, dall’altro lato, pezzi di carne morta, sanguinolenta. C’è una relazione tra queste due cose lontane?

HA: Sì ci sono delle relazioni. Nella vita quotidiana i legami tra queste cose sono in primo luogo funzionali, queste sembrano muoversi più agevolmente mano nella mano… una volta dipinti e presi singolarmente, qualcosa muta nella relazione tra questi soggetti — è quasi una relazione per contrasto — appaiono nella loro dimensione, forma, sembianza. Sono molto differenti l’uno dall’altro, contribuiscono vicendevolmente alla loro identità.

ATP: La tua, la definirei la pittura della lentezza, dell’osservazione. Mi racconti come inizio un quadro, come lo prepari e se fai dei disegni preparatori?

HA: La maggior parte di soggetti che dipingo si trova nel mio studio. Per i miei quadri non uso disegni preparatori. La maggior parte di ciò che dipingo dipende dal reale materiale del dipinto. Devo lavorare direttamente con i giusti materiali. Impiego molta parte della preparazione per trovare il giusto tipo di pittura, il giusto modo di dipingere. Non disegno ma utilizzo invece dei dipinti preparatori per le mie pitture.

ATP: Molto spesso lasci la tele grezza visibile. Carne, pasta, fili, sembra appoggiati sopra alla superficie. Mi spieghi il perché di questa scelta?

HA: Sono sulla superficie della tela per essere più vicine a me, nel mio spazio piuttosto che in uno spazio pittorico. Le tele esposte rompono l’illusione della rappresentazione, ma rendono anche il soggetto parte di un dipinto, senza lasciarlo in un contesto vuoto.

Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Helene Appel, Washing up, September 2016, installation view, P420, Bologna, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero

Helene Appel, Shore, cm.200x450 ph. M.Schneider

Helene Appel, Shore, cm.200×450 ph. M.Schneider

Short interview with Helene Appel | Washing up, P420

ATP: The subjects of your paintings are often ordinary, drawn from daily life: nets, pieces of meat, common still life. How do you choose these objects? What does it attract you so much that you decided to portray it? 

Helene Appel: A sense of how this subject would be as a painting, what it could do as a painting…  or do to a painting.

ATP: Dirty water, small detergent bubbles and materic pieces of meat. There is a wide distance between these subjects: a liquid element, flimsy, “last”, and, on the other hand, pieces of dead bloody meat. Is there a relationship between these two distant things?

HA: Yes, there are relationships. In everyday life the relationships between those things are first functional,  things there seem to go more smoothly hand in hand.. when painted and each by themselves something in the relationship between those subjects changes- it is more a relationship of contrast- they appear in their size, their form, their look- and are very different from one another, which contributes to their identity.

ATP: I would define your painting as one of slowness, observation. Would you like to tell me how do you start a painting, how do you set it up and if you do preparatory drawings?

HA: Most things I paint I have in my studio. I use no preparatory drawings for my paintings. Too much of what I want to do hangs on the actual material of the paint; I have to work with the right material directly. Lot of the preparation is actually finding the right kind of paint,the right way to paint it. I do preparatory paintings for my paintings.

ATP: You frequently leave rough canvas exposed to be seen. Meat, pasta, threads, look like being propped on the surface of the painting. Would you like to explain me this choice of yours?

HA: It is on the surface of the canvas in order to be closer to me, in my space rather than in a pictorial space. The exposed canvas breaks the illusion of the depiction, but also makes the subject part of a painting rather than providing it with a blank context.

Helene Appel, Sink, cm.49x39,5, ph. M. Schneider

Helene Appel, Sink, cm.49×39,5, ph. M. Schneider

Helene Appel, Meat, ph. M. Schneider

Helene Appel, Meat, ph. M. Schneider