Gordon Parks Grandi magazzini Birmingham,   Alabama,   1956 © The Gordon Parks Foundation

Gordon Parks Grandi magazzini Birmingham, Alabama, 1956 © The Gordon Parks Foundation

“Io sono un uomo invisibile. No, non sono uno spettro, come quelli che ossessionavano

Edgar Allan Poe; e non sono neppure uno di quegli ectoplasmi dei film di Hollywood.

Sono un uomo che ha consistenza, di carne ed ossa, fibre e umori, e si può persino dire

che posseggo un cervello. Sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di

vedermi: capito?”

Ralph Ellison, L’uomo invisibile, Torino, Einaudi, 1965.

Poche righe densissime per sintetizzare una delle molte storie che le fotografie di Gordon Parks raccontano: storie invisibili di umili, come quella di Ella Watson, donna delle pulizie della Farm Security Administration, ritratta in uno scatto che parodia il famoso American Gothic (1930) di Grant Wood, iconografia assodata di un mondo rurale aspro e lontano.

“Tirai fuori la macchina fotografica. Un’enorme bandiera americana pendeva dal soffitto fin quasi al pavimento. “Si sposti a destra, per favore, davanti alla bandiera.” Le misi una scopa in una mano, uno spazzolone nell’altra. “Adesso guardi dritto nella macchina fotografica e pensi a quel che mi ha appena detto”. Solo un quarto d’ora più tardi smisi di scattarle fotografie.”

“Una storia americana”, come recita il sottotitolo della mostra inaugurata il 17 maggio al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona, sviluppa l’intero percorso artistico di Parks, dagli esordi come fotografo autodidatta, alle fotografie di moda per Vogue, ai reportage per la F.S.A., alla documentazione delle lotte dei “black muslims”, alle rivendicazioni delle Pantere Nere, alla ritrattistica delle personalità del suo tempo: Glenn Gould, Alexander Calder, Alberto Giacometti, Malcolm X, Ingrid Bergman, Muhammed Alì, per citarne alcuni.

Gordon Parks (1912 – 2006) è stato un moderno “Uomo del Rinascimento”: fotografo, scrittore, compositore, regista, poeta, attore. Nel 1969 adatta per il cinema il suo romanzo The Learning Tree: suo il soggetto, la sceneggiatura, la regia, la produzione e la colonna sonora. Nel 1971 realizza la prima produzione hollywoodiana affidata a un regista di colore, Shaft. Ha raccontato decenni di vite e di destini con un bianco e nero definito spesso cinematografico e con la fotografia a colori, offrendo reportage che illustrano senza pietismo un’epoca.

Cosa restituisce questa raccolta di immagini? Una narrazione solida e compatta di americanità e la potenza documentaria della fotografia come mezzo per osservare e denunciare.

“Cominciai a coinvolgermi nelle cose che accadevano alla gente. Non importa di che colore, Indiani, Neri, poveri bianchi o qualsiasi persona che se la passasse male. Io credo di aver avuto l’istinto per sostenere le loro cause.”

Testo di Valeria Marchi

Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri | Cortile del Tribunale, Verona

17 maggio – 28 settembre 2014

La mostra, a cura di Alessandra Mauro, è una realizzazione di Fondazione Forma per la Fotografia  in collaborazione con la Gordon Parks Foundation e Contrasto.

Gordon Parks,   Uomo che sbuca,   Harlem,   New York,   1952

Gordon Parks, Uomo che sbuca, Harlem, New York, 1952

Gordon Parks Muhammed Ali,   Miami,   Florida,   1966 © The Gordon Parks Foundation

Gordon Parks Muhammed Ali, Miami, Florida, 1966 © The Gordon Parks Foundation