Giuliana Rosso, Libellula - 2018, carboncino e gessetti su carta, 2×2 m (circa) - Spaziobuonasera, Torino

Giuliana Rosso, Libellula – 2018, carboncino e gessetti su carta, 2×2 m (circa) – Spaziobuonasera, Torino

Testo di Eleonora Fascetta

Chi non ha mai ritratto il piede perché fuoriusciva dal letto? Siate onesti, nessun imbarazzo. Ognuno di noi avrà provato almeno una volta quella spiacevole sensazione di innocente invulnerabilità e vivida suggestione tale da percepire qualche mostruosità pronta a trascinarci in un abisso di ignota oscurità. E no, non c’è nulla di male se vi capita tuttora. Questa è la piccola maledizione di Chi non può dormire di notte, di chi palpitante non chiude occhio guardando le multiformi ombre della stanza. Ombre di una coscienza fin troppo arguta che combatte gli spasmi del proprio essere con masochistica agonia. Creature nascoste in un inconscio non così remoto, avide dei sussurri paranoici della nostra mente, pronte a distruggere l’ultimo dei nostri rifugi: il sonno.

Giuliana Rosso, abile artista visiva, costruisce in occasione della sua prima personale allo Spaziobuonasera, un originale immaginario in cui declina formalmente stadi psichici, percezioni e turbamenti esistenziali, in esseri inquietanti. E ancora, oggetti magici, volti sperduti e paesaggi indefiniti sono all’ordine del giorno: un giorno che non ha paura ma che di notte accende la luce. Ad accoglierci in mostra una scultura di scorcio, una testa mozzata adagiata su un masso con un capo vermiglio e un volto acido, apparentemente sereno, con gli occhi aperti e fissi nel vuoto. Esso ci apre scenari poco rassicuranti da cui paludi, liquidi radioattivi sembrano infestare l’ambiente circostante e con esso anche la capacità di distinguere la realtà dalla fantasia. Infatti, come riflessi in uno specchio infernale, vediamo il nostro stesso autoritratto, ormai alienato e incapace di riposare su un letto troppo scomodo, dove il respiro pesante si condensa in melma e la vista appannata si perde nei rovi pindarici del pensiero.

Una condizione simile e dissimile allo stato della “paralisi del sonno”, disfunzione nervosa per cui il risveglio dalla fase REM non è accompagnato dalla ripresa muscolare e il corpo rimane immobile mentre tuttavia si è coscienti. Spesso questa combinazione fra attività mentale onirica e stato di veglia provoca delle allucinazioni e si rimane quindi svegli ma come paralizzati in un incubo. I personaggi delle opere, come frame di un sogno, aprono narrazioni ipnotiche che spingono in quell’abisso spaventoso che nonostante tutto si vuole esplorare. Agitati stati d’animo si incarnano in volti deformati, in fantasmi che ci deridono, parlano, raccontano storie ed evadendo il reale, lo trasmutano in illusione visionaria.

Giuliana Rosso, Splendido fantasma - 2017, olio su tela, 20x20cm

Giuliana Rosso, Splendido fantasma – 2017, olio su tela, 20x20cm

Del labile confine fra percezione e allucinazione ne ha parlato anche il neurologo e autore Oliver Sacks secondo cui non tutto quello che vediamo ubbidisce al nostro controllo ma al contrario alle volte sembra venire dall’esterno indipendentemente dalla percezione stessa. Infatti, a differenza della paralisi notturna, l’allucinazione in questo caso si associa alla cecità e determina la cosiddetta “sindrome di Charles Bonnet”. Nella corteccia visiva inferiore risiedono tutte le immagini che, a livello neurale, vengono codificate in cellule particolari costituenti il flusso integrato della percezione, ma nel caso delle persone videolese esse sono talmente sovra-stimolate da creare un’anarchia immaginifica provocando quindi un distaccamento dalla realtà. Diretta seppur errata è l’associazione con la schizofrenia, di cui logico può essere il collegamento solo nell’accezione di una rivelazione delle proprie sensazioni, mostrate nella loro più crudele manifestazione. Tale allora può essere la visione schizofrenica dell’artista, delirante nella consapevolezza del proprio essere in tutte le sue declinabili e mirabili “realtà”.

Ritratti sicuramente descritti e attinti dalla narrativa romantica e fantastica Ottocentesca, si pensi alle Fiabe di Hans Christian Andersen o ai Racconti Fantastici di Guy de Maupassant. Non va tralasciata neanche l’importante influenza della letteratura romanza Novecentesca, in particolar modo quella dell’autrice Carson McCullers, dove il dramma dell’incomunicabilità e la solitudine dell’esistenza umana sono i fili conduttori dei racconti. Analogamente anche i protagonisti di Giuliana Rosso sembrano sospesi in un’epifanica dimensione silente, immortalati nell’attesa di una azione che tarda a compiersi. Ognuno di essi vive nella sua solitaria ed estraniata condizione, nella paura, nell’ansia, nell’eterno fallimento di un contatto mancato.

Giuliana Rosso,  Mare di sussurri - 2017, olio su tela, 20×20 cm

Giuliana Rosso, Mare di sussurri – 2017, olio su tela, 20×20 cm

Come scriveva l’autrice Amelia Rosselli ne La Libellula – titolo attribuito ad un’opera in mostra – “la sua solitudine è popolata di spettri, e gli spettri la popolano di solitudine”. L’isotopia di un’assenza vissuta come unica misteriosa presenza si dispiega nella poesia come nelle pieghe dei pennelli e si rivela nelle cromie convulse, nei gesti ripetuti, negli strati strappati e accostati. Qui la libellula si incarna in una ragazza dal fare predatorio, con “gli occhi troppo aperti per mangiare” e le cicatrici troppo fresche per dimenticare.
Arrampicata su una rete appare esausta e incerta in uno spazio chiuso e buio, claustrofobico, in cui trapela la conflittualità delle dimensioni simboliche e precarie della propria interiorità. L’irrequieta tensione, alleggerita dai toni “pop”, da voce alla tormentata ricerca di un orizzonte che ha perduto la sacralità di un’antica e promessa salvezza.

Visitabile fino al 21/10

Giuliana Rosso, Chi non piò dormire di notte

Giuliana Rosso, Chi non piò dormire di notte

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