Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache,   vibratori,   plexiglass,   legno / courtesy l'artista,   foto: Andrea Rossetti

Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache, vibratori, plexiglass, legno / courtesy l’artista, foto: Andrea Rossetti

La sezione Musei in Mostra di Artissima ospita CRIPTA747, lo spazio no-profit torinese che durante i giorni della fiera ospita il progetto MUSEO (CAVALLI E CAVALLE, CAVALLI CAVALLI).

Nella sezione Musei in Mostra, Cripta747 presenta un’installazione di Gianandrea Poletta. Alcune domande all’artista.

ATP: Che progetto porterai ad ARTISSIMA nello spazio di Cripta747?

Gianandrea Poletta: Porterò Moonwalk Pro, l’ultima versione di un lavoro che ho presentato nel 2013 nella mia personale a Torino, e che aveva – quella volta – la forma di una grande installazione ambientale. Questa invece è una variazione molto object oriented e materialista.

ATP: Quali temi affronti?

GP: Lavoro sempre con immagini ed oggetti con una forte carica iconica. Ne esistono alcuni che sintetizzano interi modi di vivere e di pensare il mondo. Ho studiato a lungo le icone ortodosse tempo addietro, e ancora oggi penso a quelle immagini come l’equivalente odierno delle delle immagini digitali, nel loro cercare di afferrare ed evocare un prototipo ideale. Questa nuova versione di Moonwalk ha una caratteristica ancora più virtuale delle precedenti e ricorda per certi versi un ologramma o un render fotorealistico. Si tratta di un upgrade molto importante perché voglio che lo spettatore superi l’oggetto – assieme a ciò che per lui significa comunemente – e che sia invitato a considerare l’essenza stessa delle cose.

ATP: Che rapporto hai con la visual culture imperante?

GP: Viviamo nel capitalismo avanzato e la visual culture ­­– che include anche di tutto ciò che intellettualmente consideriamo banale – è un punto di partenza più che un punto di arrivo. Si tratta di mettere in discussione dove ci porteranno i processi socio-economici che viviamo  tutti i giorni, e per farlo possiamo interrogare quasi ogni elemento nella nostra prossimità. A me piace lavorare con l’apparel o l’indumento perché penso che la cultura italiana sia permeata in maniera sofisticata e complessa da queste categorie anche più di quanto lo sia dalla cultura cibo. Anche il più consumista degli oggetti può essere svincolato dal proprio percorso di funzione e di valore e può essere considerato come un ente o una forma di vita a se stante, indipendente da noi. E’ un modo per entrare nel processo di creazione della cultura visiva cui facevi riferimento, dandogli un’interpretazione critica e ponendo quesiti speculativi come ad esempio domandarsi come sarebbe il mondo se le scarpe da ginnastica non conoscessero uso e valore, ma vivessero una vita propria. Una sorta di prospettiva ecologica e post-capitalista.

ATP: Cripta747 è uno spazio apparentemente indipendente. Quanti compromessi?

GP: Cripta è uno spazio che nasce indipendente e che ora cerca una legittimazione territoriale e istituzionale. Il punto non è tanto che uno spazio indipendente si ‘istituzionalizzi’, quanto è fondamentale che le istituzioni si rendano indipendenti e che si concentrino sulle novità e sulle sperimentazioni, abbandonando la loro tradizionale funzione museale ormai desueta.

Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache,   vibratori,   plexiglass,   legno / courtesy l'artista,   foto: Andrea Rossetti

Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache, vibratori, plexiglass, legno / courtesy l’artista, foto: Andrea Rossetti

Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache,   vibratori,   plexiglass,   legno / courtesy l'artista,   foto: Andrea Rossetti

Gianandrea Poletta / Moonwalk / 2014 / Nike Air Huarache, vibratori, plexiglass, legno / courtesy l’artista, foto: Andrea Rossetti