Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

English text below 

Saremo liberi di spaziare sia fisicamente che con la nostra immaginazione. E’ raro poter iscrivere il proprio istinto all’interno di un percorso espositivo e, quando succede, la percezione che abbiamo della ricerca dell’artista aumenta in modo esponenziale. Questo è ciò che succedere visitando la mostra Terraforming Fantasies del fotografo e videomaker belga Geert Goiris ospitata dal 29 gennaio al 24 febbraio 2019 nel Salone Banca di Bologna al Palazzo De’ Toschi (Piazza Minghetti 4/D, Bologna). Per chi conosce poco l’artista, questa è l’occasione ideale per compiere un’esperienza immersiva nel suo lavoro, anche è soprattutto, grazie a delle scelte espositive pensate appositamente per lo spazio.
Come ci raccontano i curatori Barbara Meneghel e Simone Menegoi nell’intervista che segue, “Che fotografi dei paesaggi ai confini del mondo oppure gli edifici della propria città, Goiris realizza immagini che sembrano vedute di un altro mondo”. Ed è proprio la selezione di luoghi lontanissimi e sconosciuti che rendere ogni sua immagine una visione possibile, una prospettiva in bilico tra il reale e il visionario.
Al di là degli aspetti tecnici, sicuramente ricercati e utilizzati con la massima sapienza, l’originalità della sua ricerca, ciò che rende le sue immagini intense e perturbanti, spiegano i curatori, “è una qualità che non si spiega in termini di tecnica, ma di visione poetica. Goiris sa cosa inquadrare, e quando. Il “come”, consegue.”
Il titolo Terraforming Fantasies (“Fantasie di terraformazione”), mutuato da una videoinstallazione presente in mostra, comprende il termine coniato di recente ‘terraformazione’, e viene usato per lo più nel contesto di speculazioni sul futuro dell’umanità, e si riferisce alla possibilità di rendere simili alla Terra, e dunque abitabili per gli esseri umani, pianeti diversi dal nostro alterandone chimicamente l’atmosfera. “Al momento si tratta di fantasie molto remote da qualunque possibilità di realizzazione; all’artista interessano in quanto sintomo della paura, sempre più diffusa e radicata, di una catastrofe ecologica che comprometta in modo irreversibile le sorti del nostro pianeta. La questione ecologica lo appassiona.”

Geert Goiris, Erta Ale (2018) Framed archival pigment print 55 x 70 cm.Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Erta Ale (2018)
Framed archival pigment print 55 x 70 cm.Courtesy Geert Goiris

Per maggiori informazioni sulla mostra CS – Geert Goiris

Segue l’intervista con i curatori Barbara Meneghel e Simone Menegoi —

Elena Bordignon: Colpisce, nella presentazione della mostra, un termine che, inevitabile, ne connota le premesse: lallestimento ambizioso e innovativo. Progettato dallarchitetto Kris Kimpe, lallestimento è stato appositamente pensato per gli spazi del Salone della Banca di Bologna di Palazzo DeToschi. Mi introducete questo progetto allestitivo? Le sue peculiarità in relazione alle opere di Geert Goiris.

Simone Menegoi / Barbara Meneghel: Come artista che usa la fotografia, Goiris è molto eclettico nelle modalità di presentazione delle sue immagini: spazia da stampe tradizionali a grandi wallpapers, e da formati prossimi a quelli della cartolina a dimensioni ambientali. La mostra bolognese, che raccoglie la staffetta di quella appena conclusa alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, segna però un deciso passo in avanti riguardo all’allestimento. Per la prima volta l’artista presenta le sue fotografie – sotto forma di grandi stampe incorniciate – sulle pareti esterne di cinque moduli costruiti ad hoc, strutture esagonali installate in mezzo al salone al secondo piano di Palazzo De’ Toschi. Oltre alle immagini sulle pareti esterne, due dei moduli ospiteranno al loro interno delle proiezioni: uno slide show che include anche delle diapositive di testo, riflessioni sui paradossi della luce in ambito fisico e biologico (Prelap, 2018) e un’installazione video a cinque canali che costituisce una novità assoluta nella produzione dell’artista (Terraforming Fantasies, 2018). Sono per lo più riprese statiche di paesaggi naturali estremi (ghiacci, vulcani) accompagnate da una colona sonora che combina suoni ambientali ed elettronica astratta.

EB: Geert Goiris ha sviluppato la mostra a Bologna in parallelo alla personale che presenta tra novembre e dicembre alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Analogie e differenze tra i due progetti?

SM / BM: Nella mostra di Anversa i moduli (di forma rettangolare anziché esagonale) erano solo due, quelli in cui erano ospitate le proiezioni, mentre le fotografie (la cui scelta era diversa) erano presentate sotto forma di grandi poster / wallpaper sulle pareti della sala. Questa differenza sottolinea una volta di più l’importanza del ruolo svolto dall’allestimento: ciascuna mostra presenta le proprie specificità allestitive, in modo da offrire allo spettatore un’esperienza delle opere inscindibile dal contesto. Rispetto alla mostra di Anversa, ad esempio, nel progetto bolognese emerge con più forza la centralità dello spettatore, che può scegliere liberamente il proprio percorso all’interno della sala e costruire in autonomia la propria esperienza percettiva.

 

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

EB: Il titolo della mostra apre a un ampio spettro di visioni. Tratto dalla videoinstallazione presente in mostra Terraforming Fantasies (“Fantasie di terraformazione), il termine terraformazione viene usato per lo più nel contesto di investigazioni sul futuro, in particolare sulla possibilità di rendere vivibili altri pianeti. Mi introducete il punto di vista dellartista e le motivazioni del suo interesse per questo tipo di speculazioni?

SM / BM: Che fotografi dei paesaggi ai confini del mondo oppure gli edifici della propria città, Goiris realizza immagini che sembrano vedute di un altro mondo: l’assenza di esseri umani, l’atmosfera sospesa e ambigua (l’artista scatta spesso all’alba o al tramonto) danno l’impressione di vedere un pianeta disabitato, nel quale l’uomo non ha ancora messo piede, o dal quale è scomparso. (La mostra di Anversa si intitolava World Without Us). Negli scatti in cui compaiono delle presenze umane, queste ultime sono isolate in mezzo a un paesaggio indifferente: sembrano naufraghi o coloni, sopravvissuti o pionieri. Date queste coordinate, non stupisce che l’artista sia affascinato dalle speculazioni sulla possibilità di rendere abitabili altri pianeti (“terraforming”), in particolare alterandone l’atmosfera. Al momento si tratta di fantasie molto remote da qualunque possibilità di realizzazione; all’artista interessano in quanto sintomo della paura, sempre più diffusa e radicata, di una catastrofe ecologica che comprometta in modo irreversibile le sorti del nostro pianeta. La questione ecologica lo appassiona. Non l’ho mai sentito usare l’espressione, ormai inflazionata, “Antropocene”, ma il concetto è fondamentale per il suo lavoro.

EB: Nelle intenzioni dellartista c’è quella di costruire e, di conseguenza, immergere lo spettatore in una realtà parallela. Questa evasione’ – se così si può chiamare – è resa possibile grazie alla costruzione di una scenografia immersiva e coinvolgente. Dal punto di vista curatoriale, come avete vissuto questa volontà totalizzante (e ambiziosa) dellartista? Pensate sia possibile?

SM / BM: L’abbiamo vissuta con fatica! Il progetto di allestimento è cambiato drasticamente più di una volta nel corso della preparazione della mostra, e non è stato facile armonizzare le esigenze dell’artista, il progetto dell’architetto, le caratteristiche tecniche della sala e il budget. Ma alla fine tutto è andato al suo posto, e crediamo che il risultato sarà all’altezza delle mostre precedenti a Palazzo De’ Toschi, anche in termini di allestimento.
Il display è immersivo, ma senza alcuna pretesa di sopraffare lo spettatore: non è un luna park, non ci sono facili effetti speciali. Molto dipenderà – come accennato prima – dalla libera scelta dei visitatori di farsi assorbire dalle immagini e dai suoni dell’artista, così come si sceglie di immergersi in un film, o un libro.

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

EB: Le fotografie e i video di Geert Goiris immortalano paesaggi misteriosi ed enigmatici. Al di la della scelta dei luoghi esotici o famigliari – l’artista utilizza tecniche e macchine da ripresa molto particolari. Mi introducete il suo modus operandi?

SM / BM: Effettivamente, Goiris usa alcune tecniche particolari: ad esempio, impiega pellicole per riprese aeree o geografiche, la cui sensibilità spettrale si estende all’infrarosso; sotto-espone gli scatti per simulare una ripresa notturna, oppure imposta dei tempi di posa molto lunghi, in modo da alternare aree dell’immagine a fuoco ad altre leggermente sfuocate. (Questo, fra l’altro, consente anche di lasciare un certo spazio al caso e all’imprevisto rispetto al controllo totale dello scatto). Ma non mi fisserei troppo su queste particolarità tecniche. Quello che rende così intense e perturbanti le immagini di Goiris è una qualità che non si spiega in termini di tecnica, ma di visione poetica. Goiris sa cosa inquadrare, e quando. Il “come”, consegue.

EB: In che modo possiamo considerare il sublimenellimmaginario di Geert Goiris?

SM / BM: Il Sublime è un sentimento che nasce dalla contemplazione di tutto ciò che ci sovrasta e minaccia la nostra stessa conservazione: nel Settecento, il secolo in cui è stata codificata questa categoria estetica, erano soprattutto gli spettacoli naturali offerti da cime impervie, oceani in burrasca, eruzioni vulcaniche. Questi soggetti ricorrono nelle fotografie di Goiris, ma spesso con un significato differente, anzi, opposto. Nel sublime naturale contemporaneo, quello di cui l’artista offre esempi eloquenti, la visione della natura non è mai disgiunta dal pensiero delle catastrofi ecologiche che incombono su di essa – o che l’hanno già devastata.

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Framed archival pigment print 100 x 142 cm - Photo Courtesy Geert Goiris

Framed archival pigment print 100 x 142 cm – Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Framed archival pigment print 100 x 120 cm  - Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Framed archival pigment print 100 x 120 cm – Photo Courtesy Geert Goiris

GEERT GOIRIS | TERRAFORMING FANTASIES

Curated by Simone Menegoi and Barbara Meneghel
Salone Banca di Bologna – Palazzo De’ Toschi
Piazza Minghetti 4/D, Bologna

January 29 | February 24, 2019

For the fourth year in a row, Banca di Bologna will continue its exploration of contemporary art by presenting an exhibition of international scope in conjunction with Arte Fiera. In 2019, the Banca di Bologna Hall at Palazzo De’ Toschi will be housing the first solo exhibition in Italy by Belgian photographer and videomaker Geert Goiris (born 1971 in Bornem, Belgium, based in Antwerp), whose works have been shown by prestigious museums around Europe.

The show will open on Tuesday, January 29 at 6:30 pm as part of ART CITY Bologna—a program of high-profile exhibition projects selected by the City of Bologna and by BolognaFiere to accompany Arte Fiera.
This will also mark a continuation of the partnership with Bologna’s Accademia di Belle Arti: students from the academy’s Art Education and Cultural Facilitation course will be on hand as guides for the duration of the show.

The exhibition—which will include a selection of photographic prints in different formats, an analogue slide show, and a multichannel video installation—will feature an ambitious, innovative design conceived for the occasion by architect Kris Kimpe, the artist’s longtime collaborator. The large space will be filled with hexagonal display units, some of them closed, others open and accessible, each housing photographs or moving images on its walls. The irregularly arranged modules offer a full-immersion experience, yet allow visitors to choose their own path through the show.

This exhibition in Bologna is closely linked to Goiris’s solo show at the Royal Academy of Fine Arts in Antwerp, scheduled for November and December 2018. The artist developed them parallel to each other, creating two mirror-image projects in which many of the works are the same—yet appear completely different in each space, underscoring its unique qualities.

Geert Goiris, Owl (2018) Framed archival pigment print 150 x 120 cm. Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Owl (2018) Framed archival pigment print 150 x 120 cm. Photo Courtesy Geert Goiris

The title, Terraforming Fantasies, is borrowed from the video installation in the show. ”Terraforming” is a recent coinage mostly used in speculations about the future of our species, and describes the possibility of chemically altering the atmosphere of other planets to make them resemble Earth and support human life. It is an idea that for the moment seems like science fiction, but its tacit assumption can be easily guessed: the ambition to colonize other planets reveals a deep unease about the health of our own, given the threat of ecological disaster. As Goiris explains, “It is misleading to think about terraforming at this stage. In itself it’s an interesting concept, but we absolutely lack the technology and resources to actually do it (let alone the morality). However, dreaming about it is very human: ambitious and at the same time tragically remote.” The exhibit design is also connected to this theme: “The display concept brings a constellation of extraneous objects into the space. It is, to some degree, out of place, a form of colonization. My intention (and hope) is for it to also say something about human characteristics such as wonder, curiosity, perplexity, and so on. By carefully selecting the images and presenting them in a carefully chosen setting, I’m trying to plunge viewers into a parallel world, one that may resemble our own, but does not completely match up with it.”

Though it sometimes includes interiors and the human figure, Geert Goiris’s work in photography and video is focused above all on the landscape. Whether his locations are far-flung (ranging from the Antarctic to the Danakil Desert in Ethiopia) or closer to home, Goiris makes them look uncannily suspended, as if they came from another planet. This is achieved though specific technical and stylistic choices: the artist primarily uses a large-format camera with special types of film (orthochromatic, aerial, infrared). He shoots most of his pictures at dusk, when the light is beginning to fade and become unreliable. His working method is a blend of preparation and chance: Goiris uses the camera with the precision of a weathered professional, but during the long exhibition times that he favors, anything can happen, and there is no way to predict exactly how the film will transform the subject into an image. The camera is never a mere conduit through which we can visually connect with the outside world, but a tool for exploring the gap between our “experience” of it and the act of seeing it for what it is. Like the French philosopher and photographer Jean Baudrillard, Goiris seems to understand that the camera is on the side of the world, offering us a glimpse of what it looks like stripped of every human projection or interference. In this artist’s images, the ambiguous, disquieting feeling that the Romantics dubbed the “Sublime” arises not from the terrifying grandeur of the site, or the threat that seems to loom over the landscape. It stems from the distinct feeling that we are cut off from any genuine connection with the world. (press release)

Geert Goiris, Amygdala (2016) Wallpaper print 120 cm high x 97,1 cm wide Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Amygdala (2016) Wallpaper print 120 cm high x 97,1 cm wide Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Dazzle (2014) Archival pigment print 180 x 140 cm. Photo Courtesy Geert Goiris

Geert Goiris, Dazzle (2014)
Archival pigment print 180 x 140 cm. Photo Courtesy Geert Goiris