“Adriana Polveroni, direttrice di ArtVerona, mi ha invitato a presentare in fiera dei giovani artisti emergenti ed io ho accettato con molto piacere proponendone otto: Boris Contarin, Giulia Crivellaro, Eleonora Luccarini, Andrea Nicolò Malaguti, Matias Julian Nativo & Alessia Prati, Chiara Pagano, Bianca R. Schröder, Rob van den Berg.- Racconta Garutti – I giovani sono interessanti perché immersi in una molteplicità di punti di vista tali da poter sentire, guardare e immaginare per noi qualcosa che ancora non sappiamo. D’altra parte, le fiere, pur mantenendo saldo nel sistema dell’arte il loro carattere di mercato, possono aprire a nuovi orizzonti e offrire possibilità di incontro con nuovi soggetti e scenari. Ciò che più conta nell’arte è la misteriosità dell’evento visivo: mi aspetto di scoprire qualcosa che non ho mai visto e che, tra questi lavori, anche solo uno, mi indichi la strada.”

C’è una frase che colpisce in questa dichiarazione di Alberto Garutti: “Mi aspetto di scoprire qualcosa che non ho mai visto”. Curiosità, interesse, apertura a nuovi linguaggi e sensibilità. Questo sembra ribadire l’artista, l’insegnante e figura carismatica per generazione di artisti italiani e non solo.
Per ArtVerona Garutti è stato invitato a presentare otto giovani talenti, da lui stesso citati, per Free Stage, la sezione dedicata agli artisti che ancora non sono rappresentati da una galleria, cura l’anno scorso da Adrian Paci.

ATPdiary dedicata una preview dei progetti degli artisti di Boris Contarin, Giulia Crivellaro, Eleonora Luccarini, Andrea Nicolò Malaguti, Matias Julian Nativo & Alessia Prati, Chiara Pagano, Bianca R. Schröder, Rob van den Berg

Boris Contarin, Questo

Boris Contarin, Questo
2019 – Tempera su schermo LCD 22’’ – Schermo installato a muro ad altezza 1.80 m da terra Video HD 33’’ – Schermo min 22 pollici

«Nella loro opinione, essi intendono questo pezzo di carta su cui io scrivo, o meglio, su cui ho scritto questo; ciò che intendono, però, non lo dicono. Se volessero realmente dire questo pezzo di carta di cui hanno opinione, se la loro volontà fosse proprio quella di dirlo, allora ciò sarebbe impossibile: il Questo sensibile che è in gioco nell’opinione, infatti, è inaccessibile, al linguaggio, il quale appartiene alla coscienza, all’universale in sé. Per questo, nel tentativo reale di dirlo, il Questo sensibile si decomporrebbe.»

G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, §70, tr. it. di V. Cicero.

Giulia Crivellaro – A General State of Loneliness

Giulia Crivellaro – A General State of Loneliness
2019 – Proiezione video e audio Durata 5’ 54’’ – Schermo min 30 pollici

A General State of Loneliness è un progetto che tematizza l’atto del mangiare in quanto gesto sociale e religioso. Un’azione che, astratta dalla biologica correlazione con la sopravvivenza, è stata impiegata per secoli dalle grandi religioni e annessa alla ritualità liturgica.
La religione ha per secoli aiutato l’individuo a combattere la sua connaturata tensione a soffrire la solitudine, creando momenti di aggregazione. In un’epoca come quella attuale, in cui la religione pare aver perso la sua presa sulla società e sull’individuo, sorge spontaneo chiedersi quale ulteriore metamorfosi abbia subito l’atto stesso e le necessità sociali e culturali a cui esso dava una risposta.
Giustapponendo fenomeni apparentemente molto diversi, come la Pange Lingua dell’eucarestia cristiana, il fenomeno del mukbang e il sottile audio di un pranzo in solitaria, si intende indagare la necessità umana della condivisione.
La viralità quasi grottesca del mukbang è quindi reindirizzata a una più naturale esigenza dell’uomo di condividere un pasto anche se in forma virtuale.

Eleonora Luccarini – Being polite doesn’t just mean saying pleaaase

Eleonora Luccarini – Being polite doesn’t just mean saying pleaaase 2019 – Scultura – Legno, vernice, ceramica 120x84x1,8cm

“Being polite doesn’t just mean saying please” è una frase trovata sul web. Partendo da una riflessione sui concetti di gentilezza, vulnerabilità e controllo il focus è sulla parola “please” e sui luoghi comuni legati al tentativo di definire un comportamento gentile normativo, idealizzato e cristallizzante (specificamente nell’accezione inglese “polite” e non “kind”). Anche in questo caso si è voluto evidenziare l’aspetto ambiguo della frase scelta, ovvero un’affermazione che può essere utilizzabile retoricamente per giustificare e nascondere, ad esempio, gesti e opinioni oppressive verso l’altro/diverso in quanto tale. L’interesse principale è sulla pesantezza materiale della parola nonostante la sua vir tualità e volatilità. La parola “please” viene quindi resa materia pesante, gravitazionale e giocosamente deformata: diventando la realizzazione concreta di un’onomatopea, assume le sembianze di un urlo dalle linee gonfie e morbide alla vista ma chiaramente solido al tatto.

Andrea Nicolò Malaguti – CPTED – L’ UOMO UCCELLO NON SA VOLARE

Andrea Nicolò Malaguti
CPTED – L’ UOMO UCCELLO NON SA VOLARE
2019 – Installazione – Tessuto di lycra, palline di polistirolo, dissuasori per uccelli, carta oleografica dissuasiva per uccelli 100 x 80 cm

Il titolo dell’ opera è l’ acronimo che indica il Crime Prevention Through Environmentl Design, che è un approccio al design ambientale nato negli anni ‘70.
La modificazione costante del territorio in ottica funzionalista continua a venire perpetuata nella progettazione ambientale contemporanea, allontanandosi sempre maggiormente dalle ontologiche necessità intrinseche dell’uomo che esperisce i luoghi. Le siepi e le aiuole di parchi e piazze antiche, costruite con un senso estetico legato al decoro e all’arte, vengono continuamente modificate in tutta Europa, all’insegna della prevenzione dal crimine e dal bivacco, utilizzando oggetti quasi identici a quelli che l’uomo utilizza per dissuadere l’animale che gli arreca danno e fastidio, dissuadendo perfino sé stesso e relegandosi alla scomodità fisica e al fastidio estetico.

Vengono perciò impiegati nell’installazione oggetti anti-uccelli, come la striscia oleografica e i dissuasori plastici, quasi identici a quelli installati sui gradoni nelle città, atti all’impedimento dell’uomo di sedersi.

Matias Julian Nativo&Alessia Prati – Freaking out a decade

Matias Julian Nativo&Alessia Prati – Freaking out a decade
2019 – Ready-made – Lampade scialitiche LED Due pezzi – Ingombro variabile

Le due lampade devono essere installate a muro e allacciate a una fonte di elettricità. I cavi possono rimanere in vista al di sotto delle opere.
Il ready made impone una conversazione tra quello che è stato, più precisamente tra le molte sembianze, funzioni e significati assunti,
e quello che vogliamo sia attualmente. Prelevato dalla sintassi originale, che viene interrotta grazie all’isolamento applicato, l’oggetto apre a molti luoghi reali e illusori.
Immaginari diversi si sovrappongono, si stratificano, si mescolano, si nascondono e si esaltano reciprocamente. La presenza contestualizzata dell’oggetto viene aiutata dall’occhio nel mondo nell’imporre ad alcuni dei significati connessi di manifestarsi a discapito degli altri. Ma è un fenomeno temporaneo. Altri contesti e altri occhi stravolgono nuovamente la lettura dell’oggetto.
È nel gesto di selezione e posizionamento dell’elemento che alcuni di questi escono dallo stato di latenza e riaffiorano in superficie aprendo a nuove narrazioni.

Chiara Pagano – Puoi muoverti

Chiara Pagano – Puoi muoverti
2019 – Installazione – Distributore ticket eliminacode, ticket Dimensioni variabili

L’opera guarda alla fila, come luogo in cui si realizzano tematiche sociali, etiche e politiche del nostro tempo. La fila, con il suo carattere repressivo, di ordine e di controllo delle folle, diventa portatrice di questioni sulla libertà di scelta e di movimento, di relazioni di potere, di genere e di rapporti con l’altro.
La riflessione nasce dalla considerazione delle file come aggregazione spontanea di persone che, svincolandosi dal rapporto gerarchico con l’istituzione e, valorizzando la vicinanza dei corpi, rompono le relazioni che intercorrono tra spazio pubblico, pubblica piazza e regime vigente, dando vita a nuovi spazi democratici. L’opera solleva domande sul significato politico che lo spazio può acquisire e, di conseguenza, sulla possibilità di cambiare tale significato, svelando i meccanismi inconsci, metabolizzati e normati dalla società.

Bianca Schröder – (God’s + will),(human’s + will)

Bianca Schröder – (God’s + will),(human’s + will)
2018, Installazione – Stampa su alluminio Dibond, stampa vinilica (laterale) 75 x 40 x 1,2 cm

(God’s + will),(human’s + will) vede il suo fulcro nel grafico prodotto attraverso Google Book Ngrams Viewer, un motore di ricerca online che classifica le stringhe di ricerca utilizzando un conteggio annuale delle parole presenti nelle fonti stampate del suo database – in questo caso viene mostrato l’evoluzione dei concetti di “volontà divina” e “volontà umana”, paragonati tra di loro in un arco temporale che va dal 1800 al 2008.
Un notevole parallelismo tra le due espressioni viene esibito, mostrando come il concetto di volontà umana non sia mai sfuggito a una contro-misurazione con la volontà divina. Nel grafico questo rapporto si sviluppa secondo una progressione di tipo aritmetico costante nel tempo, raggiungendo dei picchi durante le due guerre mondiali.
Ai lati del grafico, l’espressione Una martellata sul ginocchio evoca un’immagine che è contemporaneamente un’azione subita, un riflesso incondizionato e un dolore istantaneo – condizioni dolorose associabili al grafico.

Rob Van Den Berg – colonna 0

Rob Van Den Berg – colonna 0
2018 – Tre Sculture – Fusione di vetro di diverse tipologie e epoche 33 x 9 cm; 14 x 8,5 cm; 13,5 x 8 cm

Le sculture cilindriche, o carotaggi, vengono esposte su dei piani alzati. La più alta e la più bassa vanno installate insieme – preferibilmente su un piedistallo – mentre la terza occupa un o spazio separato – eventualmente su un piano aggettante.
colonna 0 è un parallelo tracciato tra le ere geologiche e la storia del vetro, nello specifico quella dell’isola di murano, che sin dal XII secolo è stata uno dei più importanti centri di produzione vetraria. La forma dell’opera si ispira ai campioni di carotaggio che gli studiosi prelevano dalla crosta terrestre per studiarne le sedimentazioni accumulate nel corso dei secoli, cilindri da cui si possono “leggere” i vari eventi geologici quasi come se fossero calendari. Ma gli strati, anziché rocciosi, sono di vetro e rappresentano non solo le tappe della produzione vetraria nel tempo, ma anche della ricerca dell’autore.
rob van den berg, infatti, si relaziona ai contesti in cui opera, raccogliendo campioni di materiali intimamente legati a quei luoghi: scarti, incrostazioni, resti abbandonati che, con il suo gesto, riqualifica ad opere d’arte. Il vetro che forma i campioni e gli strati della colonna è stato recuperato man mano presso discariche, bidoni di laboratori, “sacche” (come quella di s. Mattia) che, a Venezia, sono isole artificiali sorte su depositi di immondizie e detriti.