Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 1), 2018 – 2019 Installazione ambientale: video, stampa su plexiglass e su tessuto acrilico, materiali d’ar- chivio

Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 1), 2018 – 2019 Installazione ambientale: video, stampa su plexiglass e su tessuto acrilico, materiali d’archivio

Casa Testori presenta Se la realtà non è solo un fotogramma di Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi, un progetto espositivo a cura di Alessandro Castiglioni in corso fino al 17 marzo 2019. La mostra è il terzo appuntamento della rassegna  Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori a Novate Milanese.
La mostra ha come incipit una domanda: Si può stabilire un filo conduttore che lega o intreccia le storie di personaggi come Giovanni Testori, Giovanni Pirelli ed Harald Szeemann? Abbiamo intervistato il curatore Alessandro Castiglioni in merito alla scelta dei due artisti e alla loro ricerca. “Per Ferrini e Rinaldi il rapporto con lo studio della storia diviene un fatto metodologico: il superamento del rapporto binario tra realtà e immagine e la messa in discussione di un concetto, di per se stesso ideologico, come quello di realtà e oggettività” spiega il curatore.

Segue l’intervista con Alessandro Castiglioni —

ATP: “Se la realtà non è solo un fotogramma” è il titolo del progetto espositivo che coinvolge Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi. Il titolo è mutuato da un saggio di storia dell’arte di Giovanni Testori del 1983. Presentato come un ‘progetto partecipato’, mi racconti da dove è partita l’idea di svilupparlo e renderlo ‘mostra’?

Alessandro Castiglioni: La mostra nasce dall’invito di Casa Testori a partecipare al progetto pluriennale Poket Pair, scegliendo due artisti che ritenessi significativi della scena italiana attuale. In questa cornice si inserisce la proposta di dare spazio al lavoro di Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi. Nella specificità dei linguaggi dei due autori, la mostra vuole mettere in luce un preciso metodo di produzione artistica, condiviso dai due artisti, che si basa su ricerche di carattere archivistico e la messa in discussione del display espositivo. Il progetto si struttura così come intreccio di due mostre monografiche che alternano i lavori di Ferrini e quelli di Rinaldi, con l’idea di attualizzare e fornire nuovi spunti di riflessione sulle relazioni tra storia, ideologia e presente.
Un esempio, in questo senso, può essere rinvenuto nel titolo della mostra. Si tratta, come scrivi, del titolo di un saggio di Testori dedicato a Francesco Cairo. Lo specifico uso che fa Testori di questa locuzione mette in luce la volontà critica di superare le posizioni e la lettura caravaggesca di Roberto Longhi. I due artisti se ne sono appropriati con l’obiettivo di riflettere sulla crisi dell’idea di oggettività del documento e sviluppare una mostra attorno alla parzialità di storiografia storia.

Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 0), 2018 – 2019 Installazione ambientale: stampe fotografiche e su alluminio dibond Courtesy di INSMLI, Archivio Primo Moroni e Panetteria Occupata

Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 0), 2018 – 2019 Installazione ambientale: stampe fotografiche e su alluminio dibond Courtesy di INSMLI, Archivio Primo Moroni e Panetteria Occupata

ATP: La convinzione che sta alla base della mostra è che “la storia non sia solo lo studio del passato ma soprattutto un esercizio etico sul presente”. Come si sono confrontati i due giovani artisti con questo principio?

AC: Per Ferrini e Rinaldi il rapporto con lo studio della storia diviene un fatto metodologico: il superamento del rapporto binario tra realtà e immagine e la messa in discussione di un concetto, di per se stesso ideologico, come quello di realtà e oggettività.
Le opere mostrano così come la realtà superi la sua semplice impressione retinica, cioè superi il suo essere immagine, di conseguenza nei suoi limiti interpretativi si strutturi come linguaggio, che per sua natura è mutante e fallibile (e proprio per questo oggetto di costanti riconsiderazioni). Ecco perché, dunque, la mostra si dispiega come un lungo racconto non lineare che riconfigura testi e immagini.

ATP: Mi tracci la linea di continuità o complementarietà che avete tracciato tra la poetica di Testori, la storia di Giovanni Pirelli e l’archivio di Harald Szeemann?

AC: Penso che potremmo definire un punto di partenza: l’idea di mettere in discussione e riflettere sul lascito metodologico di Giovanni Testori attraverso due installazioni, una di Ferrini e una di Rinaldi. La mostra si apre, infatti, da una parte con un’opera di Alessandra Ferrini dedicata al metodo Morelliano e Longhiano del riconoscimento, dall’altra la stessa si chiude con un’apertura, intuitiva, verso le metodologie e i sistemi di relazione e produzione che caratterizzano l’arte contemporanea, da Szeemann ad oggi, nell’opera di Rinaldi dedicata alla natura dello spazio e allo svuotamento dell’archivio del celebre curatore. Un intreccio di sguardi e metodi che è, in fondo, un’ulteriore chiave di lettura dell’intero progetto espositivo.

Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 0), 2018 – 2019 Environmental installation: photographic prints and dibond aluminum prints Courtesy of INSMLI, Archivio Primo Moroni and Panetteria Occupata

Alessandra Ferrini A Bomb to be reloaded (Chapter 0), 2018 – 2019 Environmental installation: photographic prints and dibond aluminum prints Courtesy of INSMLI, Archivio Primo Moroni and Panetteria Occupata

ATP: Seguendo le tue riflessioni curatoriali, come si può raccontare il presente attraverso la rilettura ‘performativa’ di materiale storico e archivistico?

AC: La questione è ripensare a come raccontiamo la storia, al significato che possiamo conferire ai documenti e alle immagini; come esse vivano in modo diverso, in relazione alle possibili storie che portano con sé. Faccio un esempio.
La mostra si chiude con due opere video: l’ essay film di Alessandra Ferrini Negotiating Amnesia e la videoinstallazione Light Meter di Jacopo Rinaldi.
I due lavori, in termini molto diversi, pongono il tema della memoria, del suo oblio e della messa in discussione della storia, intesa come sensibile e potenziale strumento ideologico.
Il documentario di Ferrini affronta il problema della racconto del colonialismo italiano nel Corno d’Africa a partire dalla guerra d’Etiopia del 1935-36 e la sua ricostruzione storica dell’Italia contemporanea. L’artista si interroga sul in cui ideologie e manipolazioni affliggano ancora oggi l’immaginario collettivo italiano rispetto a al colonialismo della prima metà del XX secolo e il modo con cui trasmettiamo e conserviamo le memorie, rivelando amnesie programmate e parziali ricostruzioni di fatti e storie.

Il lavoro di Rinaldi è invece una più ampia considerazione sulla visione, sulle immagini della nostra storia (e storia dell’arte) e sui nostri meccanismi di visione e costruzione dell’immagine. L’artista fotografa infatti, all’interno delle più celebri chiese di Roma, i sistemi tecnici attraverso cui quadri e sculture vengono illuminati a tempo, creando una costate alternanza tra luce e buio, immagine e censura. Questa stessa alternanza sembra apparire come una sorta di metafora dell’azione storica stessa: è l’azione volontaria del presente ad accendere una luce che inevitabilmente è destinata a spegnersi riportando, anche i più importanti capolavori dell’arte occidentale, nel buio dell’oblio.

Alessandra Ferrini La realtà degli altri, 2019 Stampe fotografiche e documenti d’archivio

Alessandra Ferrini La realtà degli altri, 2019 Stampe fotografiche e documenti d’archivio

Jacopo Rinaldi Abrasfera, 2016 – 2019 Installazione ambientale: incisione laser su ferro, fumo, disegni su carta

Jacopo Rinaldi Abrasfera, 2016 – 2019 Installazione ambientale: incisione laser su ferro, fumo, disegni su carta

ATP: In concreto, cosa vedremo in mostra? Mi racconti le opere proposte dai due artisti? Come hanno dialogato tra loro?

AC: Gli spazi di Casa Testori, le vere e proprie stanze della casa, sono dedicate ciascuna, in modo autonomo, o a Ferrini o a Rinaldi. Il dialogo dunque è prima di tutto spaziale: le due mostre sono intrecciate, sala dopo sala. Vi è poi un secondo piano di carattere teorico e culturale: sia Ferrini che Rinaldi trattano tematiche e questioni affini, come il colonialismo e i suoi esiti, o retaggi, nella cultura italiana contemporanea in relazione ai nuovi fascismi emergenti.

Questo dialogo risulta a mio avviso estremamente chiaro nel grande salone di Casa Testori dove Jacopo Rinaldi crea una sorta di serra piena di piccole piante tropicali. Questa installazione ha diverse chiavi di lettura che superano quello che a prima vista sembra un semplice interesse botanico. Il primo piano interpretativo ha a che vedere con il titolo del lavoro Maradagàl: si tratta del nome del paese immaginario in cui Carlo Emilio Gadda situa il suo romanzo “La cognizione del dolore”. Maradagàl è un luogo inventato ma anche una ricostruzione fittizia della Brianza fascista degli anni Venti e un’aspra critica all’indolente società borghese italiana di quegli anni. In questa prospettiva le piante scelte da Rinaldi ironizzano e mostrano criticamente la dimensione borghese della cultura milanese in cui lo stesso Testori nacque. Inoltre l’inserimento della pianta tropicale all’interno del contesto domestico, come evidenzia Penny Sparke, è esso stesso un atto decorativo coloniale, nato nell’Inghilterra vittoriana, che legittima la dimensione esotica e aspirazionale della cultura borghese – modernista.

Jacopo Rinaldi Maradagàl, 2019 Installazione ambientale: ferro, alluminio, luci led e piante di ricino

Jacopo Rinaldi Maradagàl, 2019 Installazione ambientale: ferro, alluminio, luci led e piante di ricino

Jacopo Rinaldi, Intervallo, 2017 Tubi in metallo, tende in cotone, HD Video 1’’ In associazione con Archivio Storico Istituto Luce, Ferrovie del Sud Est Courtesy dell’artista e dell’associazione RAMDOM

Jacopo Rinaldi, Intervallo, 2017 Tubi in metallo, tende in cotone, HD Video 1’’ In associazione con Archivio Storico Istituto Luce, Ferrovie del Sud Est Courtesy dell’artista e dell’associazione RAMDOM

Vi è però, nella semplicità di questa azione un livello successivo di lettura dell’opera: le piante tropicali alludono in modo molto più specifico alla storia italiana ed entrano in relazione con il racconto di Gadda, le vicende fasciste e il passato coloniale, in modo intimo poiché le piante allestite sono di Ricinus Comunis, noto anche come ricino.
Nella verande che completa il salone (e proseguendo nella sala del camino) è allestito in differenti nuclei il progetto di ricerca a lungo termine di Alessandra Ferrini dal titolo A Bomb to be Reloaded. L’opera è suddivisa in vari capitoli che esplorano storie e vicende legate al Centro Documentazione Frantz Fanon (CDFF), fondato da Giovanni Pirelli nel 1963 e dedicato al celebre psichiatra e filosofo naturalizzato francese nato in Martinica, fondamentale per lo sviluppo dei movimenti di decolonizzazione in Asia, America Latina e Nord Africa.
Il lavoro affronta, nel suo insieme, le potenzialità di rivitalizzazione di un resistant archive cioè un archivio, che nonostante i suoi spostamenti e smembramenti, continua ad avere la possibilità di parlare ed interrogare il presente, appunto come una bomba che sta per essere innescata. La portata politica dell’intero lavoro non ha dunque solo un piano contenutistico, ma anche metodologico poiché mette in luce possibilità e strumenti per dare voce a fatti e storie che solo in apparenza sono silenti, come d’altra parte, fa l’intera mostra.

Jacopo Rinaldi, Intervallo, 2017 Tubi in metallo, tende in cotone, HD Video 1’’ In associazione con Archivio Storico Istituto Luce, Ferrovie del Sud Est Courtesy dell’artista e dell’associazione RAMDOM

Jacopo Rinaldi, Intervallo, 2017 Tubi in metallo, tende in cotone, HD Video 1’’ In associazione con Archivio Storico Istituto Luce, Ferrovie del Sud Est Courtesy dell’artista e dell’associazione RAMDOM

Jacopo Rinaldi Abrasfera, 2016 – 2019 Installazione ambientale: incisione laser su ferro, fumo, disegni su carta

Jacopo Rinaldi Abrasfera, 2016 – 2019 Installazione ambientale: incisione laser su ferro, fumo, disegni su carta