Cecilie Hjelvik Andersen,   Bahamas,   Room Gallery,   Milano 2013 11

Cecilie Hjelvik Andersen, Bahamas, Room Gallery, Milano 2013 11

Il titolo ricorda ambientazioni calde e sensuali, stringati bikini e cocktails ghiacciati. Bahamas è la località che Cecilie Hjelvik Andersen ha scelto per dare il titolo alla sua performance presentata alla Room Gallery. Nativa di Porsgrunn, Norvegia, di quest’artista cerco qualche informazione nel web e scopro altre azioni da lei compiute nel tempo: mentre fa un buco nel ghiaccio con una scure, mentre gira su stessa fino alla stordimento in un giradino, capovolta e appoggiata ad un albero nel bel mezzo di un bosco, nuda in sella ad una bicicletta (performance che ha compiuto una notte a Milano).

Per la sua azione alla Room – presentata come dirompente e disarmante – l’artista ha pensato di svuotare completamente la galleria, riempendo però con oltre 2600 litri d’acqua la parte più bassa del corridoio che unisce il primo vano alla parte espositiva vera e propria. Dove prima c’erano scrivania, librerie e divano, ora c’è un piccolo approdo per gli avventori che, incuriositi, aspettano lo svolgimento della performance. Ricapitolando: l’ufficio è stato spostato nello espositivo vero e proprio, non ci sono opere da nessuna parte (verranno installate in un secondo momento una serie di foto che documentano la performace), una grossa massa d’acqua ostruisce l’accesso.

Quando arrivo, un gruppetto di persone attende che compaia l’artista che, in dopo pochi minuti, si presenta in costume e, silenziosa, si immerge fino al collo nell’acqua fredda.

Contemporanea (e infreddolita) Esther Williams, Cecilie Hjelvik Andersen mi ricorda (molto vagamente) alcune delle operazione di Cezary Bodzianowski: per leggerezza, gratuità e follia. Senza essere eccessivamente provocatoria (bastasse un tuffo in piscina-galleria per rendere un’azione dirompente), nel suo essere e non essere provocatoria, disattendendo chissà quali gesti estremi, Bahamas risulta disarmante per semplicità e per mancanza di ‘malizia’. La performer entra e esce dell’acqua mentre le persone la guardano. Tutto qui.

Invece, l’azione la svolge lo spazio nella sua casualità. Poco importa notare il gallerista che, ‘a tutto tondo’, si alza e si siede dalla scrivania che si intravede oltre la piscina improvvisata; poco colpisce la performer che, tremante e dalle labbra viola, continua il suoi movimenti aggraziati dentro e fuori dall’acqua; non si nota il nerboruto ragazzotto che, con tanto di maglietta STAFF, contiene i visitatori da eventuali scivoloni dentro alla ‘piscina’.

Tutto questo, visitatori e me compresa, creiamo quella scenografia momentanea che manca nella maggior parte e da lungo tempo nel giro di gallerie milanesi dove, tra ‘compra e vendita’, furbizia e pittura al metro, il trantran la vince su tutto.

Evviva le ‘bellezze al bagno’  (con il caldo che fa!).

Cecilie Hjelvik Andersen,   Bahamas,   Room Gallery,   Milano 2013 2

Cecilie Hjelvik Andersen, Bahamas, Room Gallery, Milano 2013

Cecilie Hjelvik Andersen,   Bahamas,   Room Gallery,   Milano 2013

Cecilie Hjelvik Andersen, Bahamas, Room Gallery, Milano 2013

Cecilie Hjelvik Andersen,   Bahamas,   Room Gallery,   Milano 2013

Cecilie Hjelvik Andersen, Bahamas, Room Gallery, Milano 2013