Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Testo di Marina Dacci —

Emma Hart, artista britannica classe 1974, vincitrice della sesta edizione del Max Mara Art Prize nel 2016, ha inaugurato Banger un nuovo progetto commissionato dalla Fruitmarket Gallery (Edimburgo) in mostra dal 26 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019.

Dopo le lampade /teste di Mamma Mia! – protagoniste del progetto   realizzato   per il Max Mara Art Prize presentato alla Whitechapel Gallery di Londra e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia –  ecco che il macinino, la vecchia auto, mezzo di trasporto familiare per spostamenti cittadini e non,  assurge a protagonista di questa mostra.

Cosa succede in una vecchia auto mentre si va a scuola, a fare la spesa, a raggiungere un luogo per una scampagnata fuori porta?… Di tutto perché l’ auto diventa un microcosmo in cui le relazioni, le dinamiche familiari – cosi come al tavolo di cucina  in cui  si consumano  i pasti in Mamma mia! – si amplificano nel bene e nel male,  in uno spazio chiuso e parzialmente protetto che però è in osmosi col  mondo, con tutti gli imprevisti e le contraddizioni  che questo comporta.
Le regole e gli eventi accidentali là fuori condizionano il nostro movimento: nelle relazioni all’ interno della sala da pranzo così come nell’abitacolo dell’ auto. E’ un po’ come pensare erroneamente di poter vivere in un acquario.

Emma mi racconta: “Entrambe i progetti  partono dall’idea di guardare  le cose da due punti di vista: quello pubblico e quello privato, sul  come  noi ci posizioniamo nel nostro  navigare  nel mondo. La macchina non è solo uno spazio intimo in cui si consuma una relazione personale, familiare o amicale, ma un luogo in cui dobbiamo essere vigili, avere in controllo di  quello che accade fuori: segnali di divieto, pedoni, ostacoli. Ma dobbiamo accettare  l’ idea che non possiamo controllare ogni cosa .”

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

La mostra si sviluppa nei due piani della galleria.
Al piano terra Mamma mia! viene presentata con un nuovo display rispetto alla Whitechapel Gallery e alla Collezione Maramotti: l’enfasi su due linee convergenti che quasi si ricongiungono al fondo della sala in cui si   sviluppano da un lato la serie delle grandi teste decorate v/s il genogramma di corda rossa sulla parete opposta.
Alla mia domanda se concepisce  il suo lavoro come un environment lei risponde: “Sono interessata a come il mio lavoro si  interfaccia con lo spazio. Con lo spazio faccio  i conti, ma la mia scultura deve poter uscire dallo spazio, non è parte dello spazio.”

Al primo piano la nuova produzione si presenta in una serie di stazioni in cui parti dell’automobile sono protagoniste: specchietti, vetri, cofano, volante. Il display è interessante: si percorre la sala e ci si sofferma su diverse stazioni in cui è possibile osservare gli eventi rappresentati  nella loro relazione tra esterno e interno. “È  la doppia faccia della realtà” ribadisce l’artista.

Le grandi lastre bifacciali sono trattate con una raffinata ricerca grafica e coloristica di pattern  e simboli che rimandano a specifici elementi della relazione con un’enfasi particolare sull’idea di scontro/incontro, rottura, corto circuito. Tutto questo può far solo intuire la difficoltà nel realizzare in ceramica  lavori di grande formato e di  spessore sottile, sorretti da strutture in ferro disegnate dall’artista.

Ho voluto da Emma Hart – che ho seguito con entusiasmo durante la residenza in Italia e la realizzazione di Mamma mia!-  una conferma circa la scelta del materiale  d’elezione anche per l’ultima produzione: la ceramica. Misurarsi con questo materiale, con questo processo  è paradigmatico: mesi di lavoro e di templates per raggiungere il risultato voluto perché la creta è  come la vita: imprevedibile e caotica.
La creta,  la manipolazione, il mettere le mani in pasta è un po’ come avere il coraggio di mettersi in gioco; il risultato potrà essere un insuccesso, una frustrazione, un fallimento, ma l importante  è sporcarsi le mani e accettare la sfida.

Questa è la forza del lavoro di Emma Hart.

A breve uscirà un volume che accompagna la mostra con documentazione delle opere presentate e uno sguardo retrospettivo sulla ricerca di Emma Hart, arricchito da testi di Fiona Bradley, direttrice della Fruitmarket gallery, di Helen Legg, direttrice della Tate Liverpool, dell’artista e film maker Sarah Wood e un racconto della scrittrice Ali Smith.

Nuovo display di Mamma mia - Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Nuovo display di Mamma mia – Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Nuovo display di Mamma mia - Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Nuovo display di Mamma mia – Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018 (detail)

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018 (detail)

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018 (detail)

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018 (detail)

Emma Hart, Banger, Installation view - Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018

Emma Hart, Banger, Installation view – Fruitmarket Gallery, Edimburgo 2018