Nathalie Djurberg & Hans Berg | The Soft Spot

La scomoda sensazione di provare turbamento mentre si è attorniati da fiori viene meno in The Soft Spot, dove i colori piacevoli e forse anche la disposizione decorativa delle sculture floreali fanno mancare il sentore di unheimliche.
17 Ottobre 2021
Nathalie Djurberg & Hans Berg The Soft Spot (Floor, 113 cm), 2020 Wood, fabric, grout, polymer clay, acrylic paint, resin, wire Ca. 50.8 x 113 x 60 cm Photo: Fabio Mantegna
Nathalie Djurberg & Hans Berg The Soft Spot (Floor, 113 cm), 2020 Wood, fabric, grout, polymer clay, acrylic paint, resin, wire Ca. 50.8 x 113 x 60 cm Photo: Fabio Mantegna (Detail)

Avvezzi alle atmosfere morbose di Nathalie Djurberg & Hans Berg, stranisce ritrovarsi in questa luminosa camera fiorita che è The Soft Spot, quarta mostra personale del due svedese presso la galleria Gió Marconi di Milano.
Il tema dei fiori interessa i due artisti da anni: indimenticabile l’installazione alla Biennale di Venezia del 2009, Experiment, per la quale vinsero il Leone d’Argento come migliori artisti emergenti. Allora si trattava però di un giardino eternamente crepuscolare, con fiori allucinogeni e sovradimensionati che ricordavano quelli di Alice nel Paese delle Meraviglie.
La scomoda sensazione di provare turbamento mentre si è attorniati da fiori viene meno in The Soft Spot, dove i colori piacevoli e forse anche la disposizione decorativa delle sculture floreali fanno mancare il sentore di unheimliche.
Lo spaesamento riemerge, seppur non prepotentemente come in altri lavori, dinnanzi al video, realizzato come di consuetudine con un’animazione in stop motion: il punto debole qui pare essere un foro sul pavimento che un tricheco nasconde, contorcendo con paradossale voluttà il suo corpaccione tempestato da escrescenze.
Una mano subentra a stuzzicare l’animale: scopriremo essere quella di un uomo con quattro braccia e movenze da aracnide, il cui naso a tratti si allunga.
La scena si alterna con quella di una donna dai capelli rossi che si accarezza lascivamente e frame della mano dell’artista che lavora una pasta sulla quale cammina un astice dal corpo nero e lucente.
Le immagini si avvicendano suggerendo delle simmetrie paradossali tra le fisicità: le curve del corpo femminile, la pelle rugosa e spessa del pinnipede e la malleabilità della pasta.
L’effetto complessivo a posteriori della visione è simile a quello dei ricordi che si hanno dei sogni: la logica viene a mancare e le combinazioni sono casuali, sebbene durante la fruizione tutto appaia rispondere ad un assurdo criterio.
Il video, intitolato anch’esso The Soft Spot, è impreziosito della colonna sonora elettronica dagli echi vagamente arabeggianti concepita da Hans Berg.

Nathalie Djurberg & Hans Berg | The Soft Spot
Galleria Gió Marconi
via Alessandro Tadino, 20 Milano
Fino al 18 dicembre 2021

Nathalie Djurberg & Hans Berg, The Soft Spot (Floor, 113 cm) ,2020 – Wood, fabric, grout, polymer clay, acrylic paint, resin, wire, Ca. 50.8 x 113 x 60 cm – Photo: Fabio Mantegna
Nathalie Djurberg & Hans Berg Installation view Gió Marconi, Milan – Courtesy: the artists; Gió Marconi, Milan – Photo: Fabio Mantegna
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