• Gary Hill, making of... Pictures by Gary Hill 2015 - Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli
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  • Gary Hill, making of... Pictures by Gary Hill 2015 - Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli
  • Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi
  • Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi
  • Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi
  • Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi
  • Gary Hill Isolation Tank, 2010-2011 Single-channel HD Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma Milano | Napoli
  • Gary Hill Isolation Tank, 2010-2011 Single-channel HD Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma Milano | Napoli
  • Gary Hill Isolation Tank, 2010-2011 Single-channel HD Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma Milano | Napoli
  • Gary Hill, making of... Pictures by Gary Hill 2015 - Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli
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  • Gary Hill, making of... Pictures by Gary Hill 2015 - Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli
  • Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi

(English text below)

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo e di avere in esclusiva una serie di immagini scattate dall’artista durante l’allestimento alla Galleria Lia Rumma di Milano: fase fondamentale di tutti i suoi progetti espositivi. Gary Hill ci ha raccontato di suono, linguaggio, arte, surf e di un giovanissimo artista molto molto speciale…

ATP:  Mi racconti come sei passato dalla scultura alla video arte, c’è un collegamento?

Gary Hill: Lo vedo più come un cambiamento in termini di materiali che di media specifico. Categorie a parte, vorrei dire che il mio lavoro risiede tra i media; ha a che fare più con avvenimenti nello spazio poetico. Gli scrittori George Quasha e Charles Stein hanno detto che io sono forse più un artista del linguaggio di un artista video, c’è davvero qualcosa di vero in questo. La realtà è che, quando si sta lavorando, la questione di cosa uno fa, svanisce nel processo che sta accadendo in quel dato momento. La cultura della mente e della creatività è molto diversa da quella della realtà che tenta di mettere le cose al loro posto di incasellarle, in modo da poterle capire. Questi mondi si mescolano più o meno come l’olio e l’acqua però. Io lavoro con “roba” più che con il linguaggio o l’installazione. Lavoro con cose e con ciò che sta succedendo ora. Il più delle volte i materiali e l’impulso iniziale mi dicono da che parte andare con un lavoro molto difficile da focalizzare, procedo seguendo quel tipo di energia invisibile.

ATP: In che modo le nuove tecnologie influenzano il tuo lavoro? 

GH: Tendo a giocare con le “nuove” tecnologie, almeno nuove per me (io non sono certamente in prima linea sullo “stato dell’arte”), ma di solito tendo ad abbandonare le immense possibilità per i semplici mezzi, per qualcosa di più viscerale e primitivo o, forse, sono gli avvenimenti della vita ad intervenire e di conseguenza non consentono l’accumulo di metodologie, né la scrittura onnipresente di un “codice”. Per quanto dialogo con gli strumenti, cosa che mi piace davvero fare, le mie idee più forti tendono a provenire da qualsiasi cosa stia accadendo nella mia vita di tutti i giorni… cose che sono vicine a casa per usare un modo di dire.

ATP: Perche l’interazione tra spettatore e opera è così importante nella tua ricerca artistica?

GH: Suppongo che sia una sorta di liminalità, un’altra membrana di prossimità da affrontare; è uno spazio che è in continuo mutamento. Per quanto il termine interattività sia abusato, direi che le possibilità future si trovano lì, anche se è incredibilmente difficile fare un lavoro che sia veramente interattivo e in cui la tecnologia non sia d’intralcio. Per lo stesso motivo, ogni opera d’arte che fa la differenza (che fa la differenza) è interattiva, anche se solo implicitamente (cioè la mente dello spettatore interagisce e in un certo senso, modifica il lavoro all’interno di quella specifica esperienza).

ATP:  Come accennato prima nel tuo lavoro utilizzi anche il linguaggio – il suono del linguaggio – e le parole, in che modo?

GH: Lavoro sempre con il linguaggio! Subito dopo che ho iniziato a lavorare con i media elettronici attraverso suono elettronico, loop di nastro, e registratori, mi sono molto coinvolto nelle, apparentemente infinite, possibilità dell’electronic imaging ed è stata una perdita  cercare un modo di delimitare il mio telaio per far succedere qualcosa, piuttosto che restare a guardare le cose accadere. La mia uscita da questo cul de sac fu utilizzare il mio corpo principalmente attraverso la pronuncia e il suono del linguaggio, ma anche come materia che ho potuto urtare contro questi segnali effimeri e intervenire sull’immagine e il suo modo di essere sempre lì con te e per te a guardarti. Potrei dire che mi de-programmo dal culto dell’immagine che è ancora crescendo giorno dopo giorno.

ATP: L’importanza della musica nella tua espressione artistica, e nella tua vita?

GH: La Musica/sound art è stato una sorta di ponte per me creare oggetti materiali per lavorare con i media elettronici. Probabilmente ascolto Terry Riley più di ogni altro compositore, ma ascolto tutti i generi musicali. Ho anche consapevolmente fatto la scelta di spegnere la musica. Mi piace il suono e / o la tranquillità di ciò che sta accadendo intorno a me. Ho in programma di fare alcune mie registrazioni, immagino che saranno probabilmente canzoni o qualcosa che suonerà molto strano.

ATP: Natura e tecnologia, si scontrano e rivelano l’un l’altra, potresti spiegarmi in che modo?

GH: Non sono sicuro di questa domanda, per come le vedo io sono intercambiabili …

ATP: In alcune delle opere presenti a Milano, sono presenti le onde, l’Oceano, l’acqua e il vetro, che tipo di significato hanno per te?

GH: Sono cresciuto nel sud della California pratico ancora surf e skateboard saltuariamente.. Trovo un sacco di metafore attraverso la pratica del surf.

ATP:  C’è una giovane artista il cui lavoro trovi interessante?

GH: Anton Lumen Hill. Ha solo un anno, ma ha un modo altamente performativo di vivere il mondo, possiede una sorta di precisione che è difficile da perdere. Tutto e nulla diventa intercambiabile con i sensi. Prima di accorgertene ti trovi nel bel mezzo di una di queste performance in cui puoi sperimentare qualcosa di ancestrale, qualcosa di antico accaduto prima di te. Spero di collaborare con lui, ma lui è così occupato che potrebbe essere difficile.

Gary Hill, Depth Charge.  Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi

Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano – Napoli – Photo Credit Roberto Marossi

Gary Hill — Depth Charge

Galleria Lia Rumma, Milan

Until 18  April 2015

Interview with the artists

ATP: Why did you pass from sculpture to video art, is there a connection?

Gary Hill: I think of it more in terms of changing materials then related to medium specificity. Categories aside, I would say my work resides between media; it has to do more with happenings in poetic space. The writers George Quasha and Charles Stein make the argument that I’m perhaps more a language artist than a video artist and there is indeed some truth to that. The reality is that when one is working, the question of what it is that one does vanishes into the process that is happening at that given moment. The culture of mind and creativity is very different than the world that is attempting to put things in their proper places so as to be understood.  These worlds mix about the same as oil and water though. I work with “stuff” more than language or installation. I work with stuff and what’s happening now. Most of the time the materials and initial impulse tell me which way to go with a work—very hard to put one’s finger on it, nonetheless I go with that kind of unseen energy.

ATP: How the new technologies influence your work?

GH: I tend to play around with “new” technologies, at least new for me (I’m certainly not at the forefront of the “state of the art”) but I typically abandon the immense possibilities for simpler means—something more visceral and primal, or maybe its that life’s array of happenings intervene and consequently don’t allow for the build-up of methodologies, by-coastal engineering nor the ubiquitous writing of “code”. As much as I dialogue with the tools, which I do truly enjoy, my strongest ideas tend to come from whatever’s happening in my everyday life…things that are close to home in a manner of speaking.

ATP:  Why the interaction between spectator and work is so important in your artistic research?

GH: I suppose its another liminality of sorts, another membrane of betweenness to deal with; it’s a space that’s continually in flux. As over used as the term ‘interactivity’ is, I would say that future possibilities are to be found there even though its incredibly difficult to make work that is truly interactive and not have the technology getting in the way. By the same token, any artwork that makes a difference (that makes a difference) is interactive, if only implicitly so (i.e. the spectator’s mind interacts and in some sense changes the work within that specific experience).

ATP: You used to work also with language – the sound of language – and words, why?

GH: I still work with language! Soon after I started working with electronic media via electronic sound, tape loops, and tape recorders, I got very caught up in the seemingly infinite possibilities of electronic imaging and was at a loss to find a way of delimiting my frame to make something happen rather than watching it happen. My way out of this cul de sac was using my body primarily through utterance and speech sounds, but also as a material that I could bump up against these ephemeral signals and intervene upon the image and its way of always being on, there and gazing at you with you and for you. I might say I de-programmed myself from the image cult that is still growing everyday.

ATP: The importance of music in your artwork, and in your life?

GH: Music/sound art was a kind of bridge for me from making material objects to working with electronic media. I probably listen to Terry Riley more than any other composer but I do listen to all kinds of music. I also consciously make the choice to turn music off. I enjoy the sound and/or quietness of what’s happening around me. I have plans to do some recordings myself, and I imagine it will probably be songs of some kind that will sound very strange.

ATP: Nature and Technology, collide and reveal each other, could you explain me in which way?

GH: Not sure of the question as I see them as being interchangeable–one and the same…

ATP:  In some of the works in Milano waves, Ocean, water and glass are present, which kind of meaning have for you?

GH: I grew up in Southern California surfing and skateboarding both of which I still do on occasion. I find a lot of metaphor through the practice of surfing

ATP: Is there a young artist whose work you find interesting?

GH: Anton Lumen Hill. He’s only one year old but he has a highly performative way with the world that possesses a kind of exactness that’s hard to dismiss. Anything and everything becomes interchangeable with the senses. Before you know it you’re right in the middle of one of these performances in which you experience firstness with everything before you. i’m hoping to collaborate with him but he’s so busy its going to be difficult.

GaryHill.com

Gary Hill, Depth Charge.  Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli - Photo Credit Roberto Marossi

Gary Hill, Depth Charge. Installation view, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano – Napoli – Photo Credit Roberto Marossi

Gary Hill, making of...  Pictures by Gary Hill 2015 - Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli

Gary Hill, making of… Pictures by Gary Hill 2015 – Gallery Lia Rumma, Milano-Napoli