Damon Zucconi, Lithromantic – Installation view – VEDA, Firenze

Testo di Brenda Vaiani —

Installato a parete, uno specchio accoglie un’altra forma, perfettamente circolare che disegna al suo interno uno spazio vuoto. Di fronte a Lithromantic, osserviamo il nostro corpo separato nelle sue parti, lo sprofondamento della superficie che ci priva di un volto. Come un file corrotto, la nostra sostanza perde comunicabilità e per quell’oggetto risulta improvvisamente incompatibile. Già a partire da questa opera, ciò che Damon Zucconi (New York, 1985) fa emergere all’interno dell’omonimo progetto espositivo realizzato appositamente per VEDA a Firenze, è la nuova fase di una complessa ricerca che, da anni, lo porta a concentrarsi sui sofisticati e sottilissimi meccanismi del linguaggio e della comunicazione.

“Lo spazio principale della galleria diventa un plenum generato dalla nebbia e dalla luce che ne occupano il volume — una sorta di fusione scultorea (…)” – VEDA, comunicato stampa della mostra

Ma adesso, proprio come un dispositivo tecnologico di cui l’artista è entrato in possesso, la parte prospiciente la strada che generalmente attraverso la vetrina mette in mostra oggetti simbolici e rappresentativi dell’identità dell’ambiente, si apre al dialogo solo per interromperlo e lasciarlo custodito a mezz’aria, immobile nella nebbia.
All’interno della mostra opera e persone si ritrovano ad assumere l’identità del lithromantic, colui che prova un desiderio romantico per “l’altro”, senza la necessità o la volontà di venire ricambiato. Proprio a partire da questo termine coniato e diffusosi nel web, che celebra un sentimento poco circoscrivibile, capace di vacillare di fronte ad un rapporto paritario e per questo complesso, Damon Zucconi attiva e inserisce nell’ambiente un gioco fatto di attrazione e d’indifferenza romantica che scaturisce dai propri lavori, coinvolgendoci e rendendoci capaci, un istante successivo, di relegarli nell’apatia.

Il riferimento e talvolta l’evocazione alle dinamiche virtuali, in realtà si lega al confronto diretto che l’artista compie da anni non solo con gli strumenti e le piattaforme del sapere, e lo porta all’interno di questo progetto, a presentare due stampe uv curing su alluminio – Dviisstiaonnt e Ckalleviinn – ottenute tramite l’utilizzo di un software personalizzato. Partendo dal proprio archivio, il processo di manipolazione di cui Zucconi fa uso, consiste nell’estrapolazione casuale di immagini che in una fase finale, vengono intrecciate per dar corpo ad un nuovo insieme. Apposta nel retro della galleria, tra l’ufficio e la stanza principale, “Dviisstiaoont” mi fa soffermare sul suo – solo apparentemente indefinito fascino estetico.

Damon Zucconi, Lithromantic – detail – VEDA, Firenze
Damon Zucconi, Lithromantic – Installation view – VEDA, Firenze

L’opera appare priva di lucentezza e vividezza ma non rimane relegata a questo, attiva infatti una carica che oltrepassa lo stato melanconico e facendola pulsare e vibrare, svela una finissima trama composta da migliaia di porzioni di immagini intrecciate tra loro. L’opera di Zucconi non si affida ad un’idea satura e perfettamente nitida di sovrapposizione degli elementi ma a quella di coesistenza lieve. E questo aspetto di opacità – materica e poetica – non si rivela forza esclusiva di questa opera ma al contrario si estende all’intero progetto, producendo icone attraenti e profondamente legate al pluralismo della vita moderna.

A Zucconi si può tranquillamente attribuire il merito di aver letto in maniera precisa il proprio tempo. Un tempo che poi è anche il nostro e in cui scanner, codici, file trasmissibili da un dispositivo all’altro affermano con la loro efficacia anche le nostre capacità di potenziamento dei codici linguistici, ora perfetti nella loro linearità e nel modo in cui ci assicurano un sollievo quotidiano, una certezza che non incontra mai variabili ma esclusiva leggibilità, traducibilità e memorizzazione. Zucconi distrugge questo senso di sicurezza e libera il linguaggio, celebrando le sue volubilità. Lo fa soprattutto in Platonic Rose, che segue un processo pressoché identico a quello utilizzato per gli altri lavori, in cui due parole scelte dall’artista, “Platonic” e “Rose”, vengono elaborate e fuse in un’unica, del tutto nuova, che si scardina dal concetto di omogeneità culturale, e fa emerge quanto detto con lettere, spazi e cavità.

VEDA, accoglie e direziona il progetto richiamando lo spazio off-line, sia a livello materiale che simbolico, celebrando l’intelligenza acuta del lavoro di Zucconi e riuscendo a far emergere da un moderato corpus di opere il ruolo che le tecnologie digitali assumono quando entrano nel nostro quotidiano e sempre nel quotidiano mediano identità e relazioni. Oltre alla necessità di ripensare ai media non solo come semplici oggetti di uso, ma piuttosto come a dei tramite per la comprensione del nostro rapporto quasi simbiotico con essi, sia a livello socioculturale sia a livello biologico, emerge anche il bisogno di simboli nuovi che al contrario degli antichi ci strappino dalle zone immote del linguaggio e ci trascinino nel vortice, nella confusione, laddove si concentrano nuove possibilità e nuove percezioni condivise.

Damon Zucconi
Lithromantic

Curated by VEDA, Firenze

Damon Zucconi, Lithromantic – Installation view – VEDA, Firenze
Damon Zucconi, Lithromantic – Installation view – VEDA, Firenze
Damon Zucconi, Lithromantic – Installation view – VEDA, Firenze