Kilian Rüthemann One for every moment (Stack),   2014,   coconut fibre,   silicone,   400 cm; diameter 80 cm photo: Gunnar Meier Courtesy: RaebervonStenglin

Kilian Rüthemann One for every moment (Stack), 2014, coconut fibre, silicone, 400 cm; diameter 80 cm photo: Gunnar Meier Courtesy: RaebervonStenglin

Il 6 febbraio prossimo apre al pubblico la seconda edizione del progetto Conversation Piece | Part 2 presentato dalla Fondazione Memmo-Arte Contemporanea e a cura di Marcello Smarrelli. Dedicata agli artisti italiani e stranieri che hanno vissuto un periodo di residenza a Roma, ospiti delle fondazioni, degli istituti di cultura o borsisti presso le accademie straniere. Lo scorso anno, abbiamo visto (e intervistato) Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse.

Per questa seconda edizione, gli artisti invitati sono: Jackson, Kilian Rüthemann, Maaike Schoorel, David Schutter.

Quest’anno agli artisti è stato chiesto di riflettere sull’idea di spazio e su come un’opera d’arte si ritrovi inevitabilmente a dialogare con esso, fino a darne una lettura e una definizione che entra nel dominio dell’architettura, evidenziando l’estrema labilità dei confini tra le discipline. Si tratta di opere inedite e site specific progettate e realizzate appositamente per gli ambienti delle scuderie di Palazzo Ruspoli.

Seguono due brevi interviste con Jackson e Kilian Rutheman.

L’installazione di Jackson (1979), residente all’Académie de France à Rome – Villa Medici, ci conduce in uno spazio in cui è il suono a definire la natura fisica dello spettro visivo. Musicista, compositore e ricercatore, Jackson è interessato all’ibridazione di media e linguaggi diversi. L’opera realizzata per la mostra, dal titolo Brume Sonore #1, è un dispositivo scultoreo molto suggestivo composto da vetro, nebbia e metallo, che trasforma le onde luminose in frequenze sonore. I colori della luce nel loro viaggio attraverso l’atmosfera e le vibrazioni metalliche generano una mise en abîme della percezione della materia, ovvero ciò che l’artista chiama Light Metal Music.

L’opera di Kilian Rüthemann (1979), residente presso l’Istituto Svizzero, incardina un discorso serrato con lo spazio della città e il suo genius loci creando un cortocircuito che attraversa la storia dell’architettura. L’installazione è composta da quattro muri realizzati in opus latericium con un particolare riferimento alle tipologie archetipiche dello spazio, del paesaggio e dell’architettura dell’antica Roma che introdusse l’uso del mattone, ancora molto diffuso nell’architettura contemporanea. Attraverso linguaggi e materiali diversi, l’artista riflette sulla natura delle forme, i processi industriali, la relazione con il visitatore.  

Jackson

ATP: Quali sono le prime impressioni che hai avuto di Roma?

Mi ricordo di essere stato sopraffatto dal colore della luce e da come apparissero i toni dell’arancione dorato e del rosa rispetto alla luce di quando vivevo a Berlino. Sono rimasto affascinato anche da come si sono stratificati insieme millenni d’architettura in modo armonioso.

ATP: Per quanto riguardo la tua permanenza a Roma: c’e’ qualche opera, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

La mia opera d’arte romana preferita è il suono e la visione degli sciami di uccelli nel cielo della città tra settembre e novembre. Da giovane sono stato profondamente influenzato dai fumetti di Liberator e da Ranxerox di Tamburini che dipingono una Roma futuristica caratterizzata da una forte carica di violenza.  Questo tipo di estetica immaginaria non mi lascia neanche quando sono dinanzi alla fontana di Trevi e al Caravaggio di Villa Borghese.

ATP: Quale opera esporrai in “Conversation Piece”? Perchè l’hai scelta?

Esporrò “Brume Sonore #01“, una conversazione tra la materia e lo spettro del visibile. Il lavoro fa parte della mia ricerca sulle onde leggere e sulle frequenze di colore in connessione col suono del metallo risonante. E’ una scultura sonora che coinvolge la diffrazione della luce attraverso un prisma e un algoritmo che traduce le frequenze di colore in onde sonore. La propagazione del colore nel movimento del vapore diventa l’interprete di ciò che chiamo “Light Metal Music”. Questo pezzo tende a creare una percezione sinestetica dei campi di vibrazione e dell’essenza delle cose viventi.

© Jackson

© Jackson

Kilian Rutheman 

ATP: Quali sono le prime impressioni che hai avuto di Roma?

KR: La prima volta che arrivai a Roma ero un teenager e trovai profondi fori e cumuli di rovine disseminati per tutta la città e in pieno centro, come dopo una guerra, ma con qualcosa di diverso. Queste visioni mi hanno depresso un po’. La seconda volta ho cominciato ad apprezzare come le cose si sono evolute nel tempo, alcune in un modo molto particolare; alcune in un modo, altre in un altro, alcune ri-innalzate, alcune totalmente trasferite in altre luoghi. Tutto era stato mischiato come un mazzo di carte. 

ATP: Per quanto riguardo la tua permanenza a Roma: c’e’ qualche opera, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

KR: Le colonne indipendenti. Sia volute (colonne celebrative), sia resti di antiche sculture. Simboli molto precisi di potere, ma anche scandalosamente vulnerabili una volta esposti. 

ATP: Quale opera esporrai in “Conversation Piece”? Perchè l’hai scelta?

KR: Farò costruire quattro alti muri in mattoni all’interno delle scuderie, disposti senza alcun supporto a poca distanza dalle pareti esistenti. Saranno poi inclinate all’indietro. Si creperanno — ma non si romperanno — e si appoggeranno dolcemente contro l’edificio. Totalmente rilassati. E’ un nuovo lavoro, creato per la prima volta appositamente per questa mostra. Un inno ai tanti strati della città, di tempi diversi, di società diverse che sono in una mutua relazione di supporto. Nascondili o usali entrambi. 

Kilian Rüthemann,   «Tools»,   2014 linseed oil,   organic fat,   pigments each 19 x 57cm Courtesy: RaebervonStenglin

Kilian Rüthemann, «Tools», 2014 linseed oil, organic fat, pigments each 19 x 57cm Courtesy: RaebervonStenglin

  Conversation Piece | Part 2

Fondazione Memmo-Arte Contemporanea presents Conversation Piece | Part 2, the second of a number of   exhibitions dedicated to those artists currently residing in Rome, scholars at foreign academies, cultural institutes, museums, foundations. The invited artists for this second edition are: Jackson, Kilian Rüthemann, Maaike Schoorel, David Schutter. The exhibition, curated by Marcello Smarrelli, was conceived with the aim of observing carefully and constantly reviewing what is happening in the contemporary art scene in Rome. This year, artists have been asked to reflect on the concept of space and on how a work of art can converse with it, even giving it an interpretation and a definition that come to stray into the architecture field, highlighting the extreme fragility of the lines between disciplines. The pieces are all inedited and site specific, specially conceived and realized for the rooms of Palazzo Ruspoli stables.

Short interview with Jackson and Kilian Rutheman.

The installation of Jackson (1979), fellow at Académie de France à Rome – Villa Medici, takes us in a space in which the sound shapes the physical nature of the visible spectrum. Musician, composer and researcher, Jackson is interested in the hybridation of different mediums and languages. The piece, titled Brume Sonore #1, is a very evocative sculptural device made of glass, mist and metal that converts light waves in sound frequencies. Colors radiations in it’s voyage through the atmosphere and metal vibrations generate a mise en abîme of the perception of matter illustrating what he calls Light Metal Music

The work by Kilian Rüthemann (1979), fellow at the Istituto Svizzero, establishes a close dialogue between the space of the city and its genius loci, reflecting on an issue that runs through the history of architecture. The installation consists of four walls made of opus latericium with a particular reference to archetypical types of space, landscape and ancient Roman architecture that introduce the use of bricks, still widespread today. Using different languages and materials, the artist reflects on the nature of shapes, industrial process and on the relation with the viewer.

Jackson

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

I remember being overwhelmed by the color of the light and how golden orange and pink the sky seemed compared to the light of Berlin where i was living at that time.The way thousands of years of architecture collide together in such a harmonious chaos still fascinates me.

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

My favorite roman art is the sound and vision of the giant bird swarms drifting in the city sky between september and november.I ‘ve also been highly influenced at a young age by Liberator and Tamburini’s Ranxerox comics that depicts a futuristic Rome of ultra violence.It’s imaginary esthetic never leaves me even when i’m in front of the Trevise fountain and Villa Borghese’s Caravaggio.

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece”? Why did you choose it?

I will be showing « Brume Sonore #01 » because it is a conversation between matter and the visible spectrum.This work is part of my research on light waves and color frequencies in connection with the sound of resonating metal.It is a sound sculpture involving the diffraction of light through a prism and an algorithm translating color frequencies into sound waves.The propagation of color into the motion of steam becomes the interpreter of what i call « Light Metal Music ».This piece tends to create a synesthesic perception of the vibratory fields and the essence of living things.

© Jackson

© Jackson

Kilian Rutheman 

ATP: What are the first impressions you had about Rome?

KR: The first time I arrived in Rome as a teenager I found deep holes and heaps of ruined buildings everywhere scattered around the city and right in the center like after a war, even if different. That was a little depressing to me. The second time I went to Rome I started to like the way things have been arranged over times, in a very particular way; some in a way, some in another, some re-erected, some totally relocated. Shuffled like a deck of cards.

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

KR: The freestanding columns. Whether intended (columns of victory) or as leftovers of ancient structures. Very precise symbols of power but also shockingly vulnerable in their exposure. 

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece”? Why did you choose it?

KR: We will build four high brick walls inside the former buildings, free standing in a little distance to the existing walls. And then we’ll tilt them back. They will crack – but not break – and lean softly against the building. Totally relaxed. It’s a new work, realized for first time for this show. An ode to the many layers in this city of different times, of different societies that are in a mutually supportive relationship.Or hide or use each other.

Kilian Rüthemann Linger! (5),   2012 four parts: steel sheets (0.75mm),   paint  each 375 x 250 x 7.5cm Zürich  photo: David Aebi Courtesy: RaebervonStenglin

Kilian Rüthemann Linger! (5), 2012 four parts: steel sheets (0.75mm), paint each 375 x 250 x 7.5cm Zürich photo: David Aebi Courtesy: RaebervonStenglin