Claire Fontaine, Untitled (Rust & tears), 2012 Digital vinyl print. (Dimensions from 300cm wide). 250 × 380 mm (9 ⅞" × 15") Dimensions variable

Claire Fontaine, Untitled (Rust & tears), 2012 Digital vinyl print. (Dimensions from 300cm wide). 250 × 380 mm (9 ⅞” × 15″) Dimensions variable

In occasione della loro mostra personale al Palazzo Ducale di Genova, abbiamo intervistato Claire Fontaine, il collettivo artistico concettuale e femminista fondato a Parigi nel 2004 con base a Palermo. Visitabile fino al 5 maggio, la mostra La borsa e la vita comprende una selezione di una quarantina di opere, tra quadri, sculture, video e installazioni, tutte intorno all’idea di valore e di frugalità; una sintassi inedita che associa in modo nuovo opere realizzate lungo la carriera ultra decennale degli artisti. Abbiamo chiesto a Claire Fontaine le motivazione del titolo; il loro punto di vista in merito al taglio contenutistico della mostra; i nessi con la città di Genova; le ragioni del lavoro site specific – Newsfloor (Sole 24 Ore)appositamente pensato per la mostra: un’installazione che prevede la copertura del pavimento della Loggia degli Abati con copie del Sole 24 Ore.

Elena Bordignon: Partiamo dal titolo della mostra, “La borsa e la vita”. Jacques Le Goff nel 1986 ha scritto un saggio che ha lo stesso titolo, La borsa e la vita: dall’usuraio al banchiere, sullo sdoganamento ideologico dell’usura nel XIII secolo da parte della Chiesa cristiana. Prendendo il titolo come incipit della mostra, quale senso gli avete dato e perché lo avete scelto?

Claire Fontaine: In realtà la nostra scelta di titolo è legata al desiderio di descrivere la situazione del capitalismo contemporaneo, del modo in cui influisce sul quotidiano delle persone. Il sistema attuale tiene la gente in ostaggio attraverso i salari bassi e il carovita e al tempo stesso non ha mai chiesto così tanto ai lavoratori, in termini di dono delle proprie capacità di socializzazione e di tempo lavorato (a casa, sullo smartphone, nelle nostre menti costantemente colonizzate dagli obblighi). Ci chiedono la borsa e la vita.

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine Change (2006) Courtesy of the artist and galerie Neu, Berlin Photo by Studio Lepkowski Copyright Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine and NEU, Berlin

Claire Fontaine Change (2006) Courtesy of the artist and galerie Neu, Berlin Photo by Studio Lepkowski Copyright Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine and NEU, Berlin

EB: L’intera mostra ruota attorno al concetto di economia. Mi piace riportare le parole al loro senso etimologico: economia significa “l’arte di reggere e ben amministrare le cose della famiglia e dello stato – significato esteso di risparmio – scienza della produzione, distribuzione e del consumo della ricchezza”. Concetto dunque allargabile a dismisura. Qual è il focus del vostro interesse sull’attuale economia?

CF: La costruzione della mostra intorno al concetto di economia è una scelta curatoriale di Anna Daneri che ci ha permesso di operare con lei una selezione di opere prodotte in anni diversi che ruotano intorno al problema della proprietà, dell’appropriazione, del furto e della povertà – temi ricorrenti nella ricerca di Claire Fontaine. Il nostro sguardo non è scientifico, l’artista non torna su una questione per risolverla o sviscerarla in modo sistematico, ma per cogliere nuove complessità e sfaccettature di un problema che lo preoccupa e che spesso non ha soluzione (altrimenti abbordarlo dal punto di vista estetico ed emotivo sarebbe una banale perdita di tempo). L’economia è un vasto campo, a noi interessano i suoi aspetti governamentali – come diceva Foucault – come cioè il potere riesca a convincere la popolazione della razionalità di un sistema ingiusto e distruttivo, come le disparità criminali finiscano per apparire sotto forma di differenze naturalizzate, come il desiderio si lasci colonizzare dalla merce e dall’immaginario che la accompagna. La nostra vita fisiologica e affettiva contraddice quotidianamente le regole dell’economia, eppure continuiamo ad accettare come l’unico sistema possibile quello basato sullo scambio di denaro, anche se è evidente che sta provocando la morte del nostro pianeta, un vasto disagio psichico e la distruzione completa della natura.

EB: Genova e la sua storia sono una parte considerevole nella narrazione insita nelle opere in mostra. Cosa avete scoperto di rivelante (e necessario) di questa città?

CF: Genova e la sua storia sono state un catalizzatore per la mostra. Ogni volta che le opere sono esposte in un contesto diverso, esse risuonano con il luogo, col suo passato e il suo presente. La storia di Genova è affascinante e unica dal punto di vista della sua centralità come potenza bancaria e commerciale, molte opere pre-esistevano alla mostra ed è quindi la loro riorganizzazione nella Genova del 2019 che creerà un effetto di senso inedito, ma starà al pubblico scoprirlo e viverlo, noi facciamo parte del processo in corso e non ne abbiamo una visione oggettiva. La scoperta sarà capire come la città reagirà al dono di questa mostra gratuita e libera che riassume quindici anni di lavoro artistico.

White Trash brickbat (2016) Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine and NEU, Berlin

White Trash brickbat (2016) Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine and NEU, Berlin

EB: Le opere in mostra sono state scelte non solo per il loro contenuto ma anche, e soprattutto, per la relazione (e tensione) che si crea tra loro.  Notevole il fatto che abbiate concepito un lavoro site specific – Newsfloor (Sole 24 Ore) – appositamente per questa mostra: un’installazione che prevede la copertura del pavimento della Loggia degli Abati con copie del Sole 24 Ore. I visitatori, dunque, saranno obbligati a calpestare il quotidiano per accedere agli spazi. Quale senso avete dato a questa azione di calpestare il giornale di notizie di economia?

CF: Mettere i giornali a pavimento con Newsfloor è un’operazione sperimentale ispirata da una fotografia che ci ha molto colpito, in cui si vede Matisse già anziano, dipingere nel suo atelier il cui pavimento è coperto di giornali. Il modo in cui la pittura e il suo corpo appaiono su questo pavimento rivestito di informazioni scritte ci ha affascinato. Camminare sulla carta stampata accade normalmente quando si imbiancano delle stanze, mettere i giornali a pavimento produce quindi non solo questo senso di “galleggiamento” di corpi e oggetti ma anche un’alterazione dello spazio espositivo in quanto luogo “neutro” di valorizzazione.
È interessante fare l’esperienza di come articoli che calpestiamo attraggano il nostro interesse e ci distraggano dalla mostra o anche come le opere reagiscano quando si trovano in dialogo con delle pagine di stampa quotidiana.

EB: Più di un’opera in mostra è concepita come un dono che fate al visitatore: poster o monete da poter utilizzare al supermercato come sblocca carrello. Mi motivate questa scelta di offrire in regalo ai visitatori alcuni lavori?

CF: C’è un lunga tradizione di dono nell’arte contemporanea, Felix Gonzales Torres è la figura principale che viene in mente quando si pensa a questo tipo di pratica, alla sua forza visionaria. Take me I’m Yours è per esempio una lunga serie di mostre che hanno avuto luogo in varie città in cui ogni opera o quasi può essere portata via dai visitatori fino a estinzione. La mostra è gratuita, l’installazione è generosa (abbiamo infatti preferito, di comune accordo con Anna Daneri, la varietà all’eleganza minimale), aspettiamo la visita di un pubblico che possa scoprire il nostro lavoro anche senza avere mai visto una delle nostre mostre. Il dono è lo strumento principale per creare una relazione in tutte le culture. I nostri gettoni, i poster, le cartoline, i testi portano con sé dei messaggi che sono importanti per noi, regalarli al pubblico avvicina sconosciuti al nostro mondo, riduce la nostra solitudine. Abbiamo spiegato questa poetica nella lettera al visitatore che si trova alla prima pagina del nostro sito web.

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Untitled (No Present), 2013 Wall mounted or suspended neon, 6500K. 12mm neon glass, back-painted. Frame mounted electronic transformer. 20 × 1,770 × 50 mm (¾" × 69 ⅝" × 2") Photo by James Thornhill Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine, Paris and Galleria T293, Rome

Untitled (No Present), 2013 Wall mounted or suspended neon, 6500K. 12mm neon glass, back-painted. Frame mounted electronic transformer. 20 × 1,770 × 50 mm (¾” × 69 ⅝” × 2″) Photo by James Thornhill Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine, Paris and Galleria T293, Rome

EB: L’annosa questione sul valore dell’arte e, in particolare sulla pittura, è uno dei temi (irrisolti) a cui molti artisti hanno dedicato le loro riflessioni. Mi raccontate la genesi di dipinti delle serie Begging painting e Wishing painting?

CF: C’è nella pittura una promessa di felicità quasi inspiegabile. Noi stessi continuiamo a parlarne senza non riuscire ad abbandonare il desiderio di dipingere, anche se la pittura è una pratica inquinata dalle reazioni del mercato e da una ricezione “facile”, puramente visiva. Le Begging Paintings e le Wishing Paintings fanno parte delle opere che hanno una sorta di funzione “magica”: si gettano le monete negli specchi d’acqua, nelle fontane, dei luoghi in cui si vuole tornare, si pagano gli dei lacustri perché ci invitino ancora. Noi abbiamo usato le monete sulla superficie dipinta della tela, ma non le abbiamo incollate o incorporate, abbiamo voluto parlare di attrazione, di magnetismo e abbiamo installato fogli di calamite perché potessero tenere attaccati i centesimi alla superficie dipinta. L’idea di un’opera mendicante ci sembra molto interessante, anche alcune delle living sculptures mendicano, perché in realtà ogni opera d’arte mendica attenzione e si trova in una posizione infantile rispetto allo spettatore che, se non se ne cura, la lascia morire. Perché le opere vivono solo nello spirito della gente. Le Begging Paintings e le Wishing Paintings non sono ciniche riflessioni sul mercato, ma tenere meditazioni sulla povertà e la bellezza legate al medium che è per noi il più amato e il più problematico allo stesso tempo.

EB: Il neon No Present – détournement del celebre slogan punk “No Future” – è un sintetico ammonimento per tutti quei popoli che non solo non posso ambire a guardare al futuro, ma che non possono nemmeno considerare il loro presente se come stato di sopravvivenza. Ritenete che la vostra opera possa avere dei riverberi sulle coscienze non dico delle grandi masse, ma sulla nicchia appassionata di arte contemporanea? Cosa volete – o ambite – sollecitare nell’intelletto di cui guarda?

CF: Noi speriamo sempre di far sentire a chi incontra le nostre opere l’urgenza etica ed estetica che ci ha spinto a produrle. “No Present” ha il doppio senso di “nessun regalo” in inglese, ma è legata alla difficoltà che tutti abbiamo a vivere il momento presente, perché è vissuto come presente reale solo un tempo condiviso, nella solitudine o nella comunicazione a distanza attraverso i dispositivi elettronici, il presente svanisce. No Future era un invito a non sacrificare il presente sull’altare di un’improbabile ricompensa economica e sociale, a sperimentare, a vivere insieme intensamente qui e ora, non era uno slogan nichilista.

EB: Che sinonimi dareste a queste due parole: banca e finanza?

CF: Accumulo e speculazione.

Jeton (Please God), 2016 Zink and enamel. 2 mm ø 19.5 mm (⅛" ø ¾") Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine

Jeton (Please God), 2016 Zink and enamel. 2 mm ø 19.5 mm (⅛” ø ¾”) Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine - La borsa e la vita - Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine – La borsa e la vita – Installation view, Palazzo Ducale, Genova

Claire Fontaine
La borsa e la vita

8 marzo – 5 maggio 2019
Loggia degli Abati, Palazzo Ducale, Genova

A cura di Anna Daneri