• Howie B al Museo
  • Museo del Design 1880-1980
  • Lorenzo Senni
  • Oneohtrix Point Never
  • Museo del Design 1880-1980

Il Museo del Design 1880-1980 presenta una nuova esperienza sonora che vede alcuni tra i più importanti autori della scena elettronica internazionale interpretare cento anni di storia del design attraverso composizioni realizzate per il museo. Ha aperto questa inedita rassegna Howie B produttore e DJ scozzese. Gli altri artisti che si sono esibiti e che si alterneranno nelle prossime settimane sono  Momus, Lorenzo Senni, Chris Watson, Mark Fell, Luca Roccatagliati, Oneohtrix Point Never e Beppe Loda.

Century –  a cura di Francesco Tenaglia e Riccardo Melon – è un progetto che prevede una serie di eventi al Museo del Design 1880-1980 in collaborazione con il club 65metriquadri – distano pochi minuti a piedi in zona Navigli a Milano – in cui sono stati commissionati a musicisti  una composizione originale pensata per essere diffusa all’interno del museo. Spiega Tenaglia: “Ci interessava la sonorizzazione di artefatti di un secolo circoscritto  dalla musique d’ameublement di Erik Satie e dalla musica per aeroporti di Brian Eno, in cui la musica attraverso la fonografia è uscita dai luoghi “ufficiali” preposti per l’esecuzione ed è entrata più di frequente in spazi con altre funzioni. Forse Century è un esperimento di muzak fatta da artisti che ci piacciono.

Eventi futuri: Momus – 4 Novembre / Luca Roccatagliati – 11 Novembre / Mark Fell – 18 Novembre / Chris Watson – 25 Novembre / Oneohtrix Point Never – 2 Dicembre / Beppe Loda – 9 Dicembre

Momus

Momus

Marco Tagliafierro incontra Francesco Tenaglia

Marco Tagliafierro: La musica è un’arte scienza?

Francesco Tenaglia: Direi arte arte.

MT: Edgar Varése considerava il suono non una nota legata a regole arbitrarie, ma, secondo le leggi dell’acustica, una sequenza precisa rispetto alle altre, cosa ne pensi?

FT: Esiste una lunga tradizione di discendenza, diciamo, pitagorica coltivata, ad esempio, da alcuni minimalisti americani o più recentemente basata su ricerche di psico-acustica che enfatizza l’invarianza, il platonico nella produzione musicale: la musica come svelamento di forme assolute, comparabili anche nelle armonie e strutture di diverse provenienze geografiche. C’è, ovviamente, una validità e non credo di conoscere il pensiero di Varése a sufficienza per rispondere alla tua domanda, anche se tendo a incuriosirmi più a fatti più contingenti, variabili. Il successo, la successione e le funzioni di alcuni tratti o manierismi stilistici e timbrici: i singhiozzi di Elvis, la cassa sui quarti della techno, l’auto-tune nel rap o l’idea di bass-drop, la ricezione di un determinato suono di tastiera nelle produzioni di una stagione, che comunque si fondano anch’essi su un forte tasso d’innovazione nella semplicità della ricezione.

MT: Esistono zone di silenzio nell’espandersi dei suoni?

FT: Bello sarebbe passare tempo in luoghi popolati da suoni sufficientemente piccoli e ospitali da essere percepiti come silenzio.

MT: Che significato ha la gestualità nella musica? Si può parlare di musica gestuale?

FT: Certo, l’intero canone del rock and roll è composto da una galleria di gesti che rimandano direttamente agli esecutori abituali o a generi musicali: un braccio roteato intorno alla chitarra, il portarsi in giro per il palco non solo il microfono, ma anche l’asta, il cantante con il piede appoggiato sul diffusore-monitor. Interessante che con l’espansione e il riconoscimento di legittimità (nel nord america, molto tardivo) della musica elettronica o computer music sia corrisposta – abbastanza contro-intuitivamente – alla celebrazione della presenza dell’artista e del gesto: a livello di messa in scena, è più difficile non essendoci ostensione dell’abilità nel suonare uno strumento “tradizionale”. Quindi al contrario del sogno dei Kraftwerk, non ci sono robot che suonano strumenti, ma esseri umani che devono trovare un modo per “spettacolarizzare” i pochi gesti necessari per controllare un mixer o un software. Una tendenza alla volatilizzazione del dancefloor e ai fari puntati sul selezionatore, fotografato e amplificato anche da fenomeni come il Boiler Room (mini Dj set concepiti per la rete, in stanze prevalentemente piccolissime con pubblico in loco che funziona da quinta): divertente questo live-set al Boiler Room dei bravissimi SND di Mark Fell, uno degli ospiti di Century, che hanno invece una gestualità da impiegati che controllano le mail.

MT: Siete interessati nella sinestesia tra le arti?

FT: Si, in generale. In Century, mi piace l’idea che, fraintendendo come Mr. Magoo la formula di Satie, la musica sia stata composta pensando ai mobili come audience.

Museo del Design 1880-1980

Museo del Design 1880-1980