• Artistes Fév - Mars '80 Nr.3 1980 by Joseph Beuys
  • Forme di vita - L’arte moderna e l'invenzione del sé, Nicolas Bourriaud COVER
  • Ketty La Rocca - Diario del
  • Ketty La Rocca - Nuovi studi
  • Ketty La Rocca, Nuovi studi
  • Forme di vita - L’arte moderna e l'invenzione del sé, Nicolas Bourriaud
  • Il gesto e la traccia. Interazioni a posa lunga, Sergio Giusti
  • Il gesto e la traccia. D'Agata Stigma Vilnius 2004
  • Il gesto e la traccia. Vinokurova Portrait im Interieur

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Forme di vita – L’arte moderna e l’invenzione del sé, Nicolas Bourriaud

144 pp. | 16 ill. | € 21

La tesi principale di Bourriaud in Formes de Vie è che la preoccupazione fondamentale della creazione del XX secolo è stata fondamentalmente egocentrica: “Rendi la tua vita un’opera d’arte”. Il titolo si rifà al celebre saggio di Henri Focillon, Vie des formes, abbracciando così la necessità di cogliere la forma come un preliminare fondamentale nella creazione dell’arte, a condizione che non si ignorino «i metodi di produzione e di vita»…

L’arte moderna, è la sua virtù primaria, rifiuta di considerare separati il prodotto finito e l’esistenza da condurre. Praxis uguale poiesis. Creare è crearsi. Le opere d’arte, contrariamente ai prodotti dell’industria, si rivelano inseparabili dal vissuto del loro autore e questo legame si afferma ancora più vigorosamente nel sistema capitalista, nella sua logica di standardizzazione e di meccanizzazione, che cancella sempre più le tracce dell’intervento umano negli oggetti che fabbrica. Jürgen Habermas mette questo paradosso al centro della sua riflessione sul progetto politico della modernità, distrutta dall’iper-specializzazione che genera la sfera tecnica. Questa è l’ironia della storia del XX secolo: si qualificano come “moderni” due movimenti che si combattono l’un l’altro. Sotto questa denominazione, ritroviamo così l’ideologia della razionalizzazione del lavoro (il taylorismo, l’affinamento progressivo delle qualifiche e dei ruoli ecc.) dominata da un processo globale di meccanizzazione della società e di nuove modalità di accumulazione del capitale, ma ugualmente il suo più feroce nemico: queste forme artistiche via via più sintetiche, unitarie, refrattarie a ogni specializzazione. Queste pratiche culturali resistono al movimento globale della standardizzazione, appoggiandosi su di esso. L’arte moderna ri-umanizza il mondo a partire dalla sua parte inumana…

Ketty La Rocca, Nuovi studi

Ketty La Rocca, Nuovi studi

Ketty La Rocca, Nuovi studi – a cura di F. Gallo e R. Perna 

144 pp. | 99 ill. | € 19.00

Questo libro si propone di colmare la mancanza di un approfondimento storico-critico sull’opera di un artista tra le più significative del panorama dell’arte italiana del secondo dopoguerra. I contributi raccolti nel volume gettano uno sguardo nuovo e trasversale sulla ricerca di Ketty La Rocca per restituire attraverso prospettive diverse e fonti documentarie inedite i molteplici ambiti d’interesse e i riferimenti culturali dell’artista, dalla linguistica, alla semiotica, all’antropologia. L’opera di Ketty La Rocca viene messa a confronto con il contesto artistico e culturale degli anni Sessanta e Settanta, analizzando in particolare il suo rapporto con la poesia visiva e il Gruppo 70, il suo particolare interesse per la fotografia, il video e le pratiche performative, e i suoi legami con la neoavanguardia e con il dibattito femminista italiano e internazionale.  Con saggi di: Silvia Bordini, Ada De Pirro, Elena Di Raddo, Francesca Gallo, Raffaella Perna, Lucilla Saccà.

Il gesto e la traccia. Interazioni a posa lunga, Sergio Giusti

Il gesto e la traccia. Interazioni a posa lunga, Sergio Giusti

Il gesto e la traccia. Interazioni a posa lunga, di Sergio Giusti

236 pp. | 44 ill. | € 22.50

Coloro che sono abituati a scartare le foto quando risultano mosse saranno sorpresi da questo libro di Sergio Giusti nel quale il “mosso” viene analizzato come pratica eretica che attraversa come un fantasma la storia della fotografia. Si tratta di quel segno-traccia, conseguenza del lungo tempo di posa, che in parole povere tendiamo a definire “mosso”. Troppo povere però, anzi sbrigative: le analisi del mosso si limitano spesso a collocarne il senso solo fra l’incidente (l’errore, il caso fortuito) e l’espediente (la coloritura retorica, la simbologia). Oscillare fra queste due posizioni significa mancare tutti quei lavori in cui il segno-traccia è utilizzato in maniera sperimentale e consapevole per saggiare le potenzialità limite del fotografico, al di là dell’istante. Gli esperimenti a posa lunga forzano il linguaggio della fotografia, alla ricerca di polarità le cui risonanze lo portano a intersecarsi con questioni teoriche che vanno dall’estetica alla psicanalisi, passando per l’antropologia e la teoria dell’arte. Si parte dal problema della resa sensibile di tempo e movimento, nel quale si incontrano Henri Bergson e Gilles Deleuze, Anton Giulio Bragaglia e Francis Bacon, ma anche il tempo delle sopravvivenze di Aby Warburg. Si continua con l’interazione fra spazio, corpo, figura e sfondo dove, dal chiasma fenomenologico di Maurice Merleau-Ponty, si giunge alla confusione fra soggetto e ambiente che ha affascinato gli studi sul mimetismo animale di Roger Caillois e il celebre seminario sullo Sguardo di Jacques Lacan. Si passa poi agli esperimenti in cui i poli della fantasia e dell’immaginario sono preponderanti. In essi, prima di tutto con Sigmund Freud, dal luogo del fantastico si transita verso il rapporto profondo che l’uomo intrattiene con l’immagine. Il punto d’arrivo infine è nel luogo in cui si fronteggiano la performance e l’informe. Il corpo come campo di battaglia estetica dove alla crudezza della body-art si sostituisce l’azione tra forma e informe del segno-traccia. Il libro è illustrato con immagini di: Francesca Woodman, Ralph Eugene Meatyard, Duane Michals, Antoine D’Agata, Roni Horn, Alexey Titarenko, Mario Cresci, Otto Steinert, Michael Wesely, Ville Lenkkeri, Matthew Pillsbury, Ira Vinokurova22.