Christian Boltanski e Shay Frisch – Palazzo Riso, Palermo

Testo di Lorenzo Madaro

Partiamo da un presupposto imprescindibile. La mostra di Christian Boltanski e Shay Frisch in corso a Palazzo Riso a Palermo va perlustrata in assoluto silenzio, perché è un percorso di contemplazione lenta e meditata di forme, spazialità, suggestioni e forme.
Due artisti con peculiarità e ricerche così dissimili riescono a convivere all’interno del piano nobile del palazzo, per un progetto che segna anche una auspicabile ripresa della programmazione espositiva del museo diretto da Luigi Biondo – con la contemporanea apertura di un bookshop e di altri servizi curati da CoopCulture –, evidenziando paradigmi, contrapposizioni, peculiarità e linee di indagine di due artisti molto diversi tra loro, ma al contempo uniti da un utilizzo personale della luce, declinato con attitudini opposte: per Boltanski è il segno che evidenzia drammi, brandelli di vite, corpi possibili di una catarsi collettiva in cui rintracciare se stessi; per Frisch è vera e propria architettura del pensiero, spazio di contemplazione del rigore delle forme, perimetro aperto in cui rintracciare un’aurea.
Da un lato, quindi, c’è la ricerca di forme archetipiche, di una geometria aperta che vive dialetticamente il rapporto con l’architettura che la ospita e il pubblico che la contempla; dall’altro la congiunzione tra lampadine, fili, tessuti e buio che evidenziano un accaduto imperscrutabile, che il maestro francese ha la capacità di ripensare, rileggendolo in una dimensione altra, quasi come se fossero le reliquie di una storia che non ci è dato conoscere.

Christian Boltanski , Theatre d’ombres – Palazzo Riso, Palermo – Foto Fabio Sgroi
Christian Boltanski , Veronique – Palazzo Riso, Palermo – Foto Fabio Sgroi

Frisch invece non narra, ma costruisce ulteriori spazi nello spazio, la sua opera diventa una seconda pelle dell’architettura perché la tasta, palmo a palmo. In alcuni casi, come in Campo 10834 N, segue talmente tanto lo spazio che ne segue la dimensione angolare, perciò l’opera diviene anche un intervallo di congiunzione. Se Boltanski recupera cappotti, immagini, tessuti e altri materiali provenienti da un quotidiano sospeso, creando dei veri e propri simulacri che vivono la spazialità verticale del muro, per poi – nel teatrino, che rientra, così come le altre opere, nella collezione del museo – espandendosi nell’ambiente per farsi suggestione, Frisch costruisce assemblaggi adottando migliaia di adattatori elettrici di uso comune che vengono attraversati dalla corrente elettrica. Si accendono così linee specifiche di luce, tracce che alle volte assumono le sembianze di veri e propri segnali che indicano possibili vie di percorrenza. Rettangoli, quadrati, croci: elementi primigeni, geometrie dai significati plurali, strutturano pertanto un paradigma, che Shay Frisch concepisce mediante l’assemblaggio e la modularità.
La complessità della luce – sempre più abusata nell’arte contemporanea – qui torna a una vitalità intima, anche nelle grandi dimensioni.  Alla fine del percorso si percepiscono le affinità tra i due artisti nelle due distinte modalità in cui tracciano memorie possibili, aperte.
Quelle di Boltanski appartengono a un passato prossimo, capace di attraversare il presente; quelle di Frisch sono come reliquie di un presente ancora in corso, che stupisce, perché è uno dei rari momenti in cui la tecnologia non è urlata, perché è invece capace di generare stupore contemplativo e silenzioso.

Fino al 29 novembre. Info: 091 587717 – 091 320532

Frisch Shay – Palazzo Riso, Palermo – Foto Fabio Sgroi
Frisch Shay – Palazzo Riso, Palermo
Frisch Shay, Campo 10834- Palazzo Riso, Palermo
Frisch Shay, Campo 8594 – Palazzo Riso, Palermo