Baldo Diodato, Tappeto in Musica (2010), Under Pressure, Polo Museale di Puglia – Castello di Copertino, ph – Beppe Gernone

Testo di Antongiulio Vergine

Baldo Diodato è stato da sempre un attento osservatore della realtà, caratteristica, questa, che lo ha portato a rapportarsi in maniera sempre più viscerale con il mondo. Ad interessarlo non è soltanto lo spazio che lo circonda, ma la stessa terra che calpesta – o meglio che noi calpestiamo. Tutto ebbe inizio con i frottage del periodo americano, quando Diodato, approdato a New York nel 1967, decise di raccoglierne le tracce su grandi tele disposte in strade e piazze: centro del mondo, la capitale statunitense restituì, per i successivi venticinque anni, le orme dei suoi innumerevoli passanti.
Tornato in Italia nel 1992, i frottage degli anni Settanta lasciarono il posto ai calchi degli anni Duemila: le tele si tasformarono in fogli di alluminio o rame e le tracce del passaggio dell’uomo lasciarono il posto a quelle della pavimentazione di Roma.
Under Pressure, curata da Pietro Copani – direttore del Castello di Copertino – e Lorenzo Madaro, raccoglie un gruppo di lavori facenti parte proprio di quest’ultimo ciclo, insieme ad alcuni realizzati in loco frutto di una performance che ha visto la pertecipazione dell’artista insieme a quella degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce degli abitanti del comune salentino.

Allestita nella splendida cornice del castello cinquecentesco e promossa dal Polo Museale di Puglia del MiBACT diretto da Mariastella Margozzi, la mostra riassume gli ultimi esiti della ricerca di Diodato: l’azione dell’uomo – l’inconsapevole passaggio combinato al cosciente martellare sulle lastre – restituisce le tracce del mondo che abita, segni di un passato che si mescola al presente della vita di tutti i giorni. L’obiettivo è quello di far riflettere sul rapporto tra uomo e territorio, sul dialogo silenzioso ma visibile che li lega da millenni.

Baldo Diodato, Linee (2018), Under Pressure, Polo Museale di Puglia – Castello di Copertino, ph – Beppe Gernone
Baldo Diodato, Tombino Acea – Piazza Navona (2005), Under Pressure, Polo Museale di Puglia – Castello di Copertino, ph – Beppe Gernone

I calchi, pur essendo realizzati in luoghi diversi, appartengono a tutti noi: le tracce dei sanpietrini di Piazza Montecitorio a Roma, o quelle ricavate dalla pavimentazione del terrazzo del Museo Hermann Nitsch a Napoli, costituiscono infatti un prodotto dell’umanità, del suo inesorabile scorrere quotidiano – in esse, infatti, confluiscono non solo gli sforzi di collaboratori e semplici passanti, ma anche quelli dei veicoli cittadini che attraversano ignari le lastre. E grazie a questo principio di universalità, le opere di Diodato riescono ad instaurare un dialogo anche con lo spazio che le ospita: i sanpietrini si fondono idealmente con la pietra leccese del castello, arrivando così a costituire un’unica, grande testimonianza di storia e memoria – le fatiche di un lontano passato si sommano a quelle di un presente già trascorso, il tutto a ribadire, ancora una volta, il passaggio dell’uomo sul mondo.
A completare la mostra, la proiezione di alcuni video illustra l’operato di Diodato di questi ultimi anni, che, oltre a comprendere una vasta gamma di materiali, nasce spesso dalla commistione di diversi linguaggi, come la musica e la danza: è il caso, ad esempio, di Tappeto in Musica del 2010, concepito nel corso della performance tenutasi sulla terrazza del Museo Hermann Nitsch di Napoli. Risulta difficile ascrivere i suoi lavori all’interno di una corrente artistica ben precisa, ma appare evidente l’intento di porre la forma al centro della sua ricerca: in Linee del 2018, ad esempio, essa viene ridotta all’essenziale, sganciandosi totalmente dal riferimento reale d’origine, mentre in Stella Rossa – Piazza Montecitorio (2000) o in Tombino Acea – Piazza Navona (2005) essa assume una valenza simbolica o geometrica, mantenendo, quindi, una certa identità visiva.

Dopo la prima esperienza in terra salentina del 2008 – in quell’occasione si trattava di un ciclo di mostre collettive dirette da Achille Bonito Oliva e allestite nei castelli di Lecce, Acaya e Muro Leccese – Baldo Diodato ritorna dunque con Under Pressure ad esporre nuovamente le sue tracce di mondo: quale miglior contesto poteva addirsi se non il Castello di Copertino ad un artista, secondo Lea Vergine, “meridionale, sfacciatamente barocco, decorativo, ornamentale” come lui?

Baldo Diodato – Under Pressure
Polo Museale della Puglia – Castello di Copertino
Dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

Baldo Diodato, Under Pressure, Installation view, Polo Museale di Puglia – Castello di Copertino, ph – Beppe Gernone
Baldo Diodato, Stella Rossa – Piazza Montecitorio (2000), Under Pressure, Polo Museale di Puglia – Castello di Copertino, ph – Beppe Gernone